Maurizio Vendramini
Le sorprese del filtro
di Maurizio Vendramini - Estratto dal notiziario GAEM 1995

Innanzi tutto un saluto particolare a tutti i soci del GAEM che leggeranno questo articolo e che magari hanno avuto la fortuna di avere le stesse sorprese che ho avuto io.

Non voglio in questa sede dilungarmi sulle caratteristiche tecniche dei sistemi di filtraggio: percolatore, biologico, meccanico e chi più ne ha più ne metta; voglio solo dire che dopo tanti anni di esperienza un buon filtro deve essere composto sostanzialmente di due materiali: un prefiltro costituito da lana di perlon o simile, che ha lo scopo di catturare le particelle in sospensione nell’acqua e una seconda parte, il cuore dell’acquario, costituito da un substrato (cannolicchi, bioball, ecc.) atto alla crescita dei batteri Nitrosomonas, che trasformano l’ammoniaca (NH3) in nitriti (NO2-), e dei batteri Nitrobacter i quali a loro volta trasformano i nitriti in nitrati (NO3-).

Capite benissimo che se per qualche strano motivo questa trasformazione non avviene, i nostri ospiti pinnuti muoiono asfissiati. Sì, avete proprio capito bene: asfissiati, perché l’azoto contenuto nei composti sopra citati (soprattutto ammoniaca e nitriti, che sono velenosi a concentrazioni infinitesime), si lega all’emoglobina del sangue e pertanto i globuli rossi invece che portare ossigeno alle cellule, portano come si è detto composti azotati.

Ma veniamo ora a ciò che mi preme sottolineare; ultimamente, in commercio sono fiorite decine e decine di aziende che propongono ogni tipo di acquario: alto, basso, rotondo, romboidale, ma che hanno tutti in comune una cosa, i microfiltri, dove in un primo scomparto c’è solo il riscaldatore mentre il filtraggio vero e proprio è affidato esclusivamente agli ultimi due scomparti; oltre a questa assurdità, vi è un altro paradosso: manca la   visibilità all’interno, cosicché se si verifica un intasamento, evento frequente agli acquariofili che con orgoglio esclamano: “....io l’acqua non la cambio mai ma la aggiungo e basta....”, succede che ci tocca disfare il filtro. Conseguenza di ciò è la drastica riduzione dei batteri amici. Detto questo, mi sembra di aver fatto capire a tutti che gli scomparti filtranti dovrebbero essere ben visibili proprio per una maggiore, rapida e precisa  possibilità di intervento nei casi in cui non vi sia più all’interno una fluida circolazione dell’acqua.

Il filtro, o meglio gli scomparti filtranti visibili, come detto nel titolo è sede di insospettati eventi; a parte l’innumerevole quantità di organismi che si possono rinvenire (Cyclops, infusori, Daphnie...) è senza dubbio un incubatoio sicuro e ben rifornito di cibo. Personalmente ho trovato fra il primo ed il secondo scomparto avannotti delle varie specie che ho allevato: Danio, Tanichthys, Betta, Corydoras, Aphyosemion.

Ma l’incredibile è che ho trovato avannotti anche nel terzo scomparto, per intenderci quello dove è situata la pompa. Questi esserini per arrivare nel terzo scomparto hanno perciò attraversato, non so come, diversi strati di lana di perlon, spugne sintetiche e cannolicchi.

A dire il vero, queste sorprese sono possibili solo se il nostro sistema di filtraggio è ad azione riducente, ovvero la circolazione dell’acqua all’interno è lenta; in tale modo queste piccole creature riescono a vincere la forza della corrente evitando di essere risucchiati in spazi stretti, dove non troverebbero né cibo né ossigeno.

Ovviamente, per ottenere queste sorprese ci si può affidare al caso, ma ritengo che occorrano quattro elementi base:

  1. vani filtranti visibili;
  2. filtraggio lento ad azione riducente;
  3. mantenere a cavallo del primo e secondo scomparto degli spazi vuoti, in modo da creare angoli privi di turbolenza dove i pesciolini possano trovare riparo e cibo;
  4. evitare di mettere le griglie sulle bocche di aspirazione: non abbiate paura, con un filtraggio lento (generalmente la portata oraria della pompa non dovrebbe eccedere la capacità netta della vasca)  nessun pesce potrà mai essere aspirato e se dovessero entrare all’interno sarà solo per paura o per accoppiarsi.

Mi sembra, a questo punto, di aver dimostrato che in un acquario ben concepito le varie componenti, predisposte a determinate funzioni, possano rivelarsi valide anche sotto altri profili e riservarci inaspettate quanto gradite sorprese.

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