Maurizio Vendramini
L'acqua e il filtraggio
di Maurizio Vendramini - Estratto dal notiziario GAEM 1995

Questo articolo è indirizzato a tutti coloro che hanno un acquario e un pò di confusione in testa su come farlo funzionare in modo ottimale.

Per prima cosa bisogna vedere un acquario non come soprammobile, ma come un essere vivente, dove il cristallo è lo scheletro, l'acqua il sangue, i pesci gli organi e le piante le vene e le arterie: essere vivente vuole dire perfetto equilibrio fra le parti viventi che compongono un sistema.

Come il corpo umano, quando l'equilibrio si spezza, o più semplicemente un organo si ammala, compaiono delle complicazioni che, a secondo della loro gravità, possono portare alla morte dell'organismo "acquario".

E con questa basilare premessa passiamo ora a vedere più in dettaglio l'anatomia di un acquario.

In questa puntata desidererei mettere in evidenza l'importanza dell'acqua e del filtraggio per il benessere degli ospiti dei nostri acquari; le informazioni sono tutte ricavate da innumerevoli letture, consigli di negozianti, ma soprattutto esperienza pratica. Per questo porterò ad esempio l'acquario che possiedo attualmente: 100x40x40, con fltro biologico che occupa il 10% della capacità della vasca; regolari cambi parziali dell'acqua ogni 15 giorni: è in funzione da oltre 5 anni senza essere mai stato svuotato e con numerose riproduzioni all'attivo di Anabantidi, Ciclidi nani, Ciprinidi e Caracidi.

Passiamo ora ad esaminare analiticamente i punti principali di questa puntata; per quanto riguarda il filtro dovrebbe avere almeno il 10/15% di capacità della vasca: pertanto si può affermare che un fltro più è grande meglio è, poichè potrà trattare più acqua. A questo proposito sconsiglio vivamente l'acquisto di quegli acquari con i filtri interni di plastica prefabbricati: sono troppo piccoli sia a livello biologico, si a livello pratico per la normale manutenzione: un filtro adeguato vuole dire maggiore benessere all'interno della vasca, meno malattie, crescita delle piante più rigogliosa, meno manutenzione, maggiori soddisfazioni, ma soprattutto la possibilità di avere riproduzioni di successo.

A questo punto viene da chiedersi come deve essere composto un filtro; in linea di massima si può dividere in tre parti: la prima parte, costituita da lana di perlon, deve occupare almeno il 30% del filtro e deve essere risciacquata ogni qualvolta sia molto sporca: attenzione , molto sporca non vuole dire intasata; pertanto questa operazione varia da acquario ad acquario, comunque ogni 2/4 mesi si dovrà provvedere a pulire la lana di perlon: questo materiale si acquista solo nei negozi di acquariologia, poichè materiali similari una volta introdotti in acqua potrebbero rilasciare sostanze tossiche: esempio su tutti la lana di vetro utilizzata nelle cappe aspira fumo, che una volta introdotta nell'acquario di un conoscente, ha intossicato tutto l'acquario provocando la morte degli ospiti.

Il rimanente 70% dovrà essere occupato dal substrato di crescita dei batteri: cannolicchi di ceramica, pietruzze laviche, e ultimamente le cosiddette biosfere; questi materiali hanno il solo scopo di permettere l'attecchimento dei batteri che devono trasformare i composti azotati: prerogativa comune di questi materiali è la loro porosità, o per meglio dire la grande superficie che forniscono ai microrganismi; l'acqua passando lentamente attraverso questi interstizi, viene depurata, come si è detto, dei composti organici.

Tutto questo insieme viene detto "filtraggio biologico" appunto perché effettuato da esseri viventi.

ATTENZIONE - non utilizzare mai il carbone attivo, poichè essendo una spugna chimica toglierebbe all'acqua tutti gli oligoelementi e le sostanze minerali indispensabili ad un perfetto equilibrio biologico; l'unica eccezione per l'utilizzo del carbone attivo avviene quando vengono introdotte in acquario volontariamente o involontariamente sostanze chimiche: ad esempio medicinali, che contengono svariati elementi, la cui permanenza in acquario oltre un certo periodo, può interferire pesantemente sui normali processi biologici e arrecare più danno che beneficio; in ogni caso una volta che i medicinali hanno espletato la loro funzione è quantomai opportuno effettuare un cambio dell'acqua di circa il 70% nell'arco di 48 ore.

L'elemento più importante per la vita dei pesci è ovviamente l'acqua e proprio per questo motivo deve ricevere particolari attenzioni.

