GAEM - Gruppo Acquariofilo Milanese  
Home arrow Interviste arrow I vermi del genere Camallanus
mercoledì 08 settembre 2010
 
 
I vermi del genere Camallanus
Di Andrea Varisco


Nel maggio dell'anno 2000, presso un negozio di provincia, acquistai un esemplare di Rineloricaria (presumibilmente R. hasemani), adulto, apparentemente un maschio.
Era da molto tempo che cercavo un esemplare con quelle caratteristiche, perché possedevo già degli esemplari "tutti uguali", apparentemente delle femmine. Ovviamente fui molto contento di quel inconsueto incontro ed introdussi con molta soddisfazione il nuovo arrivato nel mio acquario "grande", in compagnia di sei "stupende signorine" della sua specie. Era infatti mia intenzione tentare una loro riproduzione, indicata dai sacri-testi come "non difficile".

Malgrado sia un pesce provvisto di "bocca a ventosa", chi ha allevato Rineloricaria sa che è molto difficile vederlo attaccatoActive Image alle pareti verticali dell'acquario. Durante il giorno questi pesci amano stazionare assolutamente sul materiale di fondo, "setacciando" accuratamente la sabbia fine.
Durante la notte, invece, come molti altri Loricaridi si animano, spostandosi ovunque e raschiando qualsiasi superficie in cerca di alimenti.
E', appunto, di notte che mi accorsi che il maschio da poco acquistato recava con se un "particolare regalino". Quella notte mi alzai, forse per bere dell'acqua. Non ricordo con precisione, ma era di certo notte inoltrata. Dopo aver acceso la luce della cucina, vidi questo esemplare attaccato al vetro frontale dell'acquario. Caso molto raro! Mi avvicinai, quindi, per osservarlo da vicino e... con mio grande stupore, vidi che, attaccato all'ano del pesce, vi era un gruppo di "fili rossi", apparentemente immobili. Molto curiosi da vedere: una vera sorpresa!
Fu quella la prima volta che vidi, personalmente, dei vermi appartenenti al genere Camallanus, i cosiddetti "vermi a testa di fresa".

Phylum Nematoda
Classe Nemata
Ordine Camallanida
Sottordine Camallanidae
Famiglia Camallanus
Genere Camallanus
Camallanus anabantis, ?
Camallanus oxyocephalus, ?
Camallanus cotti Fujita, 1927
Camallanus lacustris Zoega, 1776
Camallanus longicaudatus Moravec, 1973
Camallanus truncatus Rudolphi, 1814
Genere Spirocamallanus
Spirocamallanus istiblenni Nobel, 1966

Gli appartenenti al genere Camallanus sono, generalmente, parassiti di animali vertebrati a sangue freddo, in particolare parassitano pesci ed anfibi; possono comunque parassitare anche uccelli e piccoli mammiferi.
I vermi del genere Camallanus si trovano sia in acque temperate che in acque tropicali. Il genere Spirocamallanus (Paracamallanus) parassita animali d'acqua marina.

Active Image Si ritiene che le larve di questo parassita vengano trasmesse attraverso le feci dell'ospite infetto; inoltre, pare che i Copepodi possano fungere da ospite intermedio. E' comunque certo che anche i piccoli pesci parassitati possono essere veicoli di trasmissione nei pesci più grandi, loro predatori.
I Camallanus hanno la caratteristica di perforare l'intestino dell'ospite, in zona anale, grazie a 2 valve laterali provviste di alcune escrescenze longitudinali rigide tramite le quali aderisce saldamente alle pareti perforate. Restando fissati in questo modo, pendono dall'ano del pesce quando questo resta fermo, per poi ritrarsi prontamente appena il pesce esegue un rapido movimento. Il parassita provoca ischemia (riduzione del flusso sanguigno, nel caso specifico a livello intestinale) e conseguente necrosi dei tessuti interessati. In seguito, il verme si trasferisce in un altro punto dell'intestino, innescando sulla parte morta attacchi batterici, quindi minando ulteriormente le condizioni generali di salute dell'ospite.
Data la loro dimensione ed il loro colore "rosso sangue", i Camallanus sono facilmente visibili anche ad occhio nudo. Secondo alcuni autori, le dimensioni di Camallanus oxyocephalus sono variabili secondo il sesso: la lunghezza dei maschi arriva raramente fino ad 1 cm, mentre quella delle femmine arriva di poco oltre i 2 cm. Personalmente non ho visto esemplari con una lunghezza superiore a 1,5 cm e, francamente, non so nemmeno a quale specie Camallanus potesse appartenere il parassita che infestò il mio acquario.

