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Di Matthew Wittenrich Traduzione di Andrea Meazza - tratto da T. F. H. n.07, 1999
Nel passato la riproduzione e l'allevamento di avannotti di pesci marini hanno creato non pochi problemi agli allevatori.
Venti anni fa l'ottenere la schiusa delle uova e la crescita delle larve fino allo stadio di avannotto metamorfosato era considerata quasi impossibile, e tuttora è uno degli aspetti più difficili dell'acquariofilia marina. La maggior parte di pesci marini ha una fase di vita planctonica; ciò significa che nel momento della deposizione o della schiusa le uova, le larve salgono verso la superficie del mare, dove vengono trasportate dalle correnti. Questo permette alle specie sia di espandere il loro areale che di diminuire la predazione delle larve allontanandole dalla barriera corallina. Le piccole larve possono trascorrere da pochi giorni a qualche settimana sospese nella colonna d'acqua, prima di andare sul fondo e completare la metamorfosi per assumere la fisionomia degli adulti. Le larve sono molto piccole, meno di 3 mm, e devono venire cibate con organismi di taglia adeguata. Sebbene i problemi dell'acquariofilia d'acqua dolce vennero quasi completamente risolti con l'introduzione dei naupli d'Artemia salina, per i pesci marini non fu così. Molte forme larvali di pesci marini sono poco più grandi di un nauplio appena schiuso e così quest'alimento non ha alcuna utilità, almeno inizialmente. Il problema dell'allevamento delle larve sta nel ricreare un ambiente pelagico, cibare le piccole larve e mantenere l'ambiente il più possibile pulito e stabile durante la fase larvale. Premesso ciò, va detto che la scienza e la tecnologia hanno portato un notevole contributo per capire come vanno affrontati tali problemi. Oggi si possono riprodurre pesci marini anche lontano dal mare, grazie alla possibilità di coltivarsi in proprio il plancton. Per mancanza di spazio, purtroppo, non è possibile descrivere i comportamenti riproduttivi di ogni famiglia di pesci marini. Ogni famiglia ha una sua particolare procedura nella deposizione delle uova. Questo ci porta al primo problema, di capire, cioè, se le uova vanno raccolte o meno per farle schiudere. Per semplificare le cose illustrerò tre diversi esempi di deposizione delle uova; i metodi di raccolta e allevamento delle larve si possono quindi applicare per tutte le specie che si riproducono in maniera simile. Per le specie che depongono su un substrato, come, ad esempio, i pesci pagliaccio, risulta difficile rimuovere le uova, che spesso vengono attaccate ad una grossa roccia, ai vetri della vasca o altri oggetti non rimovibili. In questi casi è bene lasciare le uova alla cura dei genitori fino alla schiusa; essi provvederanno a mantenerle ossigenate ed aiuteranno la schiusa con la bocca. Per i pagliaccio, la schiusa è notevolmente influenzata dalla temperatura e dal fotoperiodo. Poiché bisogna essere presenti, è importante sapere esattamente quando le uova schiuderanno. Ad una temperatura di 27°C ci vogliono sei giorni, a 21°C ben 13. Si può comunque essere abbastanza certi che ad una temperatura di circa 27°C le uova si schiuderanno non appena si spegneranno le luci al sesto giorno. Quando si è in previsione della schiusa bisogna spegnere tutti gli impianti di filtraggio e tutte le fonti di movimento dell'acqua non appena si spengono le luci per la notte. Dopo qualche ora di buio le uova schiuderanno. Le larve sono dotate di fototropismo positivo e quindi si indirizzeranno verso una fonte di luce (in natura rappresentata dalla luna) che le porterà alla superficie. In acquario è sufficiente una piccola pila. Utilizzando un piatto o una scodella di plastica, bisognerà immergerla lentamente nelle vicinanze delle larve; questo causerà un risucchio che le farà confluire nel contenitore. Quindi il contenitore andrà immerso nella vasca