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giovedì 11 marzo 2010
 
 
Le malattie dei pesci e le loro cure
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Di Maurizio Vendramini

Ho deciso, dopo lungo silenzio, di riaffacciarmi alla ribalta del bollettino spinto dal desiderio di poter essere utile a tutti coloro i quali nonostante i loro sforzi vedano inesorabilmente e chissà per quale strano motivo i propri amici pinnuti deperire fino alla morte;

Veniamo ora a descrivere la prima patologia, che oltre ad essere la più comune, è anche la più facile da curare data la semplicità di diagnosi e l'efficacia dei vari preparati commerciali facilmente reperibili in qualsiasi negozio specializzato: Ichthyophthirius multifilis ovvero la malattia dei puntini bianchi.

Non mi dilungherò in questa sede sulla biologia dei parassiti, ma esclusivamente sui rimedi; per questo rimando tutti alla bibliografia specializzata:
DIETER UNTERGASSER "Malattie dei pesci d'acquario" edizioni Primaris,
VALERIO ZUPO "Le malattie dei pesci d'acquario" edizioni Olimpia
MASSIMO MILLEFANTI "Le malattie dei pesci d'acquario" edizioni De Veccchi .

I prodotti consigliati svolgono la funzione di distruggere i cosiddetti Tomiti (cellule figlie) mentre nuotano in acqua per cercare un ospite. A sostegno della terapia si può alzare la temperatura di 2/3 °C mentre il trattamento va ripetuto fino al giorno seguente la scomparsa di tutti i puntini; per quanto riguarda dosi e sistema di cura consultare i relativi fogli illustrativi. Voglio sottolineare che per l'Ictio i prodotti commerciali citati di seguito svolgono egregiamente il loro compito: ICKCID dell'Ottavi, CONTRA-ICK della Tetra e I-CELLIN della Brustman sono i più noti a me; personalmente uso da anni il COSTAWERT della Sera. (Attenzione: questo prodotto va utilizzato solamente nelle dosi consigliate dalla casa in quanto per molti pesci è tossico).

Altre malattie molto comuni fra gli appassionati di marino sono il ciliato Cryptocarion irritans e il protozoo Oodinium; entrambi sono curabili con i seguenti prodotti: Marinbiocur della ONDA, Oodinowert della SERA e altri preparati a base di rame: attenzione perché il rame è mortale per tutti gli invertebrati e alcuni pesci (come i Labroides) non lo tollerano.

I trattamenti si svolgono come per l'Ictio; cioè si cura fino al giorno successivo la scomparsa di tutti i puntini o i sintomi della malattia, che nell'oodiniasi sono occhi velati, ipersecrezione mucosa, respirazione accelerata e infarinatura con puntini più piccoli ma più fitti rispetto all'Ictio; il Cryptocarion si riconosce perché si manifesta con piccoli puntini bianchi, simili a quelli che si riscontrano in acqua dolce.

Sui testi, per queste malattie, viene menzionato anche il cosiddetto "trattamento termico" con temperature oscillanti tra i 31 e i 35 °C, in tal modo si porta all'esasperazione il metabolismo del parassita fino a farlo morire di stress.

Ma c'è un altro sistema poco conosciuto e poco usato; questi parassiti hanno un ciclo biologico pressoché uguale e riassumibile principalmente in due fasi: nella prima la cellula madre, dopo essersi nutrita dell'ospite si incista; nella seconda essa si apre liberando le cellule figlie, ed è proprio a questo punto che intervengono i medicinali chimicamente, oppure noi meccanicamente. A non tutti è noto che le cellule figlie se entro 24 ore non trovano un ospite, muoiono. E forse non tutti sanno che queste cellule distinguono solo ombra e luce; quindi per sopravvivere devono colpire un ombra che nuota nell'acqua e cioè un pesce; ma se noi non abbiamo molti pesci e non accendiamo la luce per alcuni giorni, lasciando i nostri amici pinnuti nell'oscurità quasi totale, ebbene i microrganismi non avendo alcun punto di riferimento visivo, muoiono di stenti. La validità di questa teoria è stata confermata dalla guarigione di un Pomacantide, dato per spacciato e abbandonato per motivi di spazio e di tempo in un luogo buio, trovato guarito da Cryptocarion dopo una settimana di "segregazione".

