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sabato 31 luglio 2010
 
 
I pesci "facili"
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Di Maurizio Vendramini - Estratto dal notiziario GAEM 1995

Nelle prime due puntate abbiamo analizzato argomenti importantissimi come il filtraggio, la chimica dell'acqua, le piante e la luce: tutti elementi fondamentali per la vita dei nostri pesci.

Dopo esserci quindi schiariti le idee su quello che si deve sapere per ricreare in acquario un microcosmo equilibrato, ritengo ora possibile incominciare a parlare delle specie di pesci più adatti a chi si è avvicinato da poco a questo meraviglioso hobby. Premessa importantissima: non sovraffollare mai l'acquario.
Ci sono due piccole regole che possono aiutare in questo:

  1. Meglio una pianta in più e un pesce in meno.
  2. Per ogni 2 centimetri di pesce, 1 litro d'acqua. Ad esempio in un acquario da 100 litri di capacita, possiamo introdurre 50 pesciolini da 2 centimetri, oppure 5 pesci da 10 centimetri; in questo modo saremo sicuri di non sovraffollare lo spazio ristretto in cui i nostri ospiti abiteranno e potremo perciò senza problema creare l'equilibrio biologico necessario per il perfetto funzionamento dell' "essere vivente acquario" (vedi la prima parte "L'acqua e il filtraggio ").

Ed ora finalmente qualche consiglio sui pesci facili, cioè quelli più robusti e con meno esigenze, fermo restando che anch'essi necessitano di tutte le cure e le attenzioni di cui queste tre puntate hanno trattato. In primo luogo vorrei soffermarmi su una particolare e simpaticissima specie di ciprinide: il Tanichthys Albonubes, dal latino: Pesce di Tan delle Nubi Bianche; Tan appunto, nel 1938 lo notò in un ruscello che scorreva lungo le pendici della montagna dalle Nubi Bianche; ed infatti questo vivace e coloratissimo pesciolino, che raggiunge al massimo i 4 cm di lunghezza, proviene dalle acque correnti della parte orientale della Cina, più precisamente nei ruscelli a Nord Est di Hong-Kong.

Molto rustico, sopporta temperature dai 10 ai 33 gradi, con optimum intorno ai 20/25: attenzione alle temperature menzionate perché i valori estremi non sono certo indicati per l'allevamento ed il benessere di questo simpatico pesciolino.

Facilissimo da riprodurre (io ho già la terza generazione) è famoso, suo malgrado, per essere stato torturato nei micro acquari (o meglio lagher) in vendita nei supermarket o in alcuni negozi di acquari: anzi invito tutti coloro che abbiano visto questi pseudo-acquari a segnalarli all' E.N.P.A. (Ente Nazionale Protezione Animali).

Altri ciprinidi adatti per l'acquario di comunità appartengono al genere Barbus: fra di essi il più famoso è senza dubbio il Barbus Tetrazona, caratterizzato da alcune fasce verticali; questi pesci se non tenuti in branchi numerosi, possono dilettarsi, per noia, a sbocconcellare le pinne dei loro coinquilini; pertanto sono sconsigliati come compagnia a pesci con pinne lunghe (Scalari, Betta, Lebistes, ecc....).

Altri ciprinidi molto conosciuti sono il genere Brachydanio, che hanno la prerogativa, unita ad una gran varietà di colori, di essere nuotatori velocissime e di essere sempre in movimento; anche il genere Rasbora, il cui più famoso rappresentante è Rasbora Heteromorpha, è apprezzato dagli acquariofili, ma rispetto ai precedenti generi è un po' più delicato e mal sopporta acque dure e alcaline;

Per quanto riguarda la famiglia dei Caracidi si può affermare che, a parte qualche eccezione, sono tutti adatti al principiante, in particolare i generi Hemigrammus, Hyphessobrycon, Gymnocorymbus e Paracheirodont a cui appartengono le specie dai colori iridescenti conosciute universalmente con il nome "Neon" e "Cardinale".

La famiglia dei Ciclidi offre poche possibilità al neofita, perché si tratta di pesci o troppo delicati o viceversa troppo aggressivi: a questo proposito sconsiglio vivamente chi è appena entrato in contatto con il nostro mondo, l'acquisto di questi pesci, eccezion fatta per il fuoriclasse dei pesci d'acquario d'acqua dolce:: lo Scalare.

Questi pesci molto eleganti necessitano per esternare tutto il loro splendore e la regalità dei movimenti di un acqua lievemente acida e tenera.

La famiglia dei Labirintidi, a cui appartengono pesci originari del Sud-Est Asiatico, sono caratterizzati da due prerogative comuni: la prima è di poter utilizzare attraverso un organo particolare detto "Labirinto" (da qui il nome) l'ossigeno atmosferico, la seconda è costituita dal fatto che i maschi di questa famigli costruiscono nidi di schiuma galleggiante dove curano le uova.

Trichogaster, Colisa, e Betta Splendens, il comunissimo Pesce Combattente, sono gli esponenti più conosciuti di questa famiglia.

Passiamo ora a vedere i cosiddetti "pesci pulitori", i quali devono essere suddivisi in due categorie: mangiatori di alghe e pulitori di fondo.

