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sabato 31 luglio 2010
 
 
Piante e arredamento
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Di Claudio De Maio

Con questo articolo non ho la pretesa di essere il nuovo Aren Van Den Nieuwenhuizen, e neanche di riscrivere la nuova edizione del libro delle piante; mi limiterò a dare consigli su come arredare l'acquario con le piante che comunemente si trovano in commercio, quale scegliere e che tipi di fertilizzanti usare. Per quanto riguarda le luci, vi rimando brevemente a fine articolo.

Vi parlerò dei metodi usati dai vari acquariofili. La prima regola del successo è avere un giusto equilibrio tra piante e pesci ospitati. L'acquariofilo esperto lo sa; nel funzionamento dell'acquario, il fattore più importante non sono i pesci ma le piante, e posso assicurarvi che quando la vegetazione cresce rigogliosa anche tutto il resto va alla perfezione. Questo non significa escludere i pesci dalle proprie vasche ma cercare di allevarne un numero equilibrato, perché anche loro contribuiscono a fornire sostanze nutritive alle piante. In un acquario sovrappopolato, ci saranno molte sostanze di rifiuto (e questo sicuramente non vuol dire miglior fertilizzazione) e ricordiamoci che il cibo rimasto sul fondo non ha niente a che vedere con la fertilizzazione del fondo. Dunque, prima regola: piante sane e corretta scelta dei pesci.

Parliamo ora brevemente del fondo. Studi fatti in natura hanno dimostrato che non deve essere troppo compatto; in alcune zone è ricco di ferro, in alcune altre no. Per quanto riguarda il ferro, è presto fatto: basta andare in un negozio specializzato e comprare un additivo di una delle varie marche in commercio; poi, come al solito, ognuno di noi avrà sempre il suo preferito. Per rendere il fondo soffice, basta creare alcuni strati diversificati; ad esempio, io uso mettere strati alternati di sabbia e ghiaia, fino ad arrivare ad un altezza di circa 6 ÷ 8 cm, senza dimenticare di mettere in mezzo la fatidica laterite (tipo sabbia rossa dei campi da tennis, per capirci) e per ultimo un sottile strato di sabbia, per rendere l'aspetto più naturale. A chi avesse già allestito l'acquario non resta che comprare le palline di laterite o le pastiglie o gli stick, che potranno essere aggiunti a piacere con tutto comodo. C'è ancora chi usa le tavolette di torba, che funzionano bene, ma se nel tempo si verificasse il bisogno di togliere una pianta troppo cresciuta, ad esempio un Echinodorus amazonicus, non vi dico cosa salterebbe fuori dal fondo! Un altro metodo per ottenere un fondo soffice è rappresentato dalle temutissime lumachine del genere Melanoides tuberculata; infatti, questi ospiti di giorno vivono nel fondo muovendolo, e al crepuscolo escono. Sono molto utili anche per monitorare lo stato del fondo; se ci fosse qualcosa che non andasse, sarebbero le prime a lasciarlo anche di giorno. Hanno, però, alcuni svantaggi: possono anche non piacere, si riproducono velocemente muovendo così tanto il fondo da mischiare gli strati precedentemente preparati e potrebbero fare alzare il valore del KH se l'acqua fosse tenerissima. Un allevatore di Discus teneva le famose Ampullarie sulla prima spugna del filtro (perché divorassero il cibo aspirato); queste non duravano molto perché il guscio si scioglieva letteralmente dopo poche settimane; su un acquario di 800 litri come il suo, la variazione del KH era praticamente trascurabile. Comunque, la presenza di queste lumachine non dovrebbe preoccupare più tanto.

Un altro metodo per vedere se tutto procede bene è quello di infilare un dito nella sabbia o ghiaia e vedere molte bolle di ossigeno venire in su.

