Walter Peris
Manutenzione: come cambiare l'acqua
di Walter Peris

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Molto spesso l'acquariofilo alle prime armi si trova in difficoltà con questa semplice operazione. Taniche, tubi, secchi, stracci e altro materiale mandano in confusione e stressano l'appassionato.
Vediamo, in poche righe, come eseguire questa opera di ordinaria manutenzione, così importante per il benessere generale di piante e pesci.

Le operazioni fondamentali
Il cambio dell'acqua in un acquario si dovrebbe svolgere secondo schemi ben precisi e determinati, che ogni acquariofilo si deve costruire.
Indicativamente, le operazioni più importanti sono le seguenti: estrazione del corretto volume d'acqua, pulizia del fondo, pulizia del filtro e dei suoi componenti (se necessario), pulizia di arredi e piante, pulizia dei vetri, manutenzione delle piante con potatura e/o messa a dimora di nuove piante. Alcuni di questi temi sono stati già trattati in precedenti articoli, altri saranno argomenti di future note. Vediamo, ora, in dettaglio come eseguire al meglio questa operazione.

Quanta acqua cambiare?
Il volume di acqua da cambiare non può essere definito a priori, ma deve essere determinato in base alla tipologia di vasca, da come la conduciamo, alla natura e alla quantità degli ospiti (pesci e piante) e alla situazione generale al momento del cambio.
In linea di principio, si deve tenere presente che più acqua si cambia, meglio è; al contempo, però, cambiare troppa acqua potrebbe produrre uno sbalzo dei valori fisico chimici tale da produrre danni più gravi di quelli che avremmo potuto causare non effettuando il cambio.
Per cui, ricordiamo di cambiare l'acqua più spesso possibile e di cambiarne il maggior volume possibile, ma il tutto compatibilmente con le caratteristiche degli organismi ospitati nel nostro acquario.
Per chi volesse ad ogni costo una cifra, diciamo che un buon cambio potrebbe essere quello che sostituisca un 10-25% del volume netto totale della vasca.
Se la vasca è molto ricca di piante e povera di pesci, potrebbe bastare un 10%; al contrario, se in acqua vi fossero molti pesci, si potrebbe rendere necessario sostituire un volume più cospicuo.
Nel caso di situazione a rischio potrebbe essere utile sostituire il 50-60% del volume totale della vasca. Sconsiglio caldamente la sostituzione totale dell'acqua di un acquario.

Quando cambiare l'acqua
Come per il volume, non è possibile dare un'indicazione sui tempi per i cambi in quanto strettamente dipendenti dalla tipologia della vasca in questione. Indicativamente, il cambio deve essere frequente per vasche molto popolate e più diradato per vasche povere di pesci.
In alcuni casi si può arrivare ad effettuare cambi giornalieri, anche se queste situazioni sono certamente limitate a poche e specifiche vasche.
La frequenza più comune tra gli acquariofili è un cambio ogni due o tre settimane.
Un parametro che potrebbe indicare quando sia arrivato il momento di sostituire l'acqua in un acquario è il contenuto di nitrati; tranne casi particolari di specie di pesci molto sensibili, diciamo che è arrivato il momento di sostituire l'acqua quando i nitrati dovessero superare il limite di 20-25 mg/L.
Ricordo che per non incorrere nel rischio di veder insorgere le alghe in un acquario sarebbe bene non superare i 10 mg/L di nitrati.

Che acqua usare
Il tipo di acqua da usare per i cambi è dettato, come in altri casi, dal tipo di vasca che abbiamo.
Molto spesso, è sufficiente trattare l'acqua di rubinetto con dell'acqua da osmosi inversa per ottenere un'acqua più che adatta ai nostri scopi. Purtroppo, però, in molte città italiane l'inquinamento delle falde è tale da produrre un'acqua del tutto inadatta all'uso in acquario (ad esempio, molto spesso l'acqua di Milano contiene troppi nitrati e silicati) e se ne rende necessaria una purificazione attraverso trattamenti volti ad eliminare questi inquinanti. La deionizzazione o il trattamento attraverso membrane osmotiche possono produrre un'acqua più che adatta all'uso in acquario, previo trattamento con sali indurenti o per miscelazione con altra acqua di rubinetto.
Il mio consiglio, quindi, è di usare, avendone ha la possibilità, acqua da osmosi inversa, indurendola opportunamente con i sali che si trovano regolarmente in commercio in tutti i negozi per acquariofilia; questo trattamento garantirà una perfetta riproducibilità dei valori fisico chimici dell'acqua e permetterà di effettuare cambi senza il timore di produrre variazioni pericolose in questi parametri.

Come prepararla
Un'acqua per il cambio deve essere preparata con sufficiente anticipo, in modo tale da renderla stabile, omogenea e adatta per l'uso che se ne vuole fare.
Chi volesse usare acqua di rubinetto può riempire una o più taniche di volume adeguato il giorno prima e aerarle con una pietra porosa per una notte, in modo da scacciare tutto il cloro eventualmente presente. L'aggiunta di un buon biocondizionatore, poi, preserverà l'acquario da eventuali inquinamenti dovuti a metalli pesanti o altri agenti, non pericolosi per noi umani, ma a volte tragicamente tossici per i nostri piccoli ospiti.
La temperatura adatta può essere ottenuta con l'aggiunta di un po' di acqua calda subito prima dell'uso in acquario.
Chi volesse, invece, usare acqua osmotica, può preparare le taniche del cambio indurendo l'acqua secondo le proprie necessità qualche ora prima, eventualmente scaldando l'acqua con un riscaldatore, e, poi, effettuare il cambio senza alcun problema; in questo caso l'uso del biocondizionatore non è necessario.

