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Apistogramma borelli
di Andrea Meazza - Estratto dal Notiziario GAEM 1998
Quando uno di noi decide di acquistare dei nuovi pesci, la sua scelta verrà condizionata in larga misura dall'aspetto esteriore (colore e forma) della specie. Esiste però una famiglia di pesci che si distingue dalle altre più che sul piano estetico su quello comportamentale: sono i ciclidi. Questa famiglia, che genealogicamente parlando si può definire giovane, proprio per questo motivo e per il fatto di essere pesci particolarmente intelligenti, è tra le più esaminate dagli etologi (studiosi del comportamento animale).
Dopo questa premessa, passo a descriverela mia esperienza con Apistogramma borelli (REGAN, 1906).
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Questo è un piccolo ciclide sudamericano originano del bacino del Rio Paraguay, che secondo la letteratura specializzata raggiunge una lunghezza di 8 cm per i maschi e 6 cm per le femmine (i miei esemplari rispettivamente 5 cm e 4 cm).
Il dimorfismo sessuale è molto evidente: i maschi hanno la parte anteriore del corpo colorata intensamente di giallo, mentre quella posteriore è di una tonalità azzurro-violaceo. A seconda dell'umore del pesce è presente una fascia longitudinale scura, che sparisce completamente nel periodo riproduttivo. La pinna dorsale dei maschi è molto alta e prolungata; anche le pettorali, completamente gialle, e l'anale hanno prolungamenti filiformi.
Le femmine invece presentano due colorazioni ben distinte a seconda che siano o meno in fase riproduttiva. Normalmente hanno una colorazione di fondo marroncino chiaro con una fascia scura lungo il corpo; invece durante la riproduzione e l'allevamento della prole diventano color giallo con una banda nera che parte dalla testa e che, attraversando l'occhio, raggiunge l'opercolo branchiale disegnando in pratica un piccolo arco. I primi raggi della pinna dorsale, delle pettorali e della anale diventano completamente neri.
Questi pesci, al di fuori del periodo riproduttivo, hanno un comportamento del tutto tranquillo e possono essere allevati in un qualsiasi acquario di comunità; sarebbe meglio anzi non farli convivere con ciclidi più grandi o aggressivi.
Io introdussi i miei primi 4 giovani A. borelli nel mio acquario di comunità di 180 litri in compagnia di vari Caracidi, Anabantidi, Loricaridi e Ciprinodontidi. Solo quando i giovani raggiunsero la maturità sessuale mi accorsi che erano tutti dello stesso sesso: 4 femmine! Perciò dovetti andare alla ricerca di esemplari maschi, cosa che si rivelò abbastanza ardua per la difficile reperibilità di questi pesci, soprattutto allo stato adulto. A questo proposito vorrei anche suggerire a tutti coloro che vogliono acquistare dei giovani ciclidi per poter formare delle coppie, di prenderne almeno sei; infatti mi era già successo in precedenza di prendere solo quattro esemplari giovani di altre specie, per poi ritrovarmeli adulti tutti dello stesso sesso (o forse sono io particolarmente sfortunato?!). Tornando ai miei beniamini, finalmente riuscii a reperire un maschio che introdussi subito nell'acquario in compagnia delle 4 femmine; ora non restava che attendere il lieto evento di un accoppiamento. Nel frattempo ero venuto a conoscenza del fatto che questi ciclidi non formano mai coppie fisse: il maschio sceglie di volta in volta la femmina pronta a riprodursi. Infatti dopo poco tempo una femmina cambiò completamente colorazione, diventò più aggressiva verso tutti gli altri inquilini e prese possesso di un piccolo territorio vicino ad una noce di cocco. Dopo qualche giorno essa sparì dalla circolazione, per fare solo qualche fugace apparizione in occasione delle somministrazioni di mangime. A quel punto capii che era avvenuta la deposizione delle uova ed individuai la tana sotto la noce di cocco; le uova erano state deposte sicuramente sulla volta della grotta costituita dal cocco stesso, anche se purtroppo era impossibile vederle. Nel frattempo il maschio si intratteneva nelle vicinanze del nido effettuando una certa difesa del territorio, a dire il vero molto blanda. Tutte le volte che però si avvicinava troppo al nido veniva furiosamente attaccato e scacciato dalla femmina.
La schiusa delle uova in A. borelli dovrebbe avvenire in un paio di giorni; io non ho potuto osservare ne la schiusa ne l'assorbimento del sacco vitellino da parte delle larve in quanto tutto è avvenuto all'interno della grotta. Dopo circa una settimana finalmente la femmina iniziò ad uscire dal nido con gli avannotti, che stimai circa in una ventina. Essi erano quasi invisibili in quanto molto piccoli, mimetici e sempre a contatto con la ghiaia di fondo. La sera, prima dello spegnimento delle luci, la femmina riportava tutti i piccoli nel nido.
Un fatto molto strano è avvenuto a partire dal secondo giorno di nuoto dei piccoli: nonostante il maschio venisse sempre scacciato dalla femmina, notai che era riuscito, non so come, a "rubare" qualche avannotto alla compagna ed aveva a sua volta formato il suo piccolo branco di pesciolini.
Mi trovavo quindi con due gruppi distinti gestiti separatamente dai genitori. Ben presto però mi accorsi che il maschio non era un gran difensore della propria prole; infatti il giorno dopo aveva perso tutti i suoi piccoli. Forse perché non aveva un nido notturno?
La femmina invece riuscì a curare gli avannotti solo per una settimana, in quanto venivano giorno dopo giorno inesorabilmente predati dagli altri abitanti dell'acquario.
