MaurizioVendramini
Megalamphodus megalopterus

di Maurizio Vendramini - Estratto dal Notiziario GAEM 1997

Continua, con un altro articolo sui Caracidi Sudamericani, ciò che desidero comunicare a tutti coloro che mi conoscono o che semplicemente leggono il bollettino del GAEM. Più precisamente, vorrei stimolare l'interesse verso questi simpatici e colorati pesciolini, ospiti frequentissimi degli appassionati di acquariofilia.

Di articoli su Discus, Ramirezi e Ciclidi vari ne abbiamo letti tutti a bizzeffe, ma su pesci tipo Neon, Hemigrammus e compagnia, proprio pochi.

Eccomi, quindi, a fare un po' di pubblicità ai caracidi.

Oggi, dopo i Neon, voglio raccontare le mie esperienze con il Megalomphodus Megalopterus, un bellissimo pesce originario del Rio San Francisco, nel Brasile centro orientale.

Non voglio in questa sede dilungarmi sull'allevamento ed il mantenimento dei Megalomphodus, che peraltro è semplicissimo come per la maggior parte dei caracidi: acqua pulita e cibo variato danno la possibilità a queste creature di darci molte soddisfazioni, come una lunga vita (anche 5 anni), colori brillanti e, nei maschi, delle stupende pinne dorsali allungate fino a superare la caudale. Durezza e pH non sono importanti, anche se io li tengo con acqua di rubinetto tagliata al 50% con osmotica. Facendo questo sono sicuro di avere valori ottimali di mantenimento, anche se i valori veri e propri non li ho mai controllati. Questi valori, invece, diventano fondamentali se ci si vuole dedicare alla riproduzione.

pH intorno a 6 e 100/150 mS/cm danno i risultati migliori.

La grandezza della vasca dovrebbe essere intorno ai 10 L minimo, anche se io ho utilizzato la medesima vaschetta da 7 L dove ho riprodotto con soddisfazione Paracheirodon Innesi. Come per i Neon, anche per i Megalomphodus ho arredato la vaschettina con un ciuffo di muschio di Giava come substrato per la deposizione, nonché una griglia sul fondo, poiché tutti i caracidi sono golosi delle proprie uova. Dall'acquario di comunità ho scelto una femmina cicciottella (inteso non come grasso ma come presenza di uova), ed un maschio pimpante. La mattina seguente i pesci si stavano già riproducendo.

Le uova dei Megalomphodus non sono trasparenti, come ad esempio quelle dei Neon, ma sono leggermente di colore beige.

Al termine della deposizione, durata un paio d'ore, e allontanati i riproduttori, ho osservato ad occhio e croce circa 300 uova da cui, dopo 25 ore a 26 gradi, sgusciarono delle piccole larve, lunghe meno di tre mm, che con un lungo filamento adesivo, aderivano alla vegetazione circostante.

Le uova non fecondate furono una cinquantina e così, dopo il riassorbimento del sacco vitellino, cinque giorni dopo mi trovavo, in sette litri, circa 250 avannotti che nuotavano allegramente.

Per quanto riguarda i dettagli tecnici su cambi di acqua e tipo di nutrimento, rimando tutti all'articolo sui Neon pubblicato in precedenza.

Manfred Newmann su Aquarium di Aprile '97 parla delle sue esperienze con questi pesci, affermando che si nutrono da subito di naupli di artemia e che la temperatura ottimale per la riproduzione sarebbe di 29 gradi. Purtroppo devo contraddire quanto è stato affermato, perché a mio avviso gli avannotti iniziano a predare naupli dopo circa una settimana di nuoto; prima si nutrono esclusivamente di infusori e microrganismi, che vengono catturati solo quando passano davanti a loro (come altri avannotti di caracidi, non sono attivi predatori, come gli Anabantidi, ma contano sul fatto che fra l'infinito numero di creature microscopiche che popolano le acque ce ne sia qualcuno che capiti a tiro di bocca).

Solo successivamente, come anzidetto, aumentate le dimensioni e le capacità natatorie, cominciano ad inseguire le proprie prede; un particolare interessante che vorrei sottolineare, è che questi esserini, fino alla lunghezza di circa 8 mm, sono praticamente invisibili, poiché, particolare comune ai Caracidi, quando sono molto piccoli, nuotano con estrema circospezione a ridosso dei corpi sommersi, siano essi vetri, sassi, piante acquatiche o tubi vari. Difatti, nella vasca dove ho trasferito molti avannotti dopo la prima settimana, ne contavo in media una decina, ma non appena raggiunto poco meno di 1 cm e acquisito il classico colore scuro sulle pinne, anche la vivacità dei pesciolini aumentava e così ho potuto contarne circa trenta: non male per 15 L d'acqua.

Ma torniamo ora ai 250 avannotti della prima covata: ebbene di questi solo uno è riuscito a salvarsi; tutti gli altri sono morti per fame!!!

A questo punto non mi sono arreso e ho ripetuto la deposizione con un'altra coppia. Memore delle esigenze dei Neon, le cui uova e larve non tollerano temperature superiori ai 23/24 gradi, ho mantenuto a 24/25 gradi la temperatura.

Ho ottenuto così un centinaio di larve: un quantitativo più adatto alle mie esigenze di allevatore "casalingo". Dopo il primo giorno di nuoto ho suddiviso gli avannotti, trasferendone la maggior parte dalla vaschetta di riproduzione di 7 L a quella dove stanno tuttora di 15 L.

Dopo i primi 10 giorni, in cui ho registrato le maggiori perdite a causa delle difficoltà incontrate nel nutrire gli avannotti con microrganismi, posso affermare che da quando hanno incominciato a mangiare artemie, è stata una soddisfazione dopo l'altra, tanto più che ora, a circa 1,7 cm, hanno imparato a mettersi a tavola: quando qualcuno si avvicina si radunano tutti nell'angolo sinistro della vaschetta, aspettando allegramente che venga somministrata qualche leccornia composta da scaglie di varie qualità, nonché diversi tipi di surgelato.

Come si è visto, anche per Megalomphodus Megalopterus, con l'attrezzatura "lillipuziana" che ho usato per Paracheirodon Innesi, ho potuto togliermi una bella soddisfazione e, lo spero proprio, suscitato l'interesse di molti appassionati.

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