Secondo alcuni autori l'infestazione da vermi Camallanus è particolarmente contagiosa. Secondo altri, invece, è improbabile che avvenga in acquario perché comunque legata alla presenza di ospiti intermedi. Inoltre, si sostiene che, in acquario, l'invasione può espandersi solo per un breve periodo in quanto s'interrompe naturalmente a causa, appunto, della mancanza di tali microrganismi, ospiti intermedi.

Tutto ciò sarà anche vero, ma...
Premettendo che, pur essendo da lungo tempo che gioco con gli acquari (beh, sarò anche stato fortunato!), non mi era mai capitato di vedere "dal vero" tali parassiti, ritengo che non sia un caso, che, durante lo scorso Convegno GAEM (2001), incontrando molti cari amici, mi sono stati segnalati diversi casi di vermi Camallanus, praticamente, estesi in tutta Italia. Ad esempio, gli amici del gruppo ACL di Genova, in particolare, mi hanno raccontato come diverse loro vasche stanno subendo un'infestazione da parte di questi vermi parassiti. Non ultimo, la simpatica Flora, un paio di mesi fa, mi ha segnalato la loro presenza anche in un Guppy da lei acquistato a Palermo. Dalle Alpi alle piramidi, dal Mazanarre al Reno... mi sa tanto che siamo tutti pieni di vermi!

Secondo le mie osservazioni, durate poco meno di due anni, in acquario vengono parassitati tutti i pesci che si cibano di microrganismi natanti, in particolare (presumibilmente) Cyclops e Copepodi. Tra i pesci da me allevati sono stati colpiti maggiormente Microgeophagus altispinosa e gli Apistogramma (A. borelli, A. eunotus, A. agassizi, A. cruzi, A. hongsloi, A. trifasciata, A. nijsseni). Tra questi, in modo specifico, le femmine di Apistogramma nijsseni venivano colpite con regolarità, ogni 20-30 giorni, da un numero decisamente alto di parassiti. Ritengo che questa peculiarità sia dovuta al loro costante stazionamento lungo le pareti artificiali di roccia, ricoperte di alghe, in cerca di piccoli microrganismi di cui cibarsi. In queste femmine, per diverse volte, ho contato un numero elevato di vermi parassiti (fino a 12 vermi, contemporaneamente).
All'inizio della fase di infestazione, l'ano del pesce appare lievemente ingrossato. Non sono visibili i vermi per alcuni giorni. Poi si iniziano a vedere alcuni piccolissimi filamenti incolore, molto sottili e lunghi uno o due millimetri al massimo. Da questo momento la crescita dei vermi è molto rapida e nel termine di pochi giorni essi raggiungo dimensioni tali da poter essere visti ad occhio nudo senza alcun problema.
In questi casi l'ano del pesce risulta leggermente estroflesso ma molto dilatato, in alcuni casi raggiunge una dimensione pari a quella dell'occhio dello stesso pesce.
Anche i Caracidi da me allevati in quell'acquario sono stati colpiti da questi vermi, in particolare Inpaichthys kerri e Prionobrama filigera. Questi ultimi, tra l'altro, si sono rivelati molto sensibili, con decessi avvenuti in tempi relativamente brevi.
Al contrario di quanto appena esposto, alcuni pesci presenti non hanno mai mostrato parassitassi da Camallanus. Tra questi i Carnegiella (C. strigata e C. marthae), tutti i miei Corydoras (C. aeneus, C. sterbai, C. pigmaeus, C. nanus), i Farlowella acus e i Rineloricaria che erano già presenti nell'acquario all'atto dell'introduzione del maschio, parassitato, da me acquistato. Alcuni di questi pesci sono tutt'oggi vivi e godono di ottima salute, compresi tutti i Rineloricaria.
Inoltre, segnalo che sono stati colpiti fortemente anche alcuni esemplari di Crenicicla lepidota, suppongo a causa di una azione predatoria, in mia assenza e nel periodo estivo, nei confronti di alcuni Caracidi fortemente debilitati da questi vermi intestinali.

Secondo quanto ho osservato, il pesce parassitato convive con i Camallanus per un periodo di tempo abbastanza lungo.Active Image Ovviamente ciò è in funzione sia del numero di parassiti presenti e sia della dimensione del pesce. Quali esempi, i piccoli Caracidi sopportavano la parassitassi per circa un mese. Gli Apistogramma, più grandi, fino a tre mesi circa.
In questo periodo di tempo il pesce aumenta moltissimo la richiesta di cibo, ma deperisce continuamente. Quando il pesce diviene molto debole, intervengono in massa e rapidamente i normali microrganismi saprofiti, sempre presenti in acquario, che procedono alla trasformazione e all'eliminazione dell'organismo ormai morente.
Il primo pesce deceduto nel mio acquario fu proprio il Rineloricaria maschio e, dopo circa due mesi, una femmina di Apistogramma eunotus, seguita a breve tempo dal suo maschio.