Molto frequenti nei pesci di prima importazione sono i ciliati Chilodonella e Trichodina ed il flagellato cutaneo Costia (Ichthyobodo) necatrix detti anche "La triade dei deboli" in quanto colpiscono per lo più pesci stressati ed indeboliti. Da sottolineare che i tre parassiti descritti cessano la loro attività al di sotto dei 12 gradi e il Costia muore a temperature superiori ai 30 gradi.

Spesso li troviamo tutti insieme su un medesimo ospite; i sintomi principali che ci fanno capire un attacco di uno o di tutti e tre questi microrganismi è l'ipersecrezione mucosa, cioè quella patina opaca che vediamo in controluce sulla pelle dei pesci; altri sintomi secondari sono dondolamento sul fondo, pinne chiuse o lievemente corrose, oppure se vengono attaccate le branchie, stazionamento in superfice e, dopo 5/7 giorni, sopravviene la morte per asfissia.

Un attacco di Costia alle branchie è facilmente riconoscibile oltre che per lo stazionamento in superficie, anche da piccole chiazze bianco opaco sulle lamelle branchiali, cose che invece non ho riscontrato per gli attacchi di Chilodonella alle branchie.

Altra differenza tra Costia e Chilodonella è che quest'ultima non ulcera la pelle, ma fa produrre al pesce parassitato una grande quantità di muco; muco che nelle infezioni di Costia non risulta così abbondante; d'altro canto nella costiasi l'epidermide, come anzidetto, si ulcera facilmente lasciando via libera ad infezioni secondarie portate da Aeromonas, Pseudomonas ed altri tipi di batteri che accelerano enormemente il peggioramento del quadro clinico generale.

Per quanto riguarda Trichodina si può affermare che non è un vero e proprio parassita, in quanto si nutre di batteri; ma per procurarseli perfora la cute dei nostri pesci: ecco perché si accompagna frequentemente ad entrambe le patologie precedenti ed ecco perché un attacco massiccio da parte di questo ciliato può rivelarsi deleterio.

Teniamo presente che questi parassiti abbondano quando c’è una grande quantità di sostanza organica presente in acqua e quando scarseggiano o addirittura sono assenti i cambi parziali; per Trichodina sarebbe addirittura sufficiente un cambio del 50% quotidiano.

Come cura contro questi parassiti utilizzo per quattro giorni del Mycowert della Sera; per attacchi massicci uso in dose tripla quella consigliata dalla casa, ma solo in vasche di quarantena, visto che tale dose ucciderebbe le piante e danneggerebbe notevolmente il filtro;

Dimenticavo di consigliare in questi casi l'utilizzo del Cloruro di Sodio, ove possibile, in ragione di 2 o 3 g (circa un cucchiaino da te) per ogni litro di acqua.

Vediamo ora altre patologie molto comuni come le batteriosi.

Senza dubbio una fra quelle peggiori è quella sostenuta dal Flexibacter columnaris.

I sintomi sono differenti da specie a specie; ad esempio nei pecilidi si manifesta con corrosione e sfrangiamento delle pinne, con imbiancamento e ulcerazione dell'epidermide o con l'imbiancamento della bocca e della testa. Per prevenire questa patologia che nei casi acuti può distruggere una popolazione di pesci in meno di una settimana, io agisco nel modo seguente e cioè mettendo in "salamoia" i pecilidi, in particolare quelli provenienti da Singapore e dagli allevamenti del Sud Est asiatico: aggiungedo sale marino porto la densità da un minimo di 1008 ad un massimo di 1015 secondo i casi; la dissalazione avverrà di 2 punti per settimana.