Vorrei qui sottolineare un aspetto fondamentale che a molte persone sfugge e cioè che in un acquario tropicale è assolutamente sconsigliato per non dire proibito utilizzare l'acqua del rubinetto, poichè nella maggior parte dei casi possiede caratteristiche fisico-chimiche non confacenti alle esigenze biologiche di pesci che provengono dal bacino amazzonico o dalle foreste del Congo o dal Sud Est asiatico.

Pertanto è indispensabile dotarsi dei misuratori di pH e di durezza.

Una volta analizzata l'acqua del nostro rubinetto si deciderà come intervenire per trasformarla in acqua adatta ai nostri ospiti esotici; come detto prima in Italia la stragrande maggioranza delle acque è molto ricca di sali di calcio e di magnesio (che compongono la cosiddetta durezza carbonatica, espressa in KH), per non parlare di altre "porcherie" come atrazina e pesticidi vari nei casi più sfortunati; esistono comunque altri casi, più unici che rari, dove si può utilizzare direttamente l'acqua di rubinetto.

Detto questo per continuare la nostra trattazione prenderò ad esempio l'acqua di Milano, che nella migliore delle ipotesi sgorga dalle nostre abitazioni con un pH che oscilla da 7,4 a 7,8 ed una durezza totale ( cioè la quantità di tutti i sali che sono in soluzione, espressa in dGH) che varia da 15 a 20/25 dGH. Oltre ad un carico di nitrati oscillanti da 10 a 20/25 mg/l.

Desidero fare un piccolo chiarimento su KH e dGH: il primo misura esclusivamente, come detto prima, i carbonati di calcio e magnesio disciolti in acqua, il secondo esprime la somma del KH (calcio e magnesio) e di tutti gli altri sali disciolti; altra precisazione è che a livello acquariologico, per specie particolari (Discus), dovremo tenere sotto controllo soprattutto il KH perché più strettamente collegato al pH; quest'ultimo esprime l'acidità o l'alcalinità di una sostanza (nel nostro caso l'acqua, chimicamente H2O), cioè quanti ioni OH- e H+sono presenti.

Quando la quantità di ioni H+e OH- sono in egual numero, avremo un pH neutro con valore 7.0 (valore ottimale per l'acquario di comunità); se invece ci sarà un maggior numero di ioni H+liberi avremo acque acide, al contrario se gli ioni OH- saranno in esubero, saremo in presenza di acque alcaline.

Nelle acque tropicali estremamente povere di sali minerali abbiamo una durezza totale variante da 1 a 5 dGH e pH oscillanti da 5 (o anche meno) a 6,5.

Perciò per trasformare l'acqua di Milano in quella tropicale dovremo utilizzare acqua demineralizzata acquistabile a circa 200/300 lire al litro presso i negozi acquariologici più qualificati; non usare mai l'acqua demineralizzata che si trova in commercio, o quella per batterie oppure ferri da stiro: è notizia di qualche settimana fa che un acquariofilo imprudente ha perso tutta la popolazione della sua vasca in quanto aveva utilizzato per il cambio parziale acqua acquistata in un supermercato e che sfortunatamente conteneva soda caustica!

Un altro sistema per miscelare l'acqua troppo ricca di sali minerali, consiste nell'utilizzare l'acqua piovana, laddove però non esistano tipi di inquinamento atmosferico, il quale caso, purtroppo, nel nostro paese è quantomai raro.

Avendo ora dell'ottima acqua demineralizzata, non resta altro che miscelarla con quella del rubinetto, con l'aggiunta di un buon biocondizionatore, fino ad ottenere dei valori fisico-chimici medi che possano incontrare così le esigenze della maggior parte dei pesci esotici.

Pertanto i valori di riferimento per non avere problemi in acquario saranno i seguenti: dGH variabile da 10 a 15, pH variabile da 6,8 a 7,2. Non ho menzionato il KH poichè essendo strettamente correlato al pH, interessa soprattutto chi si vuole cimentare in riproduzioni o all'allevamento di specie particolari, in ogni caso per un acquario medio dovrebbe essere intorno al 7 e mai superiore al 10.

In ogni caso per alcune specie (es. Pecilidi alla cui famiglia appartengono Platy, Xifo Black Molly e il popolarissimo Lebistes Reticulatus o Guppy) possono essere utilizzati valori corrispondenti ai limiti di riferimento superiori (es: pH 7,2 e dGH 15).

Altro discorso per i Ciclidi africani dei Laghi Tanganica e Malawi, che oltre ad essere estremamente aggressivi e inadatti all'acquario di comunità, vivono in ambienti con valori idrobiologici particolari (pH e dGH elevatissimi).

Nella speranza di essere stato esauriente, saluto calorosamente tutti i soci dando appuntamento al prossimo martedì ed ad una nuova puntata di questa rubrica che tratterà dell'illuminazione e delle piante.

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