| Un gioiello dal Malawi: Pseudotropheus demasoni |
|
Di Dario Tartaglini E’ la prima volta che mi trovo a scrivere riguardo ad una passione, quella per i ciclidi, che ormai mi accompagna da diversi anni e che mi ha sempre dato grandi soddisfazioni. Circa sei mesi fa decisi di riallestire il mio acquario, di 300 litri, per ricreare un biotopo del lago Malawi. Dopo un duro lavoro di due mesi, per perforare e ripulire le rocce laviche, la scogliera era finalmente pronta e l’acquario poteva finalmente accogliere i tanto desiderati ospiti. Per quanto la scelta di pesci per un tale tipo di acquario sia decisamente vasta, ho scelto di allevare solo Mbuna, evitando di mescolarli ad altre specie (Haplochromis, Aulonocara ecc.), al fine di allevarli nel modo più naturale possibile, e ciò si è rivelata senz’altro una scelta azzeccata. Dopo l’introduzione di tre Pseudotropheus zebra red e quattro Melanochromis johanni, tutti giovanissimi, cominciai a cercare un pesce un po’ particolare che potesse dare un "tocco" diverso all’acquario e che si discostasse un po’ dai "soliti" Mbuna. Trovai in un sito Internet ciò che stavo cercando: Pseudotropheus demasoni. Dopo un lungo pellegrinaggio in quasi tutti i negozi di Milano, finalmente riuscii a trovarne uno che poteva procurarli (a caro prezzo!) e dopo un mese di attesa finalmente potei portare a casa i quattro (di più non ce n’erano!) piccoli demasoni. Come accade per quasi tutti i ciclidi giovani, anche con questi, in un primo momento, si può rimanere delusi dalla livrea scialba, che nulla lascia presagire circa i colori sgargianti che sfoggeranno poi gli adulti. Fortunatamente, l’ambientamento iniziale non durò molto e, dopo pochi giorni, i pesci cominciarono a mostrarsi socievoli e a sfoggiare i loro meravigliosi colori. Successivamente, i demasoni si sono dimostrati pesci fortemente territoriali, riuscendo a tenere testa anche al maschio Zebra, di dimensioni quasi doppie; ciò è senz’altro da imputare al legame molto stretto che stringono con il loro territorio, non arrivando quasi mai a nuotare in acque libere e assumendo le posizioni più strane all’interno del loro rifugio (spesso anche a pancia in su), cosa che non ho mai riscontrato in altri Mbuna. Nel frattempo, uno dei due esemplari più piccoli aveva smesso di alimentarsi e stava sempre più tempo rifugiato in un nascondiglio e, proprio quando stavo per temere il peggio, ecco saltar fuori dalla sua bocca un gruppetto di avannotti già completamente autonomi e lunghi circa 0.8 cm. Dopo i primi istanti di gioia, stupore e incredulità, pensai a come avrei potuto salvare i preziosi avannotti, in quanto pensavo che non sarebbero vissuti a lungo in un acquario così affollato di….buongustai! Non riuscendo a catturare nessun avannotto, decisi di lasciare fare alla natura e fui fortunato in quanto i piccoli sopravvissero tutti, nutrendosi degli avanzi dei genitori e rifugiandosi nella ghiaia grossa del fondo. Oggi, a distanza di due mesi, ho davanti a me una comunità di pesci del tutto armoniosa, in cui ogni animale ha la possibilità di avere un proprio spazio vitale; i piccoli della prima covata sono ora ormai lunghi 3 cm e sono già del tutto identici ai genitori. Altre covate sono poi state portate ottimamente a termine da entrambe le femmine, innalzando il numero dei piccoli a circa trenta esemplari. Questa esperienza mi ha senz’altro fatto capire che per ottenere soddisfazioni e successi in acquariofilia occorrono una discreta conoscenza della letteratura specializzata, una grande capacità di capire e interpretare le esigenze dei nostri beniamini e…. una discreta dose di fortuna! |
| < Prec. | Pros. > |
|---|