Nei caracidi i Columnaris si presentano spesso come chiazze bianche che partono dal dorso e arrivano al ventre, più o meno estese e che molti operatori del settore ritengono erroneamente Plistophora; innanzi tutto quest'ultima non è un batterio ma uno Sporozoo e perciò non si può combattere con gli antibiotici, in secondo luogo è

molto rara e non così contagiosa, in terzo luogo i testi non danno nessuna cura se non di sopprimere gli animali colpiti e migliorare l'ambiente ed in ultima analisi questi sporozoi attaccano solo le fasce muscolari e non l'epidermide; pertanto essa non viene ulcerata repentinamente come avviene invece negli attacchi da Columnaris.

Anche la Foruncolosi, Vibriosi e la Setticemia emorragica sono di derivazione batterica: i sintomi della prima sono appunto delle specie di foruncoli che compaiono sull'epidermide: non è molto contagiosa, ma in breve tempo uccide l'animale colpito.

Le ultime due hanno sintomi similari e cioè delle chiazze sanguinolente sulla pelle: sono molto infettive e bisogna agire subito con il Cyprinopur (sui pesci rossi) o il Baktowert (in acqua tropicale) della Sera.

Generalmente la corrosione e lo sfrangiamento delle pinne sono ugualmente sostenute da batteri e i rimedi che abbiamo a disposizione sono il Bactowert e il Mycowert: in casi gravi possono anche essere miscelati nelle dosi consigliate dalla casa oppure usati in dose tripla, sempre però in vasca a parte.

Anche l'Idropisia (ventre rigonfio) e l'Esoftalmia (occhi sporgenti) possono essere provacate da batteri; se prese in tempo si possono cuarare con i prodotti sopra menzionati. Nei casi gravi preferisco sopprimere gli animali con una profonda incisione dietro la testa.

Tengo a precisare che in tutte le cure descritte finora, al termine del trattamento e a guarigione avvenuta, non filtro con carbone ma effettuo abbondanti e frequenti cambi parziali. Quando i pesci boccheggiano in superficie anche se non c'è inquinamento, o quando muoiono a scadenze regolari, ogni ora o frazione di essa, e non presentano sintomi esterni come chiazze o pinne sfrangiate, i responsabili della moria potrebbero essere dei ceppi di Aeromonas o Pseudomonas. Altri sintomi che possono provocare questi microrganismi sono un lieve intorbidamento della mucosa e delle pinne; per combattere questi pericolosi batteri che possono uccidere in breve tutti gli occupanti di una vasca, possiamo utilizzare prodotti commerciali antibatterici. Trattamento per tre giorni.

N.B. In tutte le malattie batteriche la temperatura troppo elevata accellera i ritmi di riproduzione dei microrganismi, pertanto al contrario di altre malattie sconsiglio un innalzamento della temperatura; addirittura Millefanti, cosa che condivido pienamente, afferma che i Columnaris non compaiono, o meglio, sono quiescenti al di sotto dei 24 °C.

Per tutte le batteriosi fin qui descritte, si può utilizzare il BAKTOWERT della Sera (in vasche di quarantena anche in dose tripla o miscelato al Mycowert); prodotti commerciali di composizione similare e altrettanto efficaci sono il GENERAL TONIC della Tetra, il CILEX della Brustman, oltre ai prodotti Ottavi LIQUICID (disinfettante generico) e BACTOCID (batteriostatico).

Ai neofiti e per gli acquari di comunità, consiglio ESCLUSIVAMENTE prodotti commerciali.

IMPORTANTE: i principi attivi vanno utilizzati SOLO in acquari adibiti a quarantena o in vasche infermeria.

N.B. Tutti i trattamenti antibatterici devono essere protratti per 3 giorni nella dose consigliata, con relativo cambio parziale di 1/3 prima dell’aggiunta della dose successiva.

Ed ora passiamo a tutt'altro genere di parassiti cioè quelli esterni, i cosiddetti Ectoparassiti.