E arriviamo all'arredamento vero e proprio.
Su molte riviste e giornali si consiglia di realizzare un progettino con le varie piante che s'intendono mettere; secondo la mia esperienza funziona solo a grandi linee o meglio, solo un occhio esperto riesce a capire come crescerà quella data piantina, e a volte nemmeno lui. E poi, parliamoci chiaro; per il neofita, molte piante si assomigliano terribilmente, e distinguere le une dalle altre non è cosa facile neppure per molti acquariofili non proprio di primo pelo. Questo, ovviamente, non vuol dire che non ci siano alcune regole da rispettare per creare un "acquario olandese". Comunque, ricordatevi che anche le "brutte esperienze" servono a far capire gli errori e a perfezionarsi.

La progettazione di una vasca inizia con il dividere le piante in categorie: acquatiche o palustri, solitarie o di gruppo, per altezza, per colore e grandezza delle foglie (tecnica tedesca per un acquario lussureggiante e luminoso; si basa su piante messe ordinatamente. Un classico esempio è dato dai giardini di tulipani). Il mitico Aren Van Den Nieuwenhuizen, prima di allestire un acquario, prendeva in considerazione la "sezione aurea", e si chiedeva da quali lati verrà osservato normalmente l'acquario. Per capire la che cos'è la sezione aurea (nel modo più semplice, altrimenti ci vorrebbe un tecnico disegnatore per ricavarla) disegniamo la base dell'acquario, in genere un rettangolo. Ora, dal lato lungo, tracciamo due linee parallele al lato corto che dividano il lato in tre parti, quelle estreme leggermente più grandi di quella interna, e poi colleghiamo l'angolo superiore destro con quello inferiore sinistro. I due punti dove la diagonale incontrerà le due rette parallele saranno detti "punti forti", quelli che dovranno essere occupati da piante di richiamo (cfr tav.1).

Se l'acquario fosse usato come divisorio tra due stanze o zone della stessa stanza, allora anche dal lato corto faremo lo stesso e dove s'incontreranno le rette, quelli saranno i punti di richiamo. Le piante potranno essere sia a gruppi che solitarie e comunque dovranno attirare l'attenzione dell'osservatore. Se i punti forti scelti fossero più di uno, l'importante è che si facciano risaltare con piante di diversa altezza, (il classico caso dell'acquario visto dal lato più lungo e quello corto, di solito opposto al filtro); inoltre, essendo la maggior parte degli acquari poco profondi rispetto alla lunghezza, i punti si possono far scivolare lungo le linee verso l'esterno, distanziandoli. Queste sono le regole che si usavano per i concorsi di acquari olandesi.

L'altra tecnica usata è quella dell'osservazione in natura di Takashi Amano (anche lui ha la sua "golden section", sempre la sezione aurea). Per capirci meglio, questa regola viene usata quasi da tutte le parti; ad esempio, cartoline e riviste (lunghezza e larghezza). Questo rapporto non è mai casuale ma è frutto di uno studio preciso affinché risulti più piacevole possibile all'occhio umano. Ritornando al nostro acquario, non conviene mai mettere perfettamente al centro una roccia o una pianta solitaria, ma è sempre meglio spostarla verso sinistra o verso destra, leggermente. Un acquario con questa regola sarà sicuramente molto più impegnativo, richiederà potature frequenti, ma di certo non sarà impossibile da curare. Ad esempio, a me è capitato di piantare tre rametti di Higrophila Corimbosa; i due che dovevano crescere si sono alzati pochissimo mentre l'unico che poteva anche non crescere, si è alzato tantissimo, andando a coprire con le sue foglie più alte una pianta rossa che notoriamente richiede molta luce. Grande importanza assume la profondità e, se ne avete la possibilità, non risparmiate su questa dimensione.

Nella grande maggioranza degli acquari, il lato posteriore è quello occupato dalle centraline di illuminazione e, per forza di cose, quello sarà il lato dove ci sarà un po' meno luce. Ed eccoci arrivati alle costruzioni delle terrazze, che potranno essere costruite anche in altri punti dell'acquario. Per costruirle useremo legni di torbiera, lastre di ardesia e pietra lavica, che ha la proprietà di essere lavorata facilmente; l'importante è non usare materiale calcareo. Per quanto riguarda l'ardesia, difficilmente si riuscirà a farle attecchire sopra delle piante, caratteristica, questa, che la rende difficilmente mimetizzabile. Un consiglio: abbinare pietre con radici è abbastanza difficile esteticamente e personalmente scelgo o le prime o le seconde, mai entrambe. Ricordiamoci di bloccare le terrazze sul fondo con piccole pietre o legni, come se fossero tasselli, per evitare delle fastidiosissime frane. Ho sentito di un altro metodo, con della pellicola, ma sinceramente non sono riuscito a capire ancora come si faccia. Anche le noci di cocco possono servire alla costruzione di terrazze, incollandole tra di loro a formare un cerchio e riempiendo di sabbia e ghiaia il centro; avremo così anche delle splendide tane per Apistogramma e altri ciclidi nani.

