| Astatotilapia (Haplochromis) nubila |
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Di Fabio Curone Non è vero che chi più spende... Cari amici del GAEM, ho deciso di scrivere questo articolo per farvi partecipi di una curiosa ed interessante esperienza accadutami lo scorso anno. Verso la prima settimana del mese di Ottobre 1998, una sera mio fratello, per farmi un regalo (chissà cosa voleva ottenere), si presenta a casa con quattro pesciolini di circa 6 cm comprati in un garden vicino a casa mia per pochissimi soldi. A prima vista, riconoscendoli per ciclidi ma non conoscendone il tipo e il nome, mi sono stupito nel vedere che colori scialbi avessero, nonostante il dimorfismo sessuale fosse comunque ben evidente (due maschi e due femmine). Pur contravvenendo ad ogni regola di buon senso, che “impone” una vasca di quarantena, soprattutto per animali così chiaramente stressati, dopo averli acclimatati per circa un quarto d’ora e aver spento l’illuminazione, ho immesso i miei nuovi ospiti nell’acquario grande di casa, delle dimensioni di cm 190x50x60 cm, allestito con un fondale misto di lava tritata, ghiaietto di varie granulometrie, e piante quali Anubias gigans, Anubias nana, Echinodorus di varie specie e qualche noce di cocco spezzata come caverna. Gli inquilini, che dimoravano da più di quattro anni nell’acquario, erano una coppia di Cichlasoma sajica e i loro avannotti, 20 Corydoras assortiti, 2 Ancistrus dolichopterus e quattro scalari koi di piccole dimensioni. Nella mattinata successiva non ho prestato attenzione all’acquario, ma al mio rientro nel pomeriggio controllando l’acquario, sono rimasto sorpreso dal cambiamento di colore fatto dai due maschi introdotti la sera precedente; si presentavano entrambi di un blu cobalto impressionante, con riflessi rosso fuoco sui bordi delle pinne (la cosa ha sorpreso anche mio fratello, che asseriva di averli visti come me li aveva portati), mentre le femmine erano diventate color oro. Non conoscendone il nome e le caratteristiche, mi sono subito recato al garden dove i pesci erano stati acquistati, individuando la vasca dove erano stati presi e scoprendo che il loro nome era HAPLOCHROMIS NUBILUS (ora si chiama Astatotilapia nubila - N.d.R.), incubatori orali originari del lago Vittoria. Preciso che nella vasca del negozio quei pesci erano veramente scialbi e maltenuti, il che spiegava il bassissimo costo degli stessi (un 4x2, tanto per capirci). Dopo circa una settimana, notando che le due coppie avevano scelto i lati opposti dell’acquario come territorio, anche se le femmine si muovevano a piacimento da una parte all’altra e si facevano insistenti le parate di accoppiamento, ho annotato il valore di pH dell’acqua (pari a 7) e la temperatura, di circa 25°C. Ho cominciando, quindi, ad aggiungere alla loro dieta di mangime in scaglie e vitamine liquide, della poltiglia di germi di soia (trucco letto su una rivista specializzata), dafnie e larve di zanzara congelate dal sottoscritto l’estate precedente (non vi dico le scenate di mia madre), ottenendo in brevissimo tempo (quattro giorni) che le femmine si presentassero con il ventre gonfio (stessa cosa per la femmina di Cichlasoma) e nuotassero ora in acqua libera, facendosi corteggiare dai rispettivi maschi con livree stupende. Non ho assistito alla fecondazione delle uova; in compenso, però, le due femmine scomparvero subito, una sotto una noce di cocco e l’altra dentro un’anfora, per circa 18 giorni. Durante questo periodo non le ho mai viste mangiare. I maschi non hanno mai difeso energicamente il territorio se non contro gli Ancistrus. Una mattina, quando ormai temevo il peggio, notai che le due mamme portavano circa una quindicina di piccoli a testa in alcune buche scavate dai rispettivi maschi. Subito, i piccoli vennero mantenuti con naupli di artemia e cibo liquido in commercio. Purtroppo, a causa della selezione naturale e di qualche atto di cannibalismo “paterno”, sopravvisse solo una decina circa di avannotti. |
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