Walter Peris
Manutenzione: come pulire il filtro
di Walter Peris

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In questa seconda puntata descriverò un'operazione che, spesso, viene considerata sacrilega nel campo acquariofilo: la pulizia del filtro.
Si sente spesso dire che il filtro non va toccato, che i cannolicchi non vanno mai puliti... ma c'è del vero in questo? Vediamo cosa penso io di queste osservazioni.

Il filtro: cos'è?
Il filtro è il cuore dell'acquario e come tale deve essere trattato bene. Se un filtro non funziona, è tutto il sistema acquario a soffrire. Però, è anche vero che la pulizia di un filtro deve essere condotta secondo certe regole che permettono di ottenere sempre un sistema filtrante in ottima forma ed efficienza.
Come tutti saprete, nel filtro avvengono le reazioni biologiche che permettono all'acquario di vivere, demolendo le sostanze di rifiuto prodotte dai pesci per produrre altre sostanze, meno tossiche, che saranno allontanate con i cambi d'acqua o con l'assorbimento da parte delle piante.
Il filtro di cui parlerò ora è il classico filtro interno biologico a tre o più scomparti; tuttavia, i principi generali valgono anche per un filtro esterno, purché di struttura analoga a quella qui descritta.
Ogni acquario che sia dotato di un filtro di questo tipo richiede una manutenzione continua e periodica che permetta a tutto il sistema di funzionare al meglio; il filtro continuerà a fare il suo lavoro solo se anch'esso sarà tenuto in perfetta efficienza grazie a una manutenzione periodica.
Come linea guida, diciamo che la pulizia delle zone di filtrazione meccanica (le spugne e la lana di perlon) dovrebbe avvenire ogni settimana o, al massimo, ogni due settimane (a seconda della quantità di materiale filtrato), mentre la pulizia della pompa e del fondo potrebbe essere effettuata ogni sei mesi. Una nota di prudenza: prima di effettuare ogni lavoro all'interno del filtro è sempre meglio scollegare tutte le prese di corrente dell'acquario e lavorare a pompe ferme.

La prima zona: il riscaldatore
In quasi ogni filtro biologico interno, la prima zona, quella che viene lambita per prima dall'acqua in entrata, è occupata dal riscaldatore.
Questo, adeguatamente dimensionato a seconda del volume dell'acquario, non dovrebbe essere mai toccato, a meno di malfunzionamenti, in quanto la sua progettazione è tale da rendere queste operazioni del tutto inutili.
Una volta che la temperatura voluta sia stata impostata, non è più necessario manipolarlo; basta lasciarlo connesso alla rete elettrica di casa perché esso svolga senza problemi il suo lavoro, dodici mesi all'anno. Quello che è necessario fare, ogni tanto, è controllare il suo stato di conservazione (che non sia incrinato, che al suo interno non vi sia condensa di umidità o non vi siano parti rotte o troppo mobili); in caso si notino difetti o si abbiano dei dubbi, meglio gettarlo e sostituirlo con uno nuovo.
Un riscaldatore guasto può provocare danni irreparabili al vostro acquario (temperature troppo alte o troppo basse). Se il vetro fosse coperto da alghe, o da altri residui, meglio pulirlo delicatamente, dopo averlo scollegato ed estratto, con acido muriatico o candeggina, avendo cura di risciacquarlo abbondantemente prima di rimetterlo al suo posto. Un vetro sporco riduce lo scambio termico e costringe il riscaldatore a lavorare troppo e male.
Se potete, quando acquistate un riscaldatore, spendere qualche lira in più (non molte, in verità) e comperatene uno elettronico: avrete meno probabilità di guasti. Come potenza, può andare bene la relazione che dice di usare un watt per ogni litro di acqua, anche se valori inferiori o superiori sono comunque utilizzabili. Ricordiamo che un riscaldatore lavora a pieno regime solo all'inizio; in seguito, una volta che l'acqua si sia scaldata, il suo compito è solo quello di mantenere la temperatura impostata e questo può essere fatto senza eccessivo sforzo anche da un riscaldatore sotto dimensionato. La zona centrale: la filtrazione meccanica Questa zona del filtro è molto importante per tutto il sistema. Viene, in genere, divisa in due parti, quella superiore, incaricata di filtrare meccanicamente l'acqua (in pratica, deve eliminare il particolato) e quella inferiore, in cui vengono collocati i materiali su cui si insedieranno i batteri, che dovrà operare la filtrazione biologica vera e propria.
La filtrazione meccanica viene ottenuta con la lana di perlon o la spugna sintetica; in entrambi i casi è necessario sistemare questi materiali in modo tale che non restino zone libere in cui l'acqua possa scorrere senza attraversarli, ma, al contempo, non devono essere troppo premuti all'interno del filtro, pena un eccessivo rallentamento del flusso che, col tempo e man mano che l'ostruzione di questi materiali cresce, possa produrre una mancanza d'acqua nell'ultimo scomparto, portando la pompa a girare a secco, con rischio di rottura. Quindi, la parte superiore potrà essere formata da lana di perlon a maglia fine (quella classica bianca) e/o lana di perlon grossolana (quella, generalmente, di colore verde).
Questa lana, come detto, dovrà essere pulita sotto un getto di acqua corrente una volta a settimana, o più di rado, a secondo delle sue condizioni, in modo che la parte sottostante resti pulita e possa operare al meglio.
Una volta che la lana si sia troppo infeltrita, può essere gettata e sostituita con altra nuova.