Come mimetizzare i sostegni delle terrazze?
Personalmente uso il trapano e buco in vari punti le radici, infilandoci muschio di Giava e Anubias.
Per quanto riguarda le rocce laviche, basta lavorarle con lima e punteruoli e il gioco è fatto.
Diverso è il discorso per l'ardesia, lavorabile con fatica. Le terrazze hanno il vantaggio di avvicinare le piante alla luce e di rendere esteticamente l'acquario più bello.

Altra regola per aumentare l'effetto profondità è coprire gli angoli posteriori dell'acquario con piante o tronchi. Io preferisco una via di mezzo, prendendo una radice larga e piatta e bucandola; la si riempirà di piante Anubias e Microsorum, le sole piante immortali. Se la radice non fosse così alta da arrivare sino all'angolo superiore posteriore, basterà mettergli sotto una noce di cocco che faccia da rialzo e che potrà essere nascosta da un gruppo di Cryptocoryne beckettii, che non hanno bisogno di molta luce ma crescono a ventaglio coprendo il tutto. Così, si avrà anche il vantaggio di avere una tana per i ciclidi nani e una zona di riposo per i pesci che amano l'ombra. Un altro metodo, descrittomi da un negoziante, è quello di prendere una lastra di polistirolo e, dopo averlo colorato con vernici non tossiche, riempirlo delle stesse piante menzionate prima. Questo stesso metodo viene descritto sul n° 3 di Aquarium oggi, del 1998.