Come conservarla
Spesso mi sento chiedere se sia possibile conservare l'acqua dei cambi per un certo periodo di tempo.
Se si tratta di acqua da osmosi inversa o demineralizzata, posso garantire che può essere conservata in un luogo fresco e al riparo dalla luce anche per oltre un mese. Viceversa, se l'acqua arriva da un impianto domestico (acqua potabile) o è già stata trattata con sali, allora è meglio non conservarla per un periodo di tempo che sia superiore alla settimana; in quest'acqua è possibile che si vengano a formare colonie di batteri o muffe che potrebbero renderla pericolosa per l'uso in acquario.
Anche l'acqua di rubinetto, che viene normalmente lasciata decantare per allontanare il cloro che contiene, deve essere conservata per non più di qualche giorno per evitare la formazione di alghe e colonie batteriche.

I parametri fisico chimici
Una cosa importante è che l'acqua usata per il cambio deve essere quanto più simile, in tutti i suoi valori fisico chimici, a quella già presente in vasca. Una brusca variazione in anche uno solo dei parametri può essere, in alcuni casi, fatale per molti pesci.
Accertiamoci, quindi, di usare acqua con valori adatti di GH e KH e, soprattutto, evitiamo gli sbalzi di pH.
E' possibile alzare i parametri di durezza con gli opportuni sali in commercio o, nel caso peggiore, usando del bicarbonato di sodio per alzare il KH e del solfato di magnesio (sale inglese) per alzare il GH.
Al contrario, per abbassarli, basta aumentare la quantità di acqua osmotica.

La temperatura
Un parametro spesso trascurato è la temperatura dell'acqua da usare per il cambio. E' vero che in vasche grandi e con piccoli volumi sostituiti è difficile influire in maniera pericolosa sulla temperatura (sempre che l'acqua del cambio non sia molto fredda), ma se si potessero evitare sbalzi termici i nostri ospiti non potrebbero che essercene eternamente grati.
Un suggerimento è quello di immergere un riscaldatore a provetta nella tanica dell'acqua qualche ora prima del cambio e regolarlo in modo che l'acqua abbia una temperatura quanto più vicina a quella che ha l'acqua della vasca.

Sifonare il fondo
Questa è, a mio modo di vedere, un'operazione molto trascurata dagli acquariofili; molti dei problemi in acquario nascono proprio da un fondo poco pulito (malattie, alghe, alti livelli di inquinanti).
Nel primo di questi articoli ho spiegato come si effettua un corretto sifonamento del fondo e vi invito a rivedere quello scritto. Sifonate quanto più possibile e più spesso che potete.
Nel caso abbiate molte piante, limitatevi a muovere energicamente l'acqua in prossimità del fondo semplicemente agitando la campana per il sifonamento, in modo da smuovere quanto più possibile i detriti che, poi, saranno aspirati dal tubo.

L'attrezzatura
E veniamo, ora, all'operazione vera e propria di cambio dell'acqua.
La prima cosa che salta all'occhio, e al braccio, dell'acquariofilo che si appresti a fare un cambio d'acqua è il peso esagerato che hanno le taniche piene d'acqua. In genere, poiché tutte le operazioni, sia di svuotamento che di riempimento della vasca, avvengono tramite il principio fisico del sifone, ci si rende presto conto di che fatica si debba fare per un cambio d'acqua. Per questo motivo voglio darvi "una dritta" che dovrebbe, almeno in parte, risparmiarvi un po' di sudore.
Potete evitare di sollevare le taniche a un punto che sia più in alto della vostra vasca se vi munite di una pompa che spinga l'acqua dalla tanica alla vasca; per far questo potete acquistare una pompa in un negozio per acquariofilia o, più semplicemente, potete procurarvi una pompa per camper o roulotte (più difficile da reperire se non in opportuni centri che vendano materiale per campeggio. Queste pompe, però, lavorano a 12V, la tensione di una normale batteria per auto, e necessitano di un trasformatore a 220V prima di poter essere usate per i nostri scopi).
Basterà, quindi, immergere la pompa nella tanica, collegarla a una presa elettrica e… il gioco è fatto.
La seconda operazione, anche se viene prima in ordine di tempo, invece, è quella di svuotamento della vasca; come detto, questa operazione avviene tramite il principio del sifone ed è stata descritta nel primo articolo della serie, per cui non torneremo sull'argomento.
Ovviamente, esistono diversi modi di raccogliere l'acqua che si estrae dalla vasca e uno di questi prevede l'uso di un secchio; tuttavia, se si disponesse di un tubo sufficientemente lungo, è possibile portare l'estremità di questo tubo a uno scarico domestico ed evitare lo spostamento del secchio fino in bagno. In questo caso è sufficiente tagliare un pezzo del tubo (diciamo due o tre metri) e attaccare a una estremità di questo spezzone la campana per il sifonamento; si innesca il sifone come visto e, prima che l'acqua esca dall'estremità opposta, si innesta questa estremità al rimanente pezzo del tubo che arriva fino allo scarico. Questo innesto può essere fatto usando uno dei tanti modi che la moderna tecnologia idraulica fornisce a noi amanti del fai da te (in pratica, basta andare in un qualunque centro per il fai da te e recuperare un innesto rapido adatto o, alla peggio, procurarsi un tubo in plastica che si possa infilare comodamente nel tubo. Questo farà da connessione tra i due spezzoni).
I tubi, ovviamente, possono essere reperiti in qualunque centro per il giardinaggio e dovranno avere un diametro adatto alla nostra campana per il sifonamento.

Conclusioni
Spero in queste poche righe di aver dato sufficienti informazioni su come effettuare i cambi d'acqua in un acquario, operazione semplice, ma, al contempo, fonte di possibili guai se effettuata male o nei tempi e nei modi errati.

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