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sabato 31 luglio 2010
 
 
Lo "squalo bianco" del Tanganyka
Di Claudio De Maio

Boulengerochoromis microlepis del lago Tanganyika, con i suoi settanta centimetri di lunghezza e fino a tre chilogrammi di peso, è uno tra i più grandi Ciclidi del mondo, se non il più grande in assoluto. Non è molto diffuso tra gli appassionati d’acquariofilia, forse perché, se rapportato al marino tropicale, è come avere uno squalo bianco in acquario. Questa non è una battuta, avendo visto di persona questo pesce mangiare pesci impossibili.

Ho incontrato per la prima volta questo stupendo Ciclide in un negozio di Milano, dove era stato riportato da un appassionato ed era stato momentaneamente sistemato in un acquario da     2500 litri.

Questo pesce, tra l’altro bellissimo da adulto, è un eccellente predatore e puntava tutto quello che potesse soddisfarlo; e quando dico puntava, è solo per non dire “divorava”. Venivano risparmiati solo pesci di piccola taglia e avannotti, che non venivano minimamente presi in considerazione.

Passavo spesso in quel negozio per ammirarlo. Un giorno, incontrai un ragazzo che voleva disfarsi di un bellissimo Pseudotropheus adulto, completamente azzurro, di circa 17 ÷ 18 cm; sono stato ad un passo dal chiederglielo, ma poi la timidezza vinse e lasciai che il ragazzo trattasse con il negoziante.

In tutti i modi il titolare del negozio cercò di convincerlo a riportare a casa il Ciclide (lo sapete meglio di me, quando si riportano pesci non commerciali il negoziante, anche se amico, non è mai entusiasta), anche perché in quel momento non aveva nessun acquario libero dove mettere questo pesce, tranne l’acquario del famoso Boulengerochoromis, di cui avevo sentito parlare della voracità anche se, in fin dei conti, non avevo mai assistito al suo pasto.

Fu del tutto inutile convincere il ragazzo a riportare a casa il pesce anzi, continuava ad insistere per metterlo nell’acquarione insieme agli altri ciclidi. Per un attimo, vidi il negoziante incrociare le dita e rovesciare il secchio con il pesce nella vasca. A quel punto ci guardammo tutti e tre in faccia; poi, guardammo il predatore negli occhi e riguardammo il secchio internamente: era vuoto! E dello Pseudotropheus nemmeno l’ombra, esattamente come nella vasca. Riguardammo il Boulengerochoromis, che quasi sogghignava. Ammetto che si comportò meglio del grande illusionista Casanova; lo Pseudotropheus non sembrò neppure essere mai entrato nell’acquario!

Il ragazzo rimase ammutolito e uscì in silenzio, sconvolto, mentre io e il negoziante, attoniti, continuavamo a guardare alternativamente il secchio e il predatore, ancora increduli, come se il pesce si fosse potuto nascondere in un doppio fondo del secchio.

Per quanto riguarda la riproduzione di questo pesce in acquario, siamo ancora in alto mare; infatti, anche comprando un gruppo di esemplari giovani, non è detto che riescano a crescere e riprodursi, in quanto molto volentieri si mangiano anche tra di loro.

Tempo fa, un amico aveva acquistato tre giovani B. m., che aveva sistemato in un acquario da 500 L, insieme a molti mbuna e altri ciclidi; presto si trovò solo con i tre esemplari e poco dopo con solo uno di questi. Unico sopravvissuto, un Plecostomus di 30 cm e forse più.

Ma anche questa volta, l’emulo del mago Casanova si esibì in una superba interpretazione, stupendo il pubblico; il B. microlepis, con un’illusione pazzesca, assunse le forme del Plecostomus per circa quattro giorni, giusto il tempo necessario per digerirlo!

A questo punto, anche questo amico decise di liberarsi di questo “buco nero”; in aiuto gli venne una persona incontrata nel negozio e molto interessata a questo pescione. Gli fu spiegato di che bestia si trattasse ma lui non ne volle sapere, gli piaceva troppo. Dopo qualche giorno, venimmo a sapere che il predatore era stato sistemato, da questa persona, in un laghetto al coperto, in casa, insieme a carpe e pesci rossi. Dei brividi ci percorsero la schiena!

Tornando ai discorsi seri, al contrario degli altri ciclidi del Tanganyika, che non praticano   l’incubazione orale, il B. microlepis sposta la prole molte volte durante il giorno. Questo, si pensa, sia fatto per evitare che predatori notturni, come molti pesci gatto, sentano l’odore degli avannotti.

Le uova deposte sono veramente molte, dalle 5.000 alle 10.000, e questo fa intuire che molti di questi pesci non diventeranno mai adulti.

Documentari sul biotopo del Tanganyika ne sono stati realizzati veramente pochi; un’equipe giapponese fu autrice di un documentario stupendo, facendo vedere proprio questo Ciclide alle prese con la prole, che formava una nuvola intorno ai genitori, ma, nonostante questo, poterono far ben poco contro i numerosi predatori che li circondavano e divoravano le larve.

Un articolo molto interessante è apparso su “ The Cichlids Year Book” N° 4, dove viene descritta una deposizione in cattività, anche se qui per cattività s’intende un laghetto artificiale di grandi dimensioni.

Alcuni studiosi notarono che in esemplari sessualmente attivi, l’apparato riproduttivo si modificava; questo ha portato alla conclusione che questo pesce si riproduca solo una volta durante la sua vita.

La persona che ha riprodotto B.m. in un laghetto artificiale, Wan Kuo-Jung, anche se concorda con questa teoria, ha notato che se le uova venivano manualmente sottratte dopo la deposizione, la femmina deponeva ancora, fino a tre volte in un mese.

Tornando all’articolo del Cichlids Year Book, l’autore racconta l’avventura di due hobbysti che, comprati otto esemplari molto giovani arrivati dallo  Zambia, sistemarono questi pesci  in una vasca da 250 litri. In circa nove mesi arrivarono alla dimensione di 15 cm e presto cinque di loro furono mangiati dai fratelli. I rimanenti tre furono trasportati in un acquario di 500 litri, in compagnia di altri ciclidi, dove divennero presto i dominanti della vasca smettendo, almeno questo, di combattere tra loro. Dopo altri sei mesi circa furono spostati in un acquario di 850 litri e, quando raggiunsero i trenta centimetri, si formò una coppia, modificando la livrea da giallo limone a giallo grigio, con macchie color argento.

Come tutti i ciclidi, quando raggiunsero la maturità sessuale a circa 40-45 cm, iniziarono a mostrare colori brillanti; la femmina smise di mangiare e fece un cratere sul fondo, dal diametro di circa quaranta centimetri. La prima deposizione fu di circa 300 uova che andarono perse nel giro di quattro giorni; dalla successiva covata, di circa un migliaio di uova, furono prelevate le uova manualmente e fatte schiudere in un acquario da 300 litri, nutrendo le larve con artemia e cyclops.

In conclusione, questi pesci vengono considerati robusti e senza specifiche esigenze, ma neppure molto aggressivi se allevati in laghetti o grandi acquari; in acquari di dimensioni domestiche, però, possono essere considerati dei veri e propri squali.

 
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