Di Lorenzo Romanelli - Estratto dal Notiziario GAEM 05/2002 Mi soffermerò poco nell'elencarvi le caratteristiche del genere Betta perché vorrei raccontarvi in modo più approfondito la mia esperienza con questo magnifico pesce rimandandovi, per approfondimenti in merito, ai numerosissimi articoli e libri già esistenti (vedi anche il bellissimo articolo di Maurizio Vendramini). Originario della Thailandia, il Betta splendens fa parte della grande famiglia degli Anabantidi o Labirintidi (Colisa, Tricogaster, ecc.), pesci che riescono grazie ad un organo respiratorio supplementare, il labirinto appunto, ad utilizzare l'ossigeno atmosferico per respirare. I Labirintidi vivono in zone palustri e ricche di vegetazione dove la temperatura dell'acqua è calda e il livello basso, quindi tipico delle risaie asiatiche quando vengono semi-prosciugate per la piantumazione. Il Betta splendens si presenta con un corpo allungato e la bocca, per ovvi motivi di respirazione e nutrizione (mangiare i piccoli insetti sul pelo dell'acqua), rivolta verso l'alto. Il disformismo sessuale nei vari anni di allevamento è molto cambiato: mentre la forma selvatica si diversificava solamente per la colorazione più intensa nel maschio, oggi, grazie alla forte aggressività di questa specie che viene chiamato anche pesce combattente, gli allevatori asiatici hanno creato una vera e propria forma feroce con colorazioni più intense e pinne più sviluppate che viene usata per combattimenti/scommesse dove, tralasciando qualsiasi rispetto della natura, i due "lottatori" si scontrano fino "all'ultima pinna" o addirittura fino alla morte dello sventurato perdente. Veniamo ora alla mia esperienza con una coppia regalatami dall'amico Maurizio Vendramini: entrambi i partner erano di colore blu/rosso, già sessualmente maturi e per simpatia li soprannominai Osvaldo e Caterina. Nella mia vasca di comunità di 120 litri la coppietta si ambientò subito anche perché nella popolazione già presente, Ancistrus dolicopterus, Epalzeorincus siamensis, Corydoras aeneus, Botia macrachanta e Barbus titteya non trovarono grossi rivali per mangiare e in seguito predatori che potessero divorare le uova che instancabilmente i due deponevano regolarmente ogni quindici giorni circa. Per nascondere il poco naturale filtro di plastica, avevo costruito con l'aiuto dell'amico "MioMao" Varisco una finta parete rocciosa (prometto che sarà argomento di un prossimo articolo). Dopo un paio di giorni di perlustrazione della "zona acquario", Osvaldo sfidò addirittura la corrente inversa proveniente dalla pompa del filtro per entrare nella stretta fessura lasciata nella finta parete rocciosa per il ricircolo dell'acqua. E, proprio in quel piccolo spazio tra filtro e parete, cominciò indisturbato la costruzione del nido di bolle usando come appoggio un lato del filtro da una parte e un lato della finta parete rocciosa dall’altra. Una volta costruito un bel corposo nido di bolle, bisognava portarci sotto Caterina; senza battere ciglio per la difficoltà di uscire ed entrare in quel ristretto pertugio che collegava i due spazi, Osvaldo sfidò innumerevoli volte la corrente della pompa per convincere con grandi esibizioni di pinne e fantastici balletti la sua compagna a seguirlo. Dal canto suo Caterina, che diventava sempre più gonfia di uova e presentava righe verticali nere, indice di una pronta predisposizione all'accoppiamento, non disdegnava tutte quelle parate in suo onore ma arrivata di fronte alla "porta di casa" esitava e si lasciava allontanare dalla corrente. Oramai l'eccitazione di entrambi era arrivata alle stelle e dopo altri tentativi falliti anche Caterina riuscì ad oltrepassare l'ostacolo della corrente inversa per coronare la sua unione con Osvaldo. Portata a termine la deposizione Caterina fu scacciata e tenuta a debita distanza dal nido parto ormai colmo di uova. Le deposizioni si susseguirono per diversi mesi, sia perché