d'allevamento dove le larve dovranno crescere. Non bisogna assolutamente usare retini, né permettere alle larve di entrare in contatto con l'aria; esse sono piccole ed estremamente delicate, e vanno trattate con la massima cura. Un altro sistema per causare la schiusa delle uova è quello di lasciare le luci accese per diverse ore oltre il termine stabilito. Poi l'improvviso spegnimento ritardato provocherà la schiusa. Il secondo esempio riguarda gli Pseudochromis, che depongono le uova in un ammasso gelatinoso che non è attaccato al substrato. Diventerebbe quindi abbastanza facile rimuovere le uova subito dopo la deposizione, ma ciò non è consigliabile. Infatti, se le uova verranno lasciate alle cure del maschio si osserverà una percentuale di schiusa migliore. Non si sa con certezza come il maschio le assista, ma sicuramente fa un lavoro migliore delle nostre pietre porose. Per la maggioranza degli Pseudochromis le uova si schiudono la quarta notte successiva alla deposizione. Le larve si possono raccogliere nella stessa maniera descritta per i pagliaccio oppure, meglio ancora, circa dieci ore antecedenti la schiusa. In questo modo le uova possono maturare in presenza del maschio e poi, grazie alla rimozione anticipata, si possono recuperare tutte le larve. In questo caso si usa una bottiglia di plastica da due litri con il tappo chiuso e la base tagliata. Immergendola nella vasca, si prende la grotta dove il maschio ha deposto e si svuota dentro la bottiglia facendo fuoriuscire tutte le uova. Le uova non devono entrare in contatto con l'aria. La bottiglia va quindi posta nella vasca di accrescimento con una pietra porosa che faccia muovere lentamente le uova sul fondo della stessa. Alla quarta notte la porosa va rimossa e si abbassa la bottiglia al di sotto della superficie dell'acqua. Quando le larve si schiudono basta una pila per attrarre le larve verso la superficie, in modo che si possano disperdere nella vasca. I pesci che si riproducono tramite uova pelagiche, come ad esempio quelli appartenenti al genere Centropyge, depongono al tramonto, emettendo diverse centinaia di uova galleggianti. In questo caso non si è certi del momento in cui avverrà la deposizione, se non da un comportamento più frenetico e dall'ingrossamento del ventre della femmina. Non appena si vede l'emissione delle uova bisognerebbe spegnere tutti i filtri e le pompe e raccogliere le uova dalla superficie come descritto per i piccoli di pagliaccio, con l'eccezione che non è necessaria la pila. La vasca di accrescimento Le vasche di accrescimento sono acquari in tutto vetro senza arredamento. Mentre gli allevamenti commerciali utilizzano vasche circolari da oltre un migliaio di litri per allevare 500 o più avannotti, per l'allevamento casalingo l'ideale è una vasca da circa 150 litri. Questa vasca dovrebbe avere la superficie di contatto aria/acqua il più estesa possibile, per permettere il migliore scambio gassoso quando gli avannotti inizieranno a crescere ed a produrre scorie. Si possono utilizzare con successo anche vasche da 40, 60 o 80 litri, ma maggiore è il volume d'acqua e migliore il risultato. Poiché le larve di tutte le specie di pesci marini sono piccolissime e delicate, la scelta del filtraggio diventa estremamente importante, perché essi abbisognano di molto cibo e di conseguenza si crea inquinamento. La miglior soluzione è quella di fare le cose semplici. E' bene utilizzare acqua dell'acquario principale per riempire la vasca in modo che i due ambienti siano il più possibile simili e le uova o le larve non subiscano traumi nel trasferimento. Si utilizzi un riscaldatore ad immersione e si immettano due pietre porose alle opposte estremità della vasca per mantenere l'acqua in movimento. Le porose non dovranno funzionare alla massima potenza perché altrimenti nell'acqua ci sarà troppa turbolenza. Bisogna aerare in maniera che l'acqua si