MaurizioVendramini
Il "Neon", un pesce
sconosciuto
di Maurizio Vendramini - Estratto dal Notiziario GAEM 02/1998

Innanzi tutto un saluto a tutti gli amici del GAEM. Vorrei inoltre estendere i miei saluti a tutti i clubs aderenti all'UICAE, ringraziando in particolar modo il presidente Mauro Cozza e uno dei papà dell'acquariofilia italiana, il dr. G.P. Cannata, che con i loro sforzi, ma soprattutto con le loro videocassette, sono di continuo sprone per tutti noi ad approfondire gli argomenti riguardanti l'acquariofilia.

Proprio per questo oggi voglio parlare di un pesce che tutti conoscono ma di cui pochi vogliono parlare: Paracheirodon Innesi, cioè il famosissimo "NEON".

Non voglio qui dilungarmi sul suo comportamento pacifico, sulla sua facile alimentazione o, ancora, sulla qualità dell'acqua (ho visto neon campare con acqua fino a 30 GH) ma sui quasi sconosciuti aspetti riproduttivi.

Molti addirittura pensano che il NEON non si possa riprodurre, altri hanno avuto delle deposizioni ma le uova sono miseramente ammuffite.

In questo articolo non voglio certo paragonarmi ai grandi allevatori professionisti, ma scrivo da normale appassionato, che esce di casa alle 7 di mattina e torna a casa alle 8 di sera; voglio così solo dire che chiunque, volendo, può riprodurre questo grazioso pesciolino; persino in una vaschetta da 7 litri!!! Proprio così; in una vaschetta da 7 litri (forse meno), si possono ottenere degli avannotti che, una volta adulti, potranno ravvivare il vostro acquario. I sacri testi dicono che è meglio separare i sessi prima della deposizione per circa una decina di giorni, affinché le femmine possano maturare più uova. Ma una femmina non piena può produrre in media un centinaio di uova, numero infinitamente superiore ai nostri scopi. Così, in questa vaschetta, munita di un piccolo filtro esterno funzionante con aeratore e caricato con lana di perlon e torba, ho introdotto i due riproduttori e un ciuffo di Vesicularia (muschio di Giava), come substrato per la deposizione. La femmina può essere scelta fra quelle più cicciottelle. I valori dell'acqua appena introdotta (costituita per la maggior parte da acqua osmotica) erano i seguenti: 70 mS/cm, pH intorno a 7 e temperatura a 20 °C.
Dopo due giorni è avvenuta la deposizione di circa 70 uova in mezzo alla vegetazione, con una conduttività di 60 mS/cm e un pH di 5,5, sempre a 20 °C.
Sul fondo è indispensabile una reticella che impedisca ai riproduttori di divorare le uova; ci sono da tenere presente 2 fattori fondamentali per ottenere una buona schiusa: l'oscuramento della vasca, e la temperatura, che non dovrebbe superare i 22-23 °C. Con valori superiori, le larve morirebbero. Un'altra cosa che ho potuto constatare nelle deposizioni di caracidi, è che molte uova rimangono non fecondate (circa il 20-30 %).
Così, dopo 35 ore a 20 °C, si schiusero le prime uova del diametro inferiore al mm, dalle quali sgusciarono piccole larve di un paio di mm, munite di un grosso sacco vitellino che riassorbirono in 5 giorni. Una volta che tutte le larve sono sgusciate dalle uova, circa una cinquantina, ho cominciato ad effettuare piccolissime aggiunte d'acqua di rubinetto, questo per abituare molto lentamente i pesciolini ad un'acqua più dura ed anche perché con dei valori così bassi di pH ben difficilmente si possono sviluppare batteri ed infusori, unico cibo per i piccoli. Il pH basso consente di non avere grossi problemi con muffe e batteri patogeni, anzi sconsiglio l'aggiunta di eventuali disinfettanti o batteriostatici, per non alterare il traballante equilibrio biologico di una massa d'acqua inferiore a 10 L. Dopo il riassorbimento del sacco vitellino i piccoli avannotti, lunghi appena 3 mm, iniziano una disperata lotta contro il tempo per riuscire a gonfiare la vescica natatoria; l'unico modo che hanno di fare ciò è..... respirare!!! Quindi si vedranno questi piccoli esseri che tentano quasi di saltare fuori dall'acqua, cosa per loro impossibile per via della tensione superficiale (le molecole d'acqua a contatto con l'aria formano una pellicola abbastanza resistente tanto da sostenere alcuni insetti come gli Idrometri, che abbiamo visto migliaia di volte saltellare allegramente sugli stagni e canali nostrani), che non riuscirebbero mai a "bucare" completamente.