Gyrodactylus, vermi della lunghezza di poco meno di un mm, parassitano la pelle dei pesci; i sintomi sono difficili da decifrare poichè sono comuni ad altre patologie, ma una decolorazione localizzata dell'epidermide, ipersecrezione mucosa, pinne chiuse accompagnati da un veloce dimagrimento, ci possono mettere in guardia.

I Dactylogyrus, anch'essi vermi, parassitano invece le branchie; ipersecrezione mucosa dagli opercoli e respirazione accellerata, sono i sintomi classici di un attacco di questi metazoi.

Ottimi risultati si hanno immergendo per almeno 10 minuti i pesci colpiti in acqua marina trasferendoli poi in un’altra vasca; in tal modo i vermi "rinsecchiscono" per shock osmotico.

Per fortuna su pesci adulti robusti e sani, questi vermi non danno mai sintomi e non riescono a riprodursi in modo tale da risultare dannosi al proprio ospite; questo perché le difese organiche del pesce riescono a neutralizzare gran parte dei parassiti; ma quando ci sono dei pesci giovani o stressati ecco che le difese immunitarie calano, dando via libera ad una infestazione massiccia. Questo è quello che avviene con i Discus di poche settimane allorché i pesciolini iniziano a boccheggiare in superficie: i genitori, portatori sani, hanno trasmesso loro i vermi.

Conviene quindi, prima di effettuare una riproduzione razionale, trattare preventivamente i genitori al fine di assicurare il massimo dell'igiene ai piccoli in futuro.

Altri ectoparassiti abbastanza frequenti nei nostri acquari sono i crostacei Argulus e Lernaea. I primi si riconoscono come dei piccoli dischetti grigiastri muniti di minuscoli occhi; si fissano saldamente alla mucosa del pesce di cui succhiano il sangue. I secondi invece sembrano delle freccine conficcate nel corpo dell'ospite; quello che noi vediamo sono solo le femmine con la porzione esterna del loro corpo su cui si possono notare i sacchi ovigeri; la porzione interna è composta da grandi uncini e da alcune ramificazioni con cui succhia il sangue; i maschi di questa specie conducono vita planctonica.

Per attacchi lievi si può portare la densità da 1005 a 1010 oppure dotarsi di occhio acuto e pinzetta, con l'accortezza di disinfettare la ferita provocata dall'estrazione del parassita con del Mercuro Cromo.

Rimedio commerciale per eccellenza contro vermi e crostacei parassiti è il Gyrotox della Tetra.

Su altri metazoi che invece parassitano gli organi interni non ho esperienza, anche perché questi parassiti per il loro ciclo vitale spesso hanno bisogno di un ospite intermedio, oppure lo stesso pesce è ospite intermedio essendo obbiettivo ultimo un uccello o un mammifero acquatico; fortunatamente sono molto rari in cattività, per la cura pertanto rimando alla bibliografia.

Molto comuni invece sono le Micosi o funghi; la presenza dei miceti in acquario sono assoluto sinonimo di acqua sporca e mancanza totale di cure. Nei pesci di cattura si presentano su piccole ferite e microabrasioni dovute alla cattura stessa. I rappresentanti di questa classe sono Saprolegna e Achlya i sintomi inconfondibili sono batuffoli a mo' di ovatta su bocca, corpo o pinne. il sale da cucina in ragione di un cucchiaino da tè x L è coadiuvante del trattamento che deve essere protratto per almeno tre giorni. Ottimi rimedi commerciali sono il MYCOWERT della Sera, il FUNGISTOP della Tetra, il MICOCID dell'Ottavi.