muova lentamente. Le larve sono delicate e non bisogna assolutamente permettere che sbattano contro i vetri della vasca o vengano trascinate dalla corrente in maniera tale da non potersi dirigere dove vogliano, causando così la morte per sfinimento. E' bene non aggiungere alcun filtro alla vasca, anche se un piccolo filtro a spugna potrebbe funzionare. Invece verrà aggiunta alla vasca l'acqua contenente le alghe monocellulari che si usano per allevare i rotiferi (descritto in seguito) fino ad ottenere una colorazione verde chiaro. Queste alghe utilizzeranno le sostanze di rifiuto emesse dalle larve ed inoltre daranno sostentamento alla popolazione di rotiferi presente in vasca. Bisognerà prestare attenzione a non aggiungere troppe alghe altrimenti queste consumeranno troppo ossigeno e ciò porterebbe ad un drastico calo del pH. Il fondo, il retro e le pareti laterali dell'acquario andrebbero dipinte di nero oppure schermate con una carta scura. Anche il vetro anteriore andrebbe schermato per i primi due giorni di sviluppo larvale; la sola luce che deve illuminare al vasca dovrebbe provenire dall'alto. In questo modo le larve verranno aiutate nell'individuazione del cibo e non verranno distratte da agenti esterni. Siccome in natura la sola fonte di luce proviene dall'alto, delle sorgenti di luce laterali potrebbero portare anche ad uno sviluppo non corretto degli organi dei pesci. Questo sistema chiuso con l'utilizzo di alghe per la filtrazione verrà mantenuto per una settimana senza effettuare cambi d'acqua. Dopo la prima settimana verranno effettuati piccoli cambi frequenti oppure si potrà collegare l'acquario alla vasca principale con un cambio continuo, che dovrà essere lento per evitare di aspirare gli avannotti. In questa maniera le operazioni di manutenzione verranno ridotte al minimo e il lento cambio permetterà una sopravvivenza migliore. La somministrazione del cibo Negli anni passati sono stati provati tantissimi alimenti, fino a scoprire quello di maggior successo. Tra essi si è tentato con cibo secco polverizzato, rosso d'uovo e plancton raccolto in mare. Fu la scoperta del rotifero marino Brachionus plicatilis che portò ad una valanga di successi. E' diventato ormai il cibo standard offerto da tutti i riproduttori, piccoli e grandi. Questo rotifero è grande circa un terzo di un nauplio di Artemia appena schiuso e conduce vita pelagica, diventando quindi facile preda delle larve. Le colture di rotiferi sono disponibili da molti fornitori (negli USA, N.d.T.), così come le alghe unicellulari che vanno coltivate in concomitanza per nutrire i rotiferi. I rotiferi tollerano una gamma di temperature e salinità abbastanza ampia e si allevano facilmente (vedere la cassetta di Francesca Ricci nella videoteca GAEM, N.d.R.). Ci sono vari modi per mantenere una coltura di rotiferi, e qui ne verranno descritti due. Le alghe monocellulari planctoniche (Chlorella sp.) vengono fornite come coltura iniziale e si fanno crescere inizialmente in una bottiglia di plastica da 2 litri per qualche giorno, fino a che l'acqua ha assunto una colorazione verde scuro. Si va avanti così fino ad avere sette bottiglie con le alghe e magari qualcuna di scorta. Ogni bottiglia deve essere aerata lentamente solo col tubo di plastica (senza pietra porosa). Un paio di lampadine verranno poste vicino alle bottiglie e dovranno rimanere accese 24 ore su 24. Il fertilizzante fornito assieme alla coltura verrà somministrato secondo le istruzioni. Quando le colture algali saranno pronte, si avvierà quella di rotiferi in un acquario da 40 litri,dotato di leggera aerazione. Ogni giorno una delle bottiglie di alghe verrà svuotata nella vasca dei rotiferi e poi riempita nuovamente per far partire un'altra coltura. Alla fine del settimo giorno la prima bottiglia dovrebbe essere di nuovo pronta con le alghe a sufficienza. In questa maniera si avrà una fornitura di