| La tubercolosi nei pesci d'acquario |
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Di Gianpiero Nieddu Ci sono diverse specie di batteri che sono stati isolati dai pesci. I due micobatteri più comuni sono M. fortuitum e M. marinum. La malattia causata da questi microrganismi è la micobatteriosi acquatica, che è attualmente una delle più vecchie malattie dei pesci conosciuta, essendo stata descritta per la prima volta nel 1897. Si tratta di una patologia cronica, che può colpire tutte le specie di pesci ed è stata riportata in acqua fredda, tropicale, dolce e marina. È stata ugualmente riscontrata in pesci selvatici ed in pesci d’allevamento. Questi micobatteri sono potenzialmente pericolosi per l’uomo; M. fortuitum è probabilmente il più pericoloso dato che può crescere a 37°C. Solitamente quando è infettato un essere umano, questo presenta delle lesioni superficiali che possono rappresentare un problema quando vi è anche un’immunodeficienza. M. marinum cresce lentamente (2-8 settimane); è fotocromogenico (se cresce nel buio produce colonie bianche che diventano gialle se esposte alla luce). Cresce tra i 21 e i 32°C. M. fortuitum cresce più rapidamente (5-10 giorni); non è fotocromogenico. Cresce tra i 18 e i 42°C. Come sintomi della malattia sono spesso presenti letargia e anoressia, senza particolari lesioni esterne. Occasionalmente, ci sono lesioni biancastre o, a volte, emorragiche della pelle, che possono estendersi in profondità nel muscolo. Internamente, le lesioni più comuni sono rappresentate da piccole aree bianco-grigiastre, diffuse sugli organi interni. Istologicamente ci sono dei granulomi. Il ritrovamento dei micobatteri in pesci selvatici, o in colture di pesci sani e non stressati, è sicuramente occasionale. Il micobatterio può entrare attraverso diverse vie: branchie, abrasioni della pelle o attraverso la bocca. Una volta penetrato nel corpo è fagocitato dai macrofagi; all’interno di queste strutture vive e si riproduce. Questo permette ai batteri di infettare i pesci. Questa situazione creò innumerevoli problemi negli allevamenti di salmoni negli anni ’50. Era un’abitudine comune nutrire questi pesci con visceri di altri pesci, cosicché la malattia si diffuse attraverso il cibo. Con l’inizio della produzione del cibo industriale, contenente prodotti di origine animale pastorizzati, questa situazione si risolse quasi automaticamente.
Tessuti colpiti: fegato e altri organi interni Sintomi principali: letargia, anoressia, dimagrimento, esoftalmia, ascite, ulcere cutanee, colonna vertebrale incurvata. Fattori predisponenti: scarsa igiene, alimenti avariati Trattamento: generalmente non è praticata alcuna terapia, in quanto è abbastanza difficile da curare; isolamento e trattamento con kanamicina, streptomicina, tetraciclina. Prevenzione: cibo controllato (alcuni cibi congelati sono sterilizzati con raggi UV) Diagnosi: lesioni nodulari biancastro-grigiastre che sono la risposta dell’organismo (granulomi). Colorazione di Ziehl-Neelsen. NOTE: è soprattutto una malattia cronica; può durare, infatti, anche parecchi mesi, ma in alcuni casi si sono osservate situazioni acute con una durata di pochi giorni. Questa malattia può infettare l’uomo, generalmente con lesioni localizzate che sono resistenti ai trattamenti. Generalmente si tratta di lesioni autolimitanti in forma di granulomi, il più delle volte sulle mani di persone che lavorano nel settore e che, quindi, hanno costantemente le mani in acqua. Dato che ognuno può infettarsi, è importante considerare che praticamente tutti i pesci possono essere portatori, ma dati i pochi casi umani, se ne deduce che rappresenta un rischio contenuto, tranne che per i soggetti affetti da AIDS, che in numero limitato sono stati colpiti da M. fortuitum. Sono esposti tutti i pesci, soprattutto anabantidi, caracidi e ciprinidi. |
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