L'ultima patologia che voglio descrivere e che io non considero una patologia, bensì un semplice segno esterno di un malessere generale intrinseco del soggetto colpito, è la cosiddetta " Malattia del buco" che tanto fa rabbrividire gli allevatori di Discus nonché i ciclidofili in generale. Sostenuta da vari generi di flagellati intestinali come Spironucleus, Hexamita e Trichomonas, ha sintomi principali che consistono in dimagrimento, inappetenza, feci mucillaginose e inscurimento della livrea. La cura deve essere effettuata con 1 g x 100 L di Metronidazolo ( in farmacia Flagyl in compresse da 250 mg ) per tre giorni, ripetendo metà dose il 2° e 3° giorno. Ottimo rimedio è anche l’HEXA-ex della Tetra. Per sostenere la terapia e uccidere i parassiti si porta la temperatura anche intorno ai 32/34 °C (anche 35) e nonappena i pesci ricominciano ad avere appetito consiglio di dare loro artemie congelate imbevute di vitamine. Ho sottolineato artemie perché fra tutti i cibi è quello che secondo me è più appetibile, digeribile e ricco di fibre nonché di proteine: praticamente il più bilanciato a livello nutrizionale e l'ideale per la convalescenza dei pesci.

Veniamo ora al perché considero questa malattia un'espressione data non da fattori batterici o parassitari in senso lato, ma da fattori ambientali avversi; personalmente sono convinto che tutti i Ciclidi, variabilmente da specie a specie, siano portatori di Flagellati; ma credo anche che questa patologia sia un po' come il nostro Herpes: ciò appare in casi di stress continuato: valori biochimici errati, acqua fredda o inquinata, estrema competizione alimentare, errata dieta, scarso nutrimento, malattie non curate, sono fattori che concorrono a cali delle difese immunitarie dando modo ai flagellati normalmente presenti nell'intestino, tenuti sotto controllo da suddette difese, di riprodursi in modo abnorme e diventare di conseguenza patogeni.

In ultima analisi penso che coloro i quali sostengono che gli Scalari siano portatori sani di flagellati nei confronti dei Discus, sono in errore; io ho prova di Discus tenuti insieme a Scalari che sono sanissimi; bisogna solo conoscere le esigenze degli animali: gli Scalari sono più robusti, più voraci e sopportano meglio i 25 °C dei Discus ed è per questo motivo che questi ultimi in acquari di comunità oppure se associati agli Pterophyllum sviluppano facilmente la malattia. Se invece teniamo i Discus in acquari anche di comunità dove le loro esigenze sono rispettate in tutto e per tutto (acqua pulita, cambi frequenti, cibo sostanzioso e variato ) non potremo che avere soggetti sani e che addirittura proveranno a riprodursi. A conferma di ciò, cito un caso verificatosi due anni orsono e che mi ha dato il modo di giungere a queste conclusioni; alcuni scalari nati 6 mesi prima, sono stati inseriti in una vasca insieme ad alcuni Caracidi; i Ciclidi erano soggetti ad una forte competizione alimentari ( si sa quanto i Caracidi siano veloci ed ingordi) e dopo un brusco abbassamento di temperatura durato una settimana (avevo il riscaldatore rotto) metà di essi aveva sviluppato i Flagellati; curati con Flagyl e cibo vitaminizzato ad una temperatura di 32 °C, si sono ristabiliti completamente in meno di dieci giorni.

Questo caso è lapalissiano di quanto sia importante rispettare le peculiari esigenze vitali di ogni singola specie di pesce che noi alleviamo.

Concludo queste righe sperando di essere stato sufficientemente chiaro e comprensibile nelle spiegazioni, ribadendo che sono esperienze personali provate sulla mia pelle (o meglio su quella dei pesci) e che pertanto tali suggerimenti non precludono altri sistemi di cura che possono affiancare o sostituire quelli fin qui descritti.

CHI FOSSE INTERESSATO ALLA VERSIONE INTEGRALE DELL’ARTICOLO, E’ PREGATO DI CONTATTARMI.
IN QUESTO ARTICOLO SONO STATI VOLUTAMENTE SEGNALATI RIMEDI COMMERCIALI EFFICACISSIMI E NON PRINCIPI ATTIVI, IN QUANTO MOLTI DI QUESTI SONO POTENZIALMENTE TOSSICI E DEVONO ESSERE UTILIZZATI ESCLUSIVAMENTE DA PERSONE ESPERTE.
 
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