Gyrinocheilus è il genere che dagli albori dell'acquariofilia è rinomato per la sua attività fitofaga, ma a volte può diventare aggressivo anche in giovane età e disturbare eccessivamente i suoi compagni di vasca; per questo sconsiglio il suo acquisto.

I Loricaridi invece sono pesci pacifici in tutto e per tutto e sono degli insostituibili divoratori di alghe e di detrito organico: i generi Ancistrus e Plecostomus sono fra quelli di più facile reperimento presso i negozianti.

Altro divoratore di alghe per eccellenza è l'Ephalzeorhynchus Siamensis: attenzione a non confonderlo con E. Kallopterus o altre specie che sono più aggressive e possono danneggiare gli altri pesci.

Per riconoscere i Siamensis originali basta osservarli da vicino e verificare questi particolari: la presenza di due piccoli barbigli davanti alla bocca, le pinne totalmente trasparenti, il corpo grigio e la striscia nera orizzontale che parte dalla bocca e finisce sulla biforcazione della pinna caudale.

I più comuni pulitori di fondo appartengono al genere Corydoras; sono molto robusti e non necessitano di cure particolari, tranne per ciò che concerne l'alimentazione.

Troppo spesso vengono considerati solo pulitori, pensando che si nutrano esclusivamente del cibo avanzato dagli altri pesci: non esiste metodo migliore per far deperire questi buffi quanto utili animali. Loro unico tallone d'Achille è proprio l'alimentazione che deve essere abbondante. A tale proposito esistono in commercio apposite pastiglie di cibo che cadendo sul fondo dell'acquario forniscono ai Corydoras tutto il nutrimento necessario.

Per tutti i generi e le famiglie di pesci che ho menzionato fino ad ora, è necessario per l'allevamento e per mantenere i nostri ospiti in salute e meno vulnerabili alle malattie, un ambiente con pH intorno al 7 e GH intorno ai 10 gradi.

La famiglia per eccellenza adatta ai principianti è rappresentata dai pesci ovovivipari (cioè che partoriscono un avannotto già formato) cioè i Pecilidi, di cui il più famoso rappresentante è senza dubbio il Lebistes Reticulatus o Guppy.

Questo splendido pesciolino è il primo in genere che ci fa avvicinare al mondo degli acquari e non c'è acquariofilo al mondo che nelle sue vasche non lo abbia ospitato almeno una volta.

Una tempo era consigliato per la sua eccezionale robustezza, adattabilità e moltitudine di forme e di colori.

Oggi purtroppo a causa dell'allevamento industriale di cui è oggetto, le manipolazioni genetiche per migliorare forme e colori, l'uso di ormoni, il Guppy ha subito probabilmente delle degenerazioni genetiche che lo hanno reso estremamente sensibile alle malattie e sostanzialmente la razza di importazione sembra molto più indebolita rispetto ai predecessori che nuotavano nella mia vasca una ventina di anni fa.

Infatti la forma originale non ha ne le lunghe code ne i bellissimi colori de pesci degli allevamenti specializzati, ma in compenso erano robustissimi e praticamente indistruttibili.

Vorrei qui aprire una parentesi sulle manipolazioni genetiche: tutti i pesci con pinne, colori, forma e dimensioni troppo diversi dagli esemplari selvatici, subiscono delle alterazioni, sia fisiche sia di comportamento: esempio su tutti sono il Lebistes (più sensibile alle malattie) e lo Scalare (perdita delle cure parentali); senza contare che molti di questi animali nati per il solo ed esclusivo piacere estetico, vivono meno a lungo e addirittura sono sterili.

Tornando ai Pecilidi questo indebolimento della razza è generalizzato a tutti gli appartenenti a questa famiglia: Xiphophorus, Platy, le varie specie di Mollyenisia fra cui il Black Molly che è sensibilissimo alle fungosi: di un colore nero-velluto è di grande effetto estetico, ma non tutti sanno che vive in acqua salmastra o addirittura salata (dove viene immesso come cura contro le "muffe").

I soggetti immessi in acqua dolce necessitano di pH e durezza elevati, pena il loro deperimento.

Fattori comuni ai Pecilidi sono pH e GH che dovrebbero essere intorno ai 7,5 per il primo e 15/20 gradi per il secondo.

Come conclusione verrei dire che 20 anni di esperienza mi hanno insegnato che la natura non va mai distorta per il nostro piacere, perciò in acquario non guardiamo solo il colore, ma anche le necessità dei nostri ospiti; non facciamo i soliti fritti misti facendo coabitare pesci di acqua dura con pesci di acqua tenera, anche perché gli uni o gli altri, a secondo dell'ambiente da noi creato, soccomberanno ammalandosi e morendo.

Non sovraffolliamo l'acquario, poichè i pesci che saranno di troppo per un determinato spazio vitale saranno inevitabilmente destinati a fare una brutta fine.

Con queste conclusioni voglio solo mettere in evidenza che per poter ottenere il massimo delle soddisfazioni da questo hobby basta veramente poco; l'importante, come ho detto nella prima puntata, è considerare l'acquario come un essere vivente con tutti i suoi equilibri.

Naturalmente era mio auspicio in questi articoli toccare i punti fondamentali su come si conduce un acquario, pertanto non ho approfondito volutamente i vari argomenti; in ogni caso per qualsiasi consiglio sono a disposizione di tutti coloro che avessero dei dubbi inerenti l'acquario d'acqua dolce.

 
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