Altra pianta utile per coprire le radici è la Riccia fluitans che, se legata opportunamente, crescerà velocemente; richiede, però, una luce intensa.Durante una delle mie visite ai vari negozianti, mi è stato mostrato un metodo molto interessante per incastrarla sulla radice, avvolgendola con la classica retina che contiene limoni e chiudendo il tutto con delle piccole fascette per elettricista, nascoste da un piccolo rametto di Anubias. Ricordiamoci di far galleggiare la riccia sull'acqua fino a quando il cespuglio non aumenterà di spessore; questo sarà il momento di bloccarla su un tronco con la retina. La Cabomba e la Llimnophila, ma soprattutto la prima, sono piante da punto forte, però deperiscono facilmente se vengono usate come raccoglitori di sporcizia; per questo motivo l'acqua deve essere priva di particelle in sospensione. La Limnophila si adegua più facilmente della Cabomba in acquario, la quale necessita di luce intensa e fertilizzazione con CO2. Una cosa è sicura: lo spettacolo che offre una Cabomba è nettamente superiore a quelle delle sue cugine. Ai neofiti consiglio la Cabomba caroliniana che richiede un po' di cure in più e Cabomba aquatica e C. piauhyensisi, che mostra sotto una luce intensa un bellissimo colore rossastro. Vanno piantati 5 o 6 steli insieme per creare l'effetto ventaglio (ricordiamoci di dare prima una spuntatina al fondo del gambo, comprese le radici) mentre per la Limnophila, essendo più larga, è meglio non piantare più di 2 o 3 steli insieme. Ricordiamoci, quando si poteranno, di ripiantare sempre la parte superiore che è quella vitale, mentre quella inferiore, col tempo, sarà sempre più spoglia. Sono piante consigliate per acquari non molto alti, da 40 ÷ 50 cm. Altre piante da richiamo (solitarie) sono le grandi specie di Echinodorus come E. rubin, ibrido e bella, ma abbastanza difficile da reperire (forse per il costo), E. amzonicus, E. cordifolius e E. ozelot con le foglie rosse a macchie (viene chiamata così perché ricorda il mantello del felino americano); sotto una luce intensa sviluppa un'altezza notevole e rosette di 15 ÷ 20cm. Per curiosità, posso accennare al'E. Kleinerbar, per capirci, una pianta con foglie rosso fuoco tipo la Nymphea lotus ma con la resistenza di un Echinodorus, questo è, almeno, quanto viene detto su una rivista perché in effetti non ho mai visto questa pianta in commercio. Tra gli Aponogeton (piante che amano l'acqua tenera) sicuramente la più bella è il E. madagascariensis con foglie tipo rete da pesca; richiede luce intensa e CO2. A. compact e crispus sono sicuramente tra le più vendute. Simili agli Aponogeton sono i Crinum natans e A. crispus; il secondo, bellissimo, forma delle foglie lunghe e sottili come corde. Anche questa piante non è facile da trovare. Il più famoso tra i Crinum è sicuramente il C. thaianum che, per capirci, è molto simile alla Vallinisneria gigantea ma con il bulbo; è l'unica pianta vista crescere in acqua salmastra insieme ai pesci arciere. Echinodorus, Aponogeton e Crinum sono soggette a quello che io chiamo "effetto turbo"; se esposte a luce intensa e sovrafertilizzate con ferro e CO2 crescono molto rapidamente, diventando gigantesche. Ad un certo momento, tuttavia, le foglie inizieranno a tagliarsi, soprattutto quelle con foglie larghe, che occuperebbero tranquillamente 60 cm solo per loro. Attenzione, dunque, alla sovrafertilizzazione di queste piante. Le mie piante hanno subito questo effetto quando, per la prima volta, ho installato l'impianto di CO2 che, insieme alle pastiglie di fertilizzante, ha prodotto un Echinodorus bleheri con foglie di 60 cm e con una che base occupava 25 cm (la classica pianta madre un po' più grossa), e Aponogeton ulvaceus e A. madagascariensis veramente enormi. Il bello era che questo effetto era visibilissimo; bastava aumentare la diffusione di CO2 nell'acqua e le piante crescevano a vista d'occhio, compreso il prato di E. tenellus (in altezza). Per quanto riguarda il Crinum natans, l'ho visto in fiore solo una volta nella vasca di un negoziante, un acquario aperto e dotato di faretto Dupla puntato sopra; anche quella pianta era veramente fantastica. I grandi Echinodorus sono soggetti al soffocamento interno (termine personale). Questa idea mi è venuta in mente un giorno vedendo mio zio potare un pino di mare dai rami interni per impedirne il soffocamento, cioè per lasciare spazio all'aria di girare liberamente (ed ecco il collegamento con il mio E. bleheri che, essendo enorme e pieno di foglie, soffocava la base. Le foglie interne diventavano giallo-marroni mentre quelle esterne rimanevano verdi e lunghissime; con una piccola potatura interna fu tutto rimediato). Gli Echinodorus si riproducono per stoloni e quando nasce una piantina non tagliatela subito ma lasciatela attaccata alla madre. Quando è possibile, interratela, lasciando sempre attaccato il cordone. Una volta divenuta grossa, tagliatela senza paura e crescerà ovunque la mettiate. Passiamo ora alle piante rossastre di gruppo, e precisamente quelle a steli.