toglievo le uova dal nido per vederne lo sviluppo, sia per i cambi sia facevo con regolarità ogni 15 giorni. Pensate che anche dopo alcuni mesi dal trasferimento della coppia in una nuova vasca riuscivo a pescare, ogni tanto, dei piccoli di Betta che si rifugiavano sulla superficie dell'acqua dove galleggiava della Ceratophyllum Demersum. Questo a dimostrazione del fatto che se una vasca è ben avviata anche degli avannotti trovano qualcosa da mangiare, non solo avanzi di cibo lasciato dagli altri inquilini ma qualcosa anche in quella copertura algale che si forma sugli arredi. Infatti sulla parete artificiale non manca occasione di vedere pesci, non soltanto i soliti fitofagi (Ancistrus, Epalzeorincus, ecc.) "brucare" qualcosa che, anche se ai nostri occhi risulta invisibile, nutre gli ospiti della mia vasca. Vi ho parlato del trasferimento della coppia in un nuovo acquario, ebbene si, il mio interesse per l'acquariofilia non si limita soltanto nell'accudire dei pesci, ma la cosa che più mi affascina è vedere come si riproducono in cattività i miei beniamini. Quindi ottenute diverse riproduzioni di questa specie volevo provare con altre, non giudicatemi subito male non fanno una brutta fine le creature che accudisco o che cresco nelle mie vasche, anzi prima di cederle a qualche altro acquariofilo controllo bene dove vanno a vivere. Ma dove mettere questa bellissima coppia che comunque non smetteva di riprodursi? Tenendo presente il divieto di mia moglie di avviare qualsiasi altra vasca in casa mi rimaneva soltanto la soluzione di regalare Caterina e Osvaldo. Proprio in quel periodo dovendo partecipare alla riunione di classe all'asilo di mia figlia Noemi venivo a sapere che nel programma dell'anno scolastico avrebbero trattato l'argomento animali per sensibilizzare i bimbi sin da piccoli verso il rispetto della natura. Proponendo all'insegnante prima e alla direttrice in seguito di avviare, in classe, un acquario per i bambini, presi come si dice due piccioni con una fava: avviare un nuovo acquario (arredare nuovi acquari mi è sempre piaciuto molto), spostare la coppia potendola comunque tenere in osservazione e per ultimo, ma non meno importante, "insegnare un po’ di natura" e far felici una marea di bambini. Iniziò così una nuova esperienza: preparata la vasca di 20 litri circa con ghiaino, sassi, piante e filtrino interno, approfittai di una mattinata libera dal lavoro per portare tutto all'asilo. Logicamente dovendo accontentare subito la voglia dei bambini di vedere i pesci nuotare nella vasca mi portai il materiale filtrante e l'acqua già "maturi" prelevati dalla "vasca madre". A fare compagnia alla coppietta misi, anche per eliminare l'eccessiva somministrazione di cibo che sicuramente i bambini avrebbero compiuto con il passare dei giorni, due piccoli Ancistrus dolicopterus nati anch'essi nella vasca di comunità. I bambini non mi mollavano un attimo, si spingevano per vedere quello che facevo, arrivando addirittura a non lasciarmi arrivare alla vaschetta per lavorarci. Mi sommersero di domande: ...come si chiamano? ...sono marito e moglie? ...dove sono i loro bambini? ...cosa mangiano? ... gli possiamo dare la nostra pastasciutta? Insomma se per allestire la vaschetta ci misi solo un'ora, nonostante dovetti far scaldare l'acqua sui caloriferi prima di mettere i pesci, l'intera mattina mi volò per rispondere a tutte le domande che quelle "spugne di sapere" che sono i bambini dai tre ai cinque anni mi posero finche non dovettero andare a fare tutte le altre attività di quella giornata. L’operazione “natura all’asilo” era cominciata bene e stava anche proseguendo stupendamente, tutte le mattine accompagnando Noemi potevo controllare l’andamento della vasca con i suoi inquilini e decidere quando fare i cambi d’acqua, i bambini dovevano soltanto dare da mangiare nel corso della giornata e godersi quello scorcio di natura in classe perché anche per l’illuminazione