Se entro poche ore non riescono a "respirare", il microscopico foro che collega la bocca alla futura vescica natatoria, si chiude per sempre condannando l'avannotto ad una lunga agonia sul fondo dell'acquario. Si può dare loro una mano mettendo una piccola porosa con la quale possiamo impedire la formazione della patina batterica di superficie, ulteriore impedimento a questa operazione. Comunque una volta corredati di piccole pinne, branchie e vescica natatoria, i piccoli neon possono finalmente mangiare qualcosa.

E adesso arriva il difficile: i caracidi in generale, a questa età, sono molto meno attivi rispetto ai pari età di Colisa, Betta, piccoli ciprinidi come Danio e Tanichtys; pur avendo le stesse dimensioni, questi ultimi sono più attivi e predano insaziabilmente microrganismi e infusori, mentre i piccoli neon mangiano solo ciò che passa davanti alla loro bocca. Voglio ricordare che i mangimi liquidi commerciali servono solo alla formazione di infusori e non sono di per sé utili come cibo per avannotti. Lo stesso dicasi per il tanto decantato "FOOD-U", che viene considerato insuperabile come primo nutrimento per Discus, Apistogramma, Anabantidi e Ciprinidi; essendo però altamente nutritivo è anche altamente inquinante e siccome il nostro filtro deve funzionare al minimo (può aspirare gli avannotti e comunque gli infusori) o ancora meglio essere spento, non ne consiglio l'utilizzo anche perché, lo ripeto, i neon mangiano esclusivamente microrganismi in movimento.
Così, se riusciamo ad avere una sufficiente quantità di infusori, dopo una settimana possiamo nutrire i piccoli con naupli di artemia appena schiusi, che anche in questo caso verranno divorati solo se a portata di bocca. In questo periodo, cioè fino a quando si nutrono esclusivamente di infusori, ci giuochiamo la riuscita della riproduzione; infatti, se abbiamo un filtro troppo potente, una scarsa offerta di infusori, una temperatura non appropriata o un'acqua non pulita, possiamo perdere anche il 100% della prole.

Si tenga in considerazione che in un allevamento casalingo arrivare ad avere un pesce di 1 cm per ogni litro di acqua è un discreto successo. Così, una volta iniziato a nutrire i neon con naupli di artemia, in 7 L, ho potuto allevare circa una dozzina di neon che, dopo un mese, lunghi ormai poco meno di 1 cm, ho trasferito in un acquario di 15 L con filtro sotto sabbia, abbondante vegetazione e in compagnia di tre piccoli Hemigrammus ocellifer e due Aphyosemion bivittatum. Qui sono stati nutriti come gli altri con mangime secco e surgelato: chironomus, artemia, daphnie e mysis. Ora, a due mesi di età, sono lunghi un paio di cm e sono dei neon in tutto e per tutto.

Come si è visto, se non abbiamo pretese e se abbiamo un po' di pazienza, riprodurre i neon non è così difficile, considerando anche l'attrezzatura, che è veramente "lillipuziana".

Certo, gli allevatori professionisti ne sfornano a migliaia, ma a noi, una volta imparato qualche trucchetto, in fondo che ci importa?

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