Un altro metodo di arredamento, quello tedesco, come già detto, consiste nel far risaltare colori e forme delle foglie. Diciamo subito che le piante rosse, in generale, richiedono un po' di cura in più e, soprattutto, molta luce. Studi non molto recenti hanno dimostrato come si può aumentare l'intensità di luce: sistemare un foglio d'alluminio sotto il coperchio. Indicando come 100% la quantità di luce riflessa, si è visto che la lastra di polistirolo arriva al 90%, la vernice bianca al 92%, lo specchio in vetro all'85% e foglio di alluminio al 79%. Bisogna fare attenzione, però, nel caso si usasse polistirolo, a lasciare degli sfiati per evitare che la temperatura si alzi notevolmente, essendo il polistirolo un ottimo isolante. Ci sono in commercio, è utile ricordarlo, delle parabole da abbinare ai neon che aumentano l'intensità di luce sul fondo. Le piante rossastre a stelo più vendute sono la Bacopa caroliniana, la Rotala macrandra, la Ammania gracilis e l'Altnanthera reineckii. Queste piante hanno bisogno di luce intensa e dunque una buona regola è quella di non ammassarle tra di loro, ma lasciare almeno 3 cm tra uno stelo e l'altro. Questa distanza impedirà alle foglie di ombreggiarsi a vicenda. Queste piante, quando non sono nelle perfette condizioni, iniziano a perdere le foglie dal fondo dello stelo; cerchiamo, allora, di metterle su una terrazza e di coprire la base con piante basse come la Lobelia cardinalis, che va tenuta bassa per avere delle foglie di un verde intenso, e che risalterà moltissimo accostata a piante a stelo rossastre, nascondendo le imperfezioni del fondo. Questa pianta viene spesso usata negli acquari olandesi per creare l'effetto vialetto (molto più facile a dirsi che a farsi); quest'effetto si realizza partendo con steli bassi che man mano si alzano per andare verso il fondo dell'acquario, creando un effetto di profondità. E' una pianta da primo piano che colpisce subito l'osservatore Un tentativo di vialetto si può creare anche con la Bacopa caroliniana che, se esposta a luce intensa, trasforma il suo colore da un verde intenso a rosa, con punte rosse. E' abbastanza facile da coltivare con CO2 e ferro. La Nymphea lotus è una classica pianta a bulbo a foglia rossa e larga. Della stessa famiglia anche la N. stellata, un po' più facile da allevare. Per tenere queste piante basse con foglie larghe di un rosso intenso, come dice Andrea Meazza, bisogna educarle, tagliare, cioè, gli steli che si alzano all'altezza desiderata e così la pianta, con il passare del tempo, rimarrà sempre bassa. Anche questa è una tipica pianta da punto di richiamo, usata spesso negli acquari olandesi.

Altra pianta non molto difficile da coltivare è l'Ammania gracilis rossastra. E' una pianta da gruppo e tra le piante rosse a stelo è sicuramente la più facile da coltivare. Ricordatevi di non mettere le piante a stelo in fila, ma formare dei gruppi come, per esempio, la vegetazione lungo i lati, alternando verde e rosso, e davanti mettete piante non affamate di luce di luce, come le Cryptocoryne, che creeranno un contrasto con il loro verde scuro e rosso mattone, magari avvolte da una radice a forma circolare. Altra cosa da ricordarsi è che per avere piante a stelo sempre piene di foglie, non conviene farle alzare molto ma eseguire una regolare potatura e ripiantare la parte tagliata. Si dice spesso di coprire i lati, e questo va bene se un acquario è osservato per forze di cose solo dal vetro frontale, ma se i lati d'osservazione fossero due, come nella stragrande maggioranza dei casi (uno, in genere, è occupato dal filtro e il quarto è contro un muro) consiglio di mettere una pianta a crescita alta o piante a stelo di gruppo, solo nell'angolo posteriore; perché privarsi di un altro lato di osservazione? Una pianta resistentissima è la Ceratopetris cornuta che è ottima per fare maturare l'acquario. E' velocissima nella crescita e può essere usata come pianta per coprire la parete laterale oppure, dato che non ha bisogno di un substrato per crescere, la si può far galleggiare. Attenzione, però, perché presto occuperà tutta la superficie dell'acqua, oscurando le piante sottostanti. La si può, allora, ancorare ad un piombino. Walter Peris sconsiglia l'uso di piombo in acquario e dunque andrà bene un qualsiasi fermo, anche di plastica, nascosto, naturalmente, sotto la sabbia. E' una piante che cresce velocemente e consuma i nitrati in modo eccezionale. Passiamo ora al fatidico prato. Non ho molta esperienza a riguardo ma ho sempre usato Echinodorus tenellus e Sagittaria nana che, vi assicuro, coprono rapidamente la superficie. Per quanto riguarda l'amata Riccia fluitans, usata spesso da Amano, posso dire che è un attimino più complicata nell'attecchimento ma poi precede bene sotto luce intensa. Ho sentito che da poco tempo sono in vendita zolle già composte di Riccia, per aiutare l'attecchimento. Altre piante per il praticello possono essere la Glossostigma elatinoides o il Micrantherum micranthemoides. Sinceramente, in questo momento ho piantato proprio queste e, dopo due mesi, posso dire che il praticello cresce benissimo. La Glossostigma rimane bassa e cammina con stoloni mentre il Micrantherum tende ad alzarsi, cioè gli stoloni vanno verso l'alto; non faccio altro che rimetterlo sotto la sabbia quando esce e, se si alza, lo rinfilo di nuovo nel fondo. Cosi facendo porto il prato dove voglio che cresca. Una cosa importantissima: ricordatevi i cambi d'acqua che sono un tocca sana per tutto il sistema. Consiglio una durezza medio bassa, da 3 a 6°dKH.

