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sabato 31 luglio 2010
 
 
Il mio primo acquario e...i Guppy di una volta
Di Maurizio Vendramini - Estratto dal Notiziario GAEM 02/2002
Correva l'anno 1972. Avevo circa sei anni e già da un paio mi divertivo ad allevare i pescetti che catturavo pescando, in recipientiActive Image improvvisati di diversi colori e dimensioni assieme ai classici pesci rossi.
Frugando in cantina, mio padre si ritrovò tra le mani il suo vecchissimo acquario: una vasca con intelaiatura metallica e con i vetri incollati con lo stucco. Un coperchio di ferro sorreggeva le tre lampade ad incandescenza.
Eccitatissimo, gli chiesi se potevamo tenerci dei pesciolini tropicali. Non vi dico la mia gioia quando mi disse di sì.
C'informammo presso un negoziante di Milano (che allora erano molto pochi) dove acquistammo il necessario per farlo funzionare: del ghiaietto, un aeratore (sì, perché allora era un elemento fondamentale per la vita dei pesci) e un altro tubo strano da inserire sotto la sabbia, che doveva servire come filtro e che funzionava anch'esso ad aria.
Preparammo tutto il necessario, riempimmo d'acqua la vasca ed inserimmo i vari coralli che, una volta ripuliti dalla polvere della cantina, erano le uniche decorazioni, assieme ad alcuni gusci di chiocciole marine. Dopo alcuni giorni acquistammo i primi abitanti, una dozzina di pescetti, tra i quali Tanictis, Gymnocorymbus, Xipho e Guppy.
Fortunatamente, considerato il filtro in pratica inesistente, i pescetti sopravvissero alcuni mesi.
Nel frattempo, dato che non ne riuscivo a capire l'utilità e per di più funzionava pure male, eliminai il tubo verde, cioè il filtro. Sapevo
appena leggere ma in seguito mi feci regalare da mio padre un libro sull'acquario, che credo d'avere ancora. Lessi che c'erano dei pesci che partorivano i piccoli e guarda caso erano proprio quelli che avevo nella mia "tinozza".
Erano i miei bellissimi Guppy.
Avevo proprio un maschio e una femmina e fortuna volle che questa mostrava un bel pancione.
Avevo una non meglio identificata saletta parto, che si agganciava ai lati della vasca, e ci misi dentro questi pesciolini; ricordo che era talmente forte la curiosità di vedere i piccoli, che ogni momento era buono per vedere se era successo qualcosa.
Dopo qualche giorno arrivò il lieto evento: ricordo che mia madre era in cucina a preparare il pranzo, mi chiamò per dirmi che era pronto e prima di sedermi a tavola era d'obbligo la sbirciatina e... l'incredibile emozione che mi colse nel vedere quel piccolo pesciolino guizzare nella vaschetta, m'inonda ancora la mente. Lo ricordo con piacere, come fosse oggi. Ricordo che corsi da mia madre, col fiatone e col cuore in gola. Quasi facevo fatica a parlare e gridai: "E'nato! E' nato!" Sentendo gli strilli, anche mio padre, che leggeva tranquillo il giornale, non poté fare a meno di unirsi a me ed alla mia mamma per andare a vedere quella meraviglia della natura. Quei due occhietti e un codino che ci avevano
dato tanta felicità!
Da quella prima nidiata, composta da una quindicina di piccoli, il mio acquario divenne poi monospecifico. Gli unici pesci che riuscivano a viverci erano proprio i Lebistes. Come avrete già intuito, si trattava di una vasca non gestita al meglio: non veniva mai cambiata l'acqua ma, al massimo, rabboccata con acqua del rubinetto; il filtro, praticamente, era inesistente, anche se avevo un aeratore potentissimo... che però spegnevo di notte, dato che era nella mia camera. Quale regola, una volta all'anno, si svuotava e si puliva il tutto. Ciò nonostante i miei Lebistes prosperavano e si riproducevano come conigli ed è un grosso dispiacere per me, come del resto credo per tutti gli acquariofili di vecchia
data, constatare che oggi è più facile tenere in salute un Discus... di un Guppy d'importazione.
Fortunatamente, oggi, i Lebistes nati in Italia non hanno una salute cagionevole come quelli allevati all'estero. Ma anche questi sono lontani
anni luce dall'essere veri e propri "highlander immortali" come, invece, hanno dimostrato di essere i loro trisnonni, rallegrando per tanti anni della mia fanciullezza i miei poveri ma, grazie a loro, sempre coloratissimi acquari.
 
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