Di Maurizio Vendramini - Estratto dal Notiziario GAEM 03/1999
Un pesce poco conosciuto ma che può riservare felici sorprese all’acquariofilo che decidesse di dedicarsi al suo allevamento. Erano i primi anni ’70, avevo circa 8 anni e un acquario pieno di Lebistes (quelli di una trentina di anni fa erano veri e propri “Highlander” immortali) quando per la prima volta vidi in un negozio di Milano uno di questi strani pesciolini a forma di mezza luna. Acquistai questi pescetti per puro spirito di “collezione”, ignorando le loro doti di robustezza e facilità di riproduzione (rispetto alla media dei Caracidi, naturalmente). Il Tetra nero resiste alle più disparate condizioni di acqua e temperatura (vive anche senza riscaldatore), mangiando di tutto. Come al solito, comunque, non conviene affidarsi alla robustezza per mantenere in salute i nostri amici e un cambio regolare e dieta variata ne esaltano il comportamento vivace e le screziature grigiastre del corpo e delle pinne; indispensabile avere un gruppo di almeno sei esemplari: non è raro che animali isolati possano diventare aggressivi e fare i “Barbus tetrazona” infastidendo i coinquilini. Ultimamente, in commercio, sono comparsi animali di colore bianco, siringati con i colori dell’arcobaleno: sconsiglio l’acquisto di questi animali, dato che il colore nell’arco di 6 mesi svanisce, lasciando alla vista animaletti diafani ed evanescenti. Ma veniamo alle particolarità biologiche di questi Caracidi; la lunghezza si aggira intorno ai 6/8 cm, mentre in altezza si sviluppa per i 2/3, ricordando vagamente la forma di un Piranha; interessante anche la dentatura, che negli esemplari adulti lascia intravedere piccoli denti. Il dimorfismo sessuale non è molto pronunciato e le femmine si riconoscono dai maschi oltre che per avere il ventre gonfio di uova, anche per la pinna anale che è meno ampia di quella del maschio ed una corporatura maggiore. Originario del Rio Paraguay, come detto, è specie molto adattabile e praticamente non ha esigenze di valori biochimici. Questa sua rusticità si riflette anche sulla riproduzione; difatti è sufficiente acqua di media durezza e pH intorno al 7 per avere ottimi risultati. Anche gli avannotti non danno problemi particolari: a 25°C le uova si schiudono in circa 24 ore e dopo 4 giorni le larve nuotano e si possono cibare da subito con naupli di Artemia appena schiusi (al contrario delle larve di altri Caracidi, che nella prima settimana mangiano solo infusori, avendo una taglia inferiore). Dopo un paio di settimane ad Artemia, i piccoli potranno iniziare ad assumere mangime secco finemente polverizzato. Da ricordare che gli avannotti nelle prime settimane (particolarità questa comune a tutti i Caracidi), rimangono particolarmente “infrattati” nella vegetazione; fondamentale nella prima settimana che i piccoli “nuotino” nelle Artemie. Volevo, a questo punto, aprire una piccola parentesi riguardante le Artemie; forse non tutti sanno che in commercio esistono cisti provenienti da siti diversi e che danno origine a naupli di taglie diverse. I naupli di misura più piccola (intorno ai 400 micron, forse meno) sono quelli della San Francisco Bay; disponendo di naupli di questa specie, soprattutto per quanto riguarda avannotti di piccole dimensioni, è possibile iniziare prima a somministrare questa insuperabile fonte di cibo per pesci neonati. Torniamo ora a vedere in dettaglio la riproduzione dei nostri Gymno. Tendenzialmente è meglio avere una vaschetta non inferiore ai 50 L, munita di un buon filtro (che dovrà essere spento a deposizione avvenuta, onde evitare l’aspirazione delle larve), una reticella sul fondo, piante galleggianti a radici lunghe (Ceratopteris) e un ciuffo di Muschio di Giava; si inseriscono i riproduttori la sera e il mattino seguente avviene la deposizione. E’ meglio utilizzare una femmina ben gonfia di uova e, pertanto, maggiormente disposta a rilasciarle; i giochi amorosi sono intensi e vivaci e spesso i Gymno, nell’atto dell’amplesso, saltano fuori dall’acqua spruzzando anche su parti emerse di vegetazione i prodotti sessuali. Le uova deposte alla fine risulteranno diverse centinaia ed è questo il motivo che ci costringe ad avere una vasca capiente. A dir la verità sarebbero sufficienti anche 10 L, ma la quantità di sperma e di uova rilasciate è tale che se non si effettuasse un cambio del 90% con acqua UGUALE a quella di riproduzione, ci troveremmo la vaschetta totalmente imbiancata. Se si usa una vasca inferiore ai 30/40 L è imperativo effettuare questo cambio, preparandosi una tanica a parte, pena il deperimento della maggior parte delle uova causato da un’iper proliferazione batterica dovuta, all’ingente quantità di sostanza organica emessa in acqua. Per una crescita più veloce, oltre naturalmente a cibare cospicuamente i piccoli, sono fondamentali i cambi parziali, anche quotidiani, qualora avessimo una vasca senza filtro. Ma a parte queste sottigliezze, l’allevamento della prole non dà problemi, se non quello di riuscire a trovare le persone a cui dare i nostri piccoli Gymno che, seguendo questi suggerimenti, saranno sicuramente numerosissimi. Concludendo, posso affermare che fra i Caracidi che ho riprodotto, i Gymno sono sicuramente i più facili e potrebbero risultare utili come allenamento in vista di riproduzioni un po’ meno facili come quelle dei simpaticissimi Neon.
|