ci avrebbe pensato un timer. Purtroppo Caterina mori dopo poche settimane, quasi sicuramente per un mio errore di valutazione nel mettere una coppia di Betta, anche se molto affiatata, in una vasca di soli 20 litri. Spazio troppo piccolo, anche se molto pieno di piante, per le infuocate parate di Osvaldo e le innumerevoli dipartite della povera Caterina. Decisi quindi di cambiare tipi di pesci ma, accennata l’idea alla classe, la risposta fu un coro di NO. Oramai erano già affezionati ad Osvaldo che anche se era “monello” era diventato, insieme ai due Ancistrus (Cico e Cica), un membro della classe. Anzi oltre a non poter più togliere questi pesci i bambini mi chiesero di trovare una nuova compagna per Osvaldo che, secondo loro, ora si sentiva solo. Pensando alla fine che avrebbe potuto fare ancora una sola femmina decisi di farmi regalare da un amico ben due compagne nuove per il “vedovo” da consolare. Potete immaginare la felicità dei bambini, quando una mattina si ritrovarono la vasca con due nuovi inquilini da “battezzare” e la decisione fu unanime, anche se erano due femmine, i nomi furono Lillo e Lilla. Ora l’aggressività è suddivisa tra le due Bettine che gonfie di uova disorientano Osvaldo scappando in direzioni diverse tutte le volte che le sue pinne si raddrizzano minacciose per allontanarle dagli innumerevoli nidi di bolle che costruisce instancabilmente. Penso che prossimamente spegnerò per qualche giorno il filtro che, forse troppo violento nella sua gettata, rompe tutte le strutture di bolle fatte da Osvaldo, sperando che ricominci la riproduzione e faccia felice tutti i bambini della classe. Di seguito alcuni discorsi dei bambini (Sezione Rossa, Scuola Materna di Garbagnate Milanese - via Roma 10) davanti alla vaschetta e le considerazioni della maestra Scilla: “Da qualche tempo abbiamo in classe un acquario con quattro pesci colorati …” (Matteo) “No sono cinque non vedi …” (Elena) “Abbiamo dato da mangiare ai pesci? …” (Michele) “ … loro mangiano il cibo della scatoletta …” (Martina F.) “… sembrano bricioline di pane, carne, verdura” (Matteo) “All’inizio è morta Caterina … la mamma … (Martina) “… e allora abbiamo fatto il funerale” (Gabriele) “Ci sono Osvaldo, Cico, Cica, Lillo e Lilla e stanno bene nella nostra classe … (Gianluca e Gabriele) vogliamo tenerli sempre con noi”. “Andrea dagli poca pappa se no fanno indigestione e muoiono come Caterina!”(Chiara) “ Ma no! La sua pancia era diventata tutta bianca come i sassi che ci sono sotto …” (Francesca) “Scilla ha detto di non dargliene troppa e quella è troppa!” (Simone) “Io trovo che la presenza di animali in sezione sia molto stimolante e arricchente. I bambini oltre ad arricchire il linguaggio, maturano la capacità di rispettare la natura e gli esseri viventi. Ringrazio il papà di Noemi per averci donato l’acquario." Scilla e i bambini della sezione rossa Un ultima considerazione che non vuole però essere arrogante: è assolutamente inutile rimproverare i nostri figli quando non rispettano l’ambiente che ci circonda se non siamo noi i primi ad insegnargli a farlo. Mi spiego meglio: se un bambino si accosta alla natura con il desiderio di allevare un animale non demotiviamolo soltanto perché non possiamo per motivi di spazio o di tempo accudire questa creatura, ma spieghiamogli che come essere vivente anche lui ha bisogno di cure e attenzioni quasi e forse più di noi e dei nostri figli, insomma parliamo con i bambini anche perché tante volte sono molto più sensibili di noi. Assolutamente non per far pubblicità alle aziende del settore, ma secondo il mio punto di vista avvicinare i bambini alla natura con un acquario e veramente la cosa migliore e meno impegnativa. Logicamente bisogna farlo bene informandoci prima noi e tramandando poi a loro tutto con semplicità perché comunque la natura è questo, solo ed esclusivamente semplicità!
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