Mi resi conto quindi che per ottenere una riproduzione di successo era necessario utilizzare un acquario apposito. Le cure parentali di A. borelli infatti non hanno nulla a che vedere con quelle di altri ciclidi che difendono in coppia (come Pelvicachromis e Cichlasoma), e che sono in grado di "comprimere" tutti gli altri pesci in metà acquario e tenere l'altra metà per se.
Trasferii quindi la coppia che si era già riprodotta in un altro mio acquario da circa 50 litri con filtro biologico, la cui popolazione era costituita solamente da 9 Corydoras Pigmeus ed una Peckoltia. Introdussi inoltre anche una seconda femmina poiché probabilmente sarebbe stata pronta a riprodursi prima rispetto all'altra.
Nutrii i pesci abbondantemente con mangime secco, surgelato e vivo (enchitrei) ed infatti dopo circa due settimane avvenne un'altra deposizione. Stranamente il maschio si era accoppiato sempre con la stessa femmina mente l'altra se ne stava sempre in disparte in atto di sottomissione. Questa volta era stato scelto un nido nella parte posteriore dell'acquario, nel punto più coperto di vegetazione, per cui non sono riuscito ad individuarne nemmeno l'ingresso. La femmina uscì con i piccoli probabilmente dopo una settimana; dico probabilmente perché se ne stava sempre nel folto della vegetazione ed era impossibile individuare gli avannotti. Iniziai comunque a somministrare con una siringa del mangime secco in polvere.
Dopo qualche giorno finalmente la femmina inizio a portare il branco in zone più aperte: anche questa volta i piccoli erano una ventina. A quel punto mi fu possibile iniziare a somministrare come mangime i naupli di artemia appena schiusi.
Un evento inatteso avvenne dopo qualche giorno quando mi accorsi che il maschio si stava accoppiando con la seconda femmina all'interno di una noce di cocco. Mi ritrovai quindi con due covate di A. borelli in un acquario da 50 litri.
Anche la seconda femmina uscì dal nido coi piccoli dopo circa una settimana; essa andava ad occupare sempre un angolo di acquario diametralmente opposto a quello dove si trovava l'altra "famigliola".
Anche in questo caso il maschio riuscì ad impadronirsi di un certo numero di avannotti: notai però che le sue cure erano abbastanza approssimative e spesso si "dimenticava" gli avannotti in giro per la vasca. Per questo motivo e per la sua azione di disturbo verso le femmine decisi di toglierlo dalla vasca.
Successivamente notai un altro fatto particolare: le due femmine da un giorno all'altro accudivano un numero sempre diverso di piccoli. Osservando con più attenzione notai nel branco della femmina "primogenita" degli avannotti più minuti rispetto agli altri; viceversa la seconda femmina aveva nel suo branco qualche esemplare più cresciutello.
Erano quindi avvenuti degli scambi d'avannotti tra le due femmine!
Ebbi poi conferma di tutto ciò osservando di persona un caso di un piccolo che, essendosi allontanato troppo dalla propria madre, entrò nella zona di transizione tra i due territori, venendo quindi individuato dall'altra femmina che lo prese subito in bocca per risputarlo nel proprio branco.
Da tutto ciò ho potuto concludere che ne le femmine riconoscono i propri figli, ne gli avannotti riconoscono le proprie madri; anche se bisogna considerare che i piccoli delle due covate non avevano grosse differenze di taglia (circa dieci giorni di differenza).
L'ultimo evento a sorpresa avvenne dopo 3 settimane, quando pensavo che ormai si fosse instaurata una situazione di "pacifica convivenza". Una mattina vidi che la seconda femmina si era appropriata di tutti gli avannotti della prima! Quest'ultima se ne stava in un angolo della vasca con la livrea normale ed in atteggiamento di sottomissione. A tuttora non riesco a capire che cosa possa avere scatenato questo comportamento (forse la mancanza di spazio per l'acquario troppo piccolo?). Fui costretto a togliere la femmina senza piccoli dalla vasca.
Da quel momento in poi comunque tutto è proceduto nella norma ed attualmente possiedo 15 piccoli Apistogramma che hanno raggiunto una lunghezza di più di un centimetro e che convivono sempre nello stesso acquario con la madre (che comunque ha interrotto le cure parentali).
Per concludere vorrei segnalare un accorgimento che per me ha grande importanza per una riuscita riproduzione di ciclidi: l'inserimento in acquario di una "luce notturna".
Infatti nell'acquario, al momento dello spegnimento delle luci, si possono verificare due situazioni, entrambe deleterie:
Spegnimento delle luci e situazione di buio assoluto all'interno della vasca, per cui i genitori non vedono più la propria prole;
Spegnimento delle lampade con presenza di altre fonti di luce nella stessa stanza, per cui gli avannotti vengono irresistibilmente attratti dalla luce verso i vetri della vasca, con successiva dispersione per tutto l'acquario.
In entrambe i casi, soprattutto se sono presenti altri pesci nella vasca, si avranno perdite di avannotti fino anche alla totalità della covata.
Per ovviare a tutto ciò io ho acquistato un semplice supporto con lampadina ad incandescenza da 10 watt, da collegare direttamente ad una presa di corrente. Ho schermato la lampadina con carta stagnola in modo da ridurre la luce al minimo indirizzandone contemporaneamente il fascio verso l'alto per ottenere un'illuminazione diffusa. E' sufficiente accenderla prima dello spegnimento delle lampade dell'acquario tutte le sere per spegnerla la mattina successiva (volendo si può collegarla ad un timer): in questo modo durante la notte si ottiene un particolare chiarore che definirei da "luna piena". Provare per credere!
Spero con questo mio scritto di aver sollecitato interesse verso la riproduzione dei ciclidi, che grazie al loro comportamento ed alla loro intelligenza sicuramente ci stupiranno, consentendoci esperienze veramente uniche.
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