La zona centrale: la filtrazione biologica
Sotto la lana di perlon si trova il vero nucleo del nostro filtro: il substrato per i batteri. Questo può essere composto dai materiali più disparati: dai classici cannolicchi di ceramica, a quelli più sofisticati in vetro sinterizzato o da graniglia di lava, da argilla espansa (purché non sia fertilizzata) e da ogni altro materiale poroso che ci capiti di reperire.
Questi materiali, però, dovranno subire un ciclo di manutenzione più allungato nel tempo per non danneggiare irreparabilmente la flora batterica che su di essi si instaura.
Col tempo, sul fondo di questo scomparto del filtro si accumula una fanghiglia composta, in massima parte, da batteri morti che dovrà essere eliminata per evitare inquinamenti dell'acqua. Per fare questo, il suggerimento che vi do è il seguente; togliete dalla parte centrale del filtro tutta la lana di perlon e le spugne, scoprendo i cannolicchi, e sifonate parte dell'acqua della vasca in un secchio. Estraete, poi, i cannolicchi dal filtro e metteteli a bagno nel secchio. Immergete nell'acqua del secchio una pietra porosa connessa a un aeratore e avviatelo, in modo che fornisca aria e contribuisca a mantenere in vita la flora batterica (questo non è necessario se pensate di concludere l'operazione di pulizia in meno di un'ora o due).
A questo punto, prendete il tubo in gomma e il secchio di cui vi ho parlato nel precedente articolo e, sempre innescando il sifone come detto in quella occasione, risucchiate tutti i detriti che si trovano sul fondo del filtro.
Una volta finita l'operazione, sciacquate rapidamente i cannolicchi nel secchio, sempre con la stessa acqua dell'acquario, e rimetteteli nel vano del filtro.
Pulite o sostituite le spugne o la lana di perlon e rimettetela sopra i cannolicchi e il gioco è fatto.
Un consiglio: per semplificare queste procedure è meglio porre i cannolicchi all'interno di una reticella in plastica quando li mettete nel filtro oppure infilateli, come una collana, in un filo di nylon (ottimo quello da pesca). Sarà più semplice e veloce estrarli dal filtro quando sarà necessario. Infine, ricordate che i cannolicchi non devono essere mai sostituiti; l'unica eccezione è costituita dai cannolicchi in materiale altamente poroso.
Questi substrati svolgono anche una funzione denitrificante solo se restano porosi; poiché col tempo, i loro pori tendono ad occludersi, i produttori di questi materiali suggeriscono di sostituirli ogni dodicidiciotto mesi. Se non lo fate, perdono la loro efficacia denitrificante diventando dei comuni cannolicchi da filtrazione biologica.

La zona finale: la pompa
Tutto il filtro lavora grazie all'opera instancabile di questo attrezzo.
E', quindi, indispensabile tenerla pulita ed efficiente con una manutenzione periodica; si consiglia di pulire bene la pompa soprattutto prima di partire per un periodo di assenza prolungato, come una vacanza o un viaggio d'affari, per evitare inconvenienti quando noi non potremo intervenire.
La zona sottostante la pompa andrebbe pulita come detto per il fango sotto i cannolicchi e la pompa stessa andrebbe smontata e ben ripulita al suo interno dalla morchia che, normalmente, vi si accumula. Per questa operazione è richiesta un po' di manualità ma sono sicuro che col tempo imparerete come smontare e rimontare senza problemi la vostra pompa.
Quando lo farete fate attenzione a non rompere le pale della girante; senza palette la pompa non potrà funzionare.

Un ultimo accorgimento
Una volta conclusa la manutenzione del vostro filtro, dovete usare un piccolo accorgimento. Poiché le operazioni condotte avranno smosso tutti i detriti all'interno del filtro, vi consiglio di far ripartire la pompa dirigendo il getto non in acquario, ma nel secondo scomparto del filtro, in modo che gli eventuali detriti sollevati possano essere subito filtrati e non siano ributtati in vasca. Una volta che l'acqua uscirà pulita, potrete rimettere la pompa in posizione normale e far ripartire il vostro filtro senza problemi.

Conclusioni
Come avete visto, vi ho descritto un rapido e comodo sistema per pulire il vostro filtro, nonostante ciò che vi è sempre stato detto. In ogni caso, ricordate che questa è un'operazione molto delicata che va condotta con la massima attenzione e accortezza; un minimo errore potrebbe rovinare la flora batterica del filtro e creare grossi problemi nella vostra vasca.

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