Per quanto detto, è facile comprendere come sia facile, anche se involontario, trasferire questi parassiti in altre vasche. Quindi, nel malaugurato caso in cui si dovesse manifestare questo antipatico parassita, vi consiglio vivamente di evitare di trasferire dalla vasca qualsiasi elemento di arredo o d'impianto, in particolare piante, pesci, sassi, legni e materiali filtranti. Allo stesso modo, vi sconsiglio di utilizzare un unico retino e, al termine del loro utilizzo, di lavare accuratamente anche i secchi e le taniche, nel caso abbiate più vasche da gestire.

Secondo alcuni autori l'asportazione meccanica del parassita è sconsigliata, in quanto provoca delle pericolose lesioni interne al pesce, dando il via a rapide infezioni intestinali che porterebbero a sicura morte il soggetto colpito. Ritengo che questa affermazione sia corretta in quanto ho personalmente provato a staccare uno di questi vermi dall'esemplare deceduto di Apistogramma eunotus, maschio: pensate che, tenendo il verme con una pinzetta, questo restava attaccato anche tirnado e sollevando in malo modo l'intero pesce morto. Per staccarlo ho dovuto esercitare una discreta trazione, la quale ha certamente provocato una lesione intestinale al soggetto parassitato. Inoltre, durante questa trazione, lo stesso verme si è parzialmente lacerato nel corpo, denunciando una grande capacità nel restare attaccato all'intestino.
Grazie all'aiuto di Massimo Vaga (GAEM), sono riuscito a scattare una fotografia al microscopio del verme staccato. Purtroppo è solo una vista parziale. Si trattava di una femmina, lunga circa 1 cm; al suo interno era ben visibile una quantità incalcolabile di piccolissime larve che riempiva la parte più esterna del corpo cilindrico dell'adulto (cfr. immagine seguente).
Vi assicuro che questa cosa mi ha un po' inorridito; penso a quante larve, questi parassiti, possono liberare in brevissimo tempo... E' incredibile quante siano ma, indubbiamente, spiega la loro alta capacità di diffusione, anche in acquario.

Per le operazioni di cura, inizialmente, mi sono avvalso di alcuni testi per acquariofilia.
Debbo sottolineare che in nessuno dei casi riportati i prodotti medicinali consigliati hanno dato risultati, quanto meno, interessanti.
In particolare segnalo che non ha dato alcun risultato l'uso del Flubenol (in polvere ed in pasta) sia somministrato solo nel cibo e sia disciolto in acqua, anche a fasi alterne o contemporanee.
Allo stesso modo, non ha dato risultati interessanti l'uso di Neguvon (secondo le dosi consigliate per i vermi epidermici).
Inoltre, alcuni prodotti consigliatimi da un veterinario specializzato in ittiopatologia, si sono rivelati particolarmente tossici, anche a dosaggi molto bassi, per Caracidi e Corydoras (decessi avvenuti entro le 48 ore dalla somministrazione, oppure comparsa di evidenti lacerazioni, seguite da violenti attacchi batterici e conseguenti decessi), pur agendo indubbiamente anche sui vermi Camallanus.