Passiamo alla luce. Premetto che questo argomento sarà trattato profondamente dall'articolo di Luca Specchio che troverete in questo numero del Bollettino e, quindi, mi limiterò a dire poco. Non abbiate paura della luce; nel mio acquario da 300 litri ho 6 neon da 30W della Triton senza che cresca un'alga. Le luci sono accese dalla mattina alle 10.00 (4 neon) e alle 12.00 si accendono le altre due lampade. Alle 21.00 se ne spengono due fino alle 22.00, quando si spengono tutte. Ricordiamoci che le piante, dopo dodici ore di luce, terminano il processo di assimilazione e iniziano quello di respirazione, cioè riposano, e questo anche se la luce rimane accesa.
Per questo motivo mi sembra inutile un'illuminazione più lunga di 12 ore. Attenzione: molta luce richiede molta CO2. Attraverso la fotosintesi, l'energia della luce viene trasformata in energia chimica e dunque i componenti essenziali sono: CO2, acqua e energia (energia luminosa trasformata in energia chimica). Con una maggiore intensità di luce, più acqua viene scissa in ossigeno e idrogeno e qui entra in ballo la CO2; aumentando la luce senza apportare CO2 diminuisce l'efficacia della fotosintesi, perché luce intensa vuol dire più ossigeno liberato e senza CO2 si ha uno squilibrio all'interno della pianta tra CO2 e O2. Questo crea una stentata crescita della pianta. A tale riguardo è utile leggere l'articolo apparso su Aquarium Oggi, n° 2 1998, dove in parole semplici vengono descritti tutti i passaggi. La rivista è disponibile presso la nostra biblioteca.

Ricordatevi, infine, che le piante sono indice di salute dell'acquario; se di colpo la loro crescita si blocca, più qualcosa non va per il verso giusto. Se perdono le foglie o le punte diventano gialle o verde chiarissimo, potrebbe esserci carenza di ferro (esempio classico di questo la Limnophila). A riguardo vi segnalo l'articolo di Walter Peris "Come far crescere bene le piante", disponibile sul nostro sito Internet e di prossima pubblicazione. Prima di chiudere, un ultimo consiglio: mettete all'inizio dell'allestimento solo piante acquatiche a crescita veloce. Con l'ultimo acquario che ho allestito ho fatto esattamente l'opposto e, tranne qualche alghetta marrone, nulla da segnalare, ma non mi sento comunque di consigliare questo metodo.

Bibliografia:

  • Aquarium " Dalla vasca all'acquario" di Aren Van Den Nieuwenhuizen 1988 - 1989
  • Aquarium oggi "Come arredare un acquario" di Christel Kasselmann 1998
  • "Il nuovo libro delle piante di acquario" edizioni Tetra di Peter Beek
  • "Acquariofilia secondo natura" di Ludwig Dennerle 1990
  • "Acquari zen" di Takashi Amano, ediz. Mondadori 1998 Strasburger:
  • "Trattato di botanica" 8° edizione italiana , A. Delfino Editore
  • "Come far crescere bene le piante" di Walter Peris - Dicembre 1998.
 
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