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Attenti al Chironomus!
di Alberto Solenne (Apea) - tratto da "La Voce delle Associazioni Magazine", dicembre 1997
Pubblichiamo con piacere questo lavoro, avvertendo che già da molti anni altri acquariofili hanno segnalato questa particolare allergia: Aldo Reggi, presidente del club faentino, e Gian Piero Cannata, fanno parte della schiera di sfortunati appassionati sensibilizzati nei confronti di uno degli alimenti più appetitosi (per i pesci) che si conosca nel nostro hobby.
Chi di noi non conosce persone che svolgono un lavoro e che sono allergiche a prodotti di vario genere, che necessariamente debbono utilizzare per svolgere la loro attività?
Io personalmente ho un cugino che è parrucchiere ed è allergico ad ogni tipo di shampoo. Lavoro in piscina ed ho una collega che è allergica al cloro. Vi chiedete cosa c'entri con i pesci? Purtroppo, per quanto mi riguarda, c'entra. Ho sempre pensato che fortunatamente questo problema delle allergie non mi riguardasse, ritenendo decisamente sfortunate queste persone, ma
Da qualche anno stavo valutando attentamente alcuni fenomeni che mi capitavano dopo aver lavorato con i miei acquari. Inizialmente non vi ho fatto caso, anche perché c'è voluto molto tempo (anni) prima di mettere in relazione queste manifestazioni con gli acquari. Spesso, avevo dei leggeri pruriti diffusi, non sempre ben localizzati; a volte alle mani, altre volte agli occhi, alle braccia, in viso. Ho sempre attribuito queste reazioni alla stanchezza, poiché il lavoro di manutenzione delle vasche solitamente lo svolgo il sabato pomeriggio. Il venerdì sera spesso torno a casa molto tardi dopo le riunioni presso il mio club, l'A.P.E.A. di Torino. Il sabato mattina inizio molto presto la mia giornata, la risposta mi sembrava scontata: bastava tornare a casa prima e tutto si sarebbe risolto. La cosa non mi convinceva poiché questi episodi erano troppo sporadici e, strana coincidenza, capitavano sempre di sabato.
Un pomeriggio, dopo aver alimentato i pesci ed aver fatto qualche cambio d'acqua, cominciai ad avvertire un fastidio ad un occhio, precisamente all'angolo esterno dell'occhio sinistro. Mia moglie (fortunatamente un medico) cominciò ad insultarmi rinfacciandomi di fare sempre tardi, e che non dovevo lamentarmi né toccarmi. La soluzione sembrava dover essere una bella dormita e cosi feci. Il risveglio non fu dei migliori, dormivo da appena mezz'ora che già mi svegliai per il fastidio. Non riuscivo ad aprire gli occhi e quando faticosamente vi riuscii, dopo essermi guardato alto specchio, mi spaventai. Ricordate il film Rocky? Bene, le mie condizioni erano le stesse dell'attore, con la piccola differenza che non mi trovavo su un ring e, soprattutto, non si trattava di un trucco. Fui preso leggermente dal panico, ma per fortuna c'era il "medico" nelle vicinanze che mi fece subito del cortisone endovena e dopo qualche ora tutto era passato. Questo episodio mi impressionò molto. Cercammo di capire cosa avesse provocato questa reazione allergica, ma non mi veniva in mente nulla. La mia consorte cominciò ad elencare tutte le "schifezze" che tenevo per i miei pesci, soprattutto i vermi enchitrei (schifosissimi). Il fatto mi sembrò molto strano perché pur facendone un uso abbondante, solo saltuariamente procuravano questo tipo di allergia. Passarono i mesi, mi dimenticai dell'accaduto, continuai ad utilizzare gli enchitrei ma non accadde più nulla del genere. Un sabato pomeriggio capitò nuovamente e, dopo il solito cortisone, cominciai a ripensare a quello che avevo fatto o toccato precedentemente. Sicuramente l'episodio era legato agli acquari, ma questa volta non avevo somministrato quei famosi vermi, cosa poteva essere? Ebbi un'illuminazione e mi ricordai che mentre alimentavo i miei pesci con il chironomus, che solitamente faccio scongelare in un piattino, avevo infilato inavvertitamente un dito nel liquido scongelato. Inizialmente non accadde nulla, mi sciacquai sotto acqua corrente e ripresi il mio lavoro. Dopo qualche ora mi prudeva la mano e sentivo un fastidio alle dita soprattutto al dito medio incriminato. In seguito mi si gonfiarono gli occhi, così volli andare in fondo alla questione e feci da cavia. Cominciai a fare molta attenzione tutte le volte che somministravo il chironomus surgelato. Qualche volta immergevo di proposito le dita nell'acquetta. In alcune circostanze non mi sciacquavo sotto l'acqua, e cominciai a passare le parti venute a contatto con il liquido, sulle braccia o sul viso. Il risultato era ogni volta lo stesso: dovevo farmi un iniezione di cortisone o prendere degli antistaminici per bloccare il fenomeno allergico. Osservai addirittura che sciacquare, anche abbondantemente, sotto acqua corrente non serviva a nulla. Per evitare il fenomeno allergico era necessario lavarmi con cura e con abbondante sapone. Rimasi allibito, ma dopo qualche consulto presso il mio club, seppi che anche ad altre persone, non tutte dell'associazione, erano capitati episodi simili. Non mi risulta che nella letteratura acquariofila sia mai stato affrontato il problema e voglio essere il primo ad avvertirvi del possibile pericolo. Dopo ulteriori osservazioni ho scoperto che anche toccando il chironomus ancora congelato, appena tolto dal freezer, avevo delle manifestazioni allergiche. Non so a quali antigeni sia dovuto il fenomeno, non conosco allergologi, ma anche li conoscessi penso non saprebbero darmi una risposta (n.d.r. Gian Piero Cannata ha personalmente, alcuni anni fa, preso contatto con l'Istituto Grocco di Perugia, non ricevendone alcuna delucidazione). Ritengo sia una cosa troppa specifica e non studiata, e spero di aver lanciato il classico "sasso in piccionaia". Nonostante questa esperienza negativa, continuo ad usare abbondantemente questo alimento, naturalmente con degli accorgimenti: mi sono munito di pinzette per prelevare queste larve rosse di zanzara ed evito ogni tipo di contatto. Ultimamente, poi, le manifestazioni allergiche si sono palesate con notevole violenza.
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