Active ImageCome indicato in apertura di articolo, i Camallanus sono vermi Nematodi.
Partendo da questa indicazione e scambiando opinioni con Alberto Solenne (AIK), Walter Peris (GAEM) e Maurizio Vendramini (GAEM), ho iniziato la somministrazione, graduale, di alcuni medicinali contro i Nematodi per uso veterinario. Segnalo che sia il Praziquantel e sia il Mebendazolo hanno dato alcuni risultati positivi, ma non definitivi. Entrambi i prodotti medicinali (nella forma commerciale) vengono mal ingeriti dai pesci; ritengo che ciò sia dovuto ai prodotti aromatici usati dalle case produttrici (Maaa... "gusto arancia" piace ai pesci?).
Segnalo, in particolare, che il Mebendazolo (nome del prodotto commerciale: Vermox, acquistabile in farmacia dietro presentazione di ricetta medica veterinaria) è il prodotto che, fino a quel punto delle mie osservazioni, ha dato i migliori risultati, anche rispetto al Praziquantel.
La sua somministrazione è stata fatta gradualmente, partendo da una piccolissima porzione di compressa sminuzzata ed impastata nel cibo (del tipo commerciale, in pasta, il quale si è rivelato la migliore soluzione legante). Non vedendo risultati iniziali, ho aumentato gradualmente la dose, avendo cura di attendere almeno sette giorni dalla precedente somministrazione.
Generalmente, i vermi morivano a due giorni dalla somministrazione della "dose corretta" (che non vi chiarisco nella quantità, poi capirete il perché). I pesci, comunque, non hanno mai manifestato particolari insofferenze a tale prodotto medicinale, nemmeno in dosi, a mio modo di vedere, piuttosto elevate. Segnalo, comunque, un mio "grave" sospetto: i vermi hanno la capacità di adeguarsi alla somministrazione di questo prodotto medicinale e creare, in qualche modo, delle forme di resistenza. Ovviamente questa è solo una mia supposizione, cosa che non posso confermare con certezza. Questa supposizione è fatta, comunque, perché, con l'ultimo pesce parassitato, la femmina di Apistogramma nijsseni mostrata nelle fotografie, sono arrivato a somministrare un intera pastiglia di Vermox (100 mg!), nel cibo, e addirittura due pastiglie in 20 litri d'acqua, senza mai ottenere la morte di un solo verme. E questo sempre in progressione e nell'arco di quattro mesi!
Comunque, il vero difetto di questo metodo di cura sta nel fatto che, dopo 20-:-30 giorni, i pesci vengono nuovamente colpiti da tale parassita.

Una vera panacea si è rivelata l'indicazione riportata dal sig. Charles H. Harrison su http://www.inkmkr.com/Fish/CamellanusTreatment.pdf - ripresa poi dal sig. Fabio Longo su http://www.acquarionline.it/articoli/esperienze_con_camallanus_oxycep.htm, - nella quale viene consigliato l'uso di Levamisolo cloridrato.
Il prodotto medicinale, in Italia, è reperibile nelle farmacie, dietro presentazione di ricetta medica, sotto il nome commericale Ascarilen. Si tratta di un antielmintico liquido, in fiala da 10 ml, usato per cani e gatti, somministrato con iniezione sottocutanea.
In questo articolo non riporto le modalità d'uso indicate da Harrison, perché sono riferite ad unità di misura anglosassoni e a quantità commerciali differenti dalle nostre. Inoltre, a mio avviso, pure le indicazioni riportate da Longo non sono molto chiare (anzi), anche se indubbiamente corrette dopo un'attenta (e lunga) analisi.
Mi limito ad indicarvi quanto da me fatto (dopo alcune ore di elucubrazione mentale!).
Ho diluito il contenuto dell'intera fiala (10 ml) in 400 ml di acqua osmosi, a temperatura ambiente. Di questa soluzione, poi, ho utilizzato 1,5 ml per ogni 10 litri di acqua dell'acquario, previa diluizione nella stessa in un barattolo contenente dell'acqua, presa dall'acquario di cura.
Entrambi gli autori sopra citati riportano una durata della cura pari a 24 ore.
Nel mio caso, invece, dopo 24 ore i vermi erano ancora presenti ed apparentemente vivi.
Ho quindi preferito protrarre il bagno fino a 48 ore, senza aggiungere altro medicinale, mantenendo sotto costante controllo il pesce (evviva il week-end!), per intervenire in caso di anomalie comportamentali.
Debbo dire che la femmina di A. nijsseni ha sopportato molto bene tale cura, senza mai mostrare inappetenza o variazione di colore. Questa cura si è rivelata, a tutti gli effetti, la carta vincente!
In ogni caso, per togliermi qualsiasi dubbio, al termine della cura, ho trasferito la femmina in un altra vasca, nuda, e lavato abbondantemente l'intera vaschetta di cura.
Ad oggi questa femmina è in perfetta saluta e conto di trovarle, finalmente, un valido maschio per ricominciare la riproduzione (credetemi... se lo merita!).
Insomma... l'aver reperito quel materiale informativo in Internet è stato quasi un "dispiacere": ho ricevuto "sberleffi" da questo parassita per lungo tempo; quasi due anni di tentativi inutili... per poi risolvere il tutto in sole 48 ore! Ovviamente 'sto scherzando perché, in realtà, sono molto felice che tale parassita sia finalmente "estinto" (nei miei acquari).

Quale conclusione dell'articolo, sottolineo il fatto che, certamente, avrei "fatto prima" a prendere tutti i pesci e "buttarli nel cesso" (concedetemi il termine). Invece, anche grazie al costante interessamento ed incoraggiamento di Maurizio Vendramini, sono riuscito a "portare pazienza", riuscendo a perseguire una strada che, credetemi, mi ha aiutato molto a comprendere ulteriormente il valore di questa grande passione per l'acquariofilia.

 
Pros. >
 
Top! Top!