alghe costante. E' importantissimo che nessun attrezzo usato per la vasca di rotiferi venga utilizzato anche per le bottiglie delle alghe, in quanto basta che un solo rotifero contamini le bottiglie di coltura per decretarne la fine. E' bene tappare anche le bottiglie con della lana filtrante. Un altro sistema un po’ meno problematico è quello di utilizzare due damigiane da 20 litri. Quando si prelevano le alghe dalla damigiana basterà aggiungere acqua marina nuova. Ogni giorno si alterna una damigiana con l'altra. La salinità, sia per la coltura algale sia per quella di rotiferi, viene mantenuta a 1014 e la temperatura 24°C. La popolazione di rotiferi ben presto diventerà enorme e, se non utilizzata per alimentare i pesci, si potranno iniziare altre colture. Una coltura matura darà all'acqua una colorazione giallastra, con piccole particelle dorate in sospensione. Un suggerimento dettato dall'esperienza è quello di produrre la maggior parte di alghe e rotiferi possibili ben prima che le larve nascano. Ovviamente ci vorrà dell'esperienza per avere a disposizione sempre il quantitativo giusto di cibo vivo al momento giusto. Bisogna anche tenere presente la possibilità di problemi quali la contaminazione di una coltura. I pesci abbisognano di una grande quantità di cibo per crescere bene. Quindi, la densità di rotiferi nella vasca d'allevamento va mantenuta ad alti livelli di modo che le larve si debbano muovere il meno possibile per trovare il cibo. Si raccomanda una densità di circa 10 rotiferi per millilitro d'acqua. Le densità delle popolazioni di rotiferi in vasca e nella coltura si possono controllare tramite un microscopio o una lente d'ingrandimento. I rotiferi andrebbero somministrati ai pesci almeno tre volte al giorno, per mantenere una buona densità. La migliore maniera per giudicare se il cibo è sufficiente sta nel controllare la pancia degli avannotti, che deve essere sempre piena e ben arrotondata, di colore biancastro. La raccolta dei rotiferi può porre qualche problema se non si è in possesso di un adeguato setaccio. I setacci da plancton dovrebbero essere della misura di 64 micron. Si possono utilizzare anche altri materiali per setacciare i rotiferi ma sono poco efficienti perché lasciano passare troppi animali attraverso le loro fibre. I rotiferi andrebbero quindi prelevati con un sifone e setacciati sul retino da 64 micron; l'acqua può essere gettata e sostituita con acqua nuova. L'acqua delle vasche di coltura dei rotiferi non va mai introdotta nella vasca d'allevamento in quanto è spesso abbastanza sporca da inquinarla. Ovviamente, man mano che le larve crescono, andranno cibate più spesso con più rotiferi. Dopo circa una settimana di alimentazione con rotiferi, si possono aggiungere al menu i naupli di Artemia salina. Si potrà vedere quando i pesci riusciranno ad ingurgitarla, perché le pancine diventeranno rosa. Bisognerà somministrare sia rotiferi che naupli d'Artemia finché tutte le larve avranno la pancia rosa, il che significa che sono tutte abbastanza grandi da mangiare i naupli. A questo punto, quando le larve iniziano a mangiare Artemia, la parte difficile è finita. Le larve inizieranno a prendere le sembianze dei loro genitori e a questo punto bisognerà iniziare a dividere i pesci in vasche diverse, a seconda della loro taglia. E' importante effettuare i cambi d'acqua perché gli avannotti sono sensibili agli inquinamenti. I rifiuti che si accumulano sul fondo dovrebbero venire sifonati giornalmente. Va tenuto presente che le maggiori cause di mortalità per le larve sono cibo inadeguato e scarsa qualità dell'acqua. Per concludere, incito chiunque a preferire l'acquisto di pesci marini riprodotti in cattività anziché i selvatici perché, oltre ad essere più robusti ed adattabili, permettono di non andare a depauperare le risorse marine naturali.
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