GAEM - Gruppo Acquariofilo Milanese  
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sabato 31 luglio 2010
 
 
Il genere Corydoras
di Fabio Curone

Da circa 12 anni allevo nei miei acquari questi graziosissimi pesci che “grufolano” sul fondo alla continua ricerca di cibo.

Le mie preferite sono le varietà Aeneus elegans e Melanistius reticulatus, non disdegnando la specie Paleatus, che sono riuscito a riprodurre grazie ai consigli di un “vecchio” socio GAEM che li riproduceva per professione e che aveva svelato in una serata GAEM le sue tecniche di riproduzione.

L’allevamento di questa specie è piuttosto semplice in quanto accetta tutti i tipi di mangime, sia vivo che secco; per la loro riproduzione ho utilizzato un vecchio acquario (utilizzato per le piante in eccesso) dalle dimensioni di 120x30x 35 cm (126 litri lordi), arredato con un   fondo di ghiaietto fine, lastre d’ardesia e piante del genere Anubias gigans, muschio di Giava, Riccia fluitans, ecc.

L’acqua immessa nella vasca era quella del rubinetto, con una durezza di circa 11°dGH, il sistema di filtraggio era il classico interno a tre scomparti e la temperatura dell’acqua era di circa 26°C.

All’interno della vasca vi erano sette femmine e sei maschi (non sono state rispettate le proporzioni date nei vari manuali), a cui venivano somministrati chironomus vivi (altra esperienza GAEM) e mangime secco, addizionato con vitamine liquide.

Dopo circa una settimana, le femmine presentavano il ventre ingrossato e pulivano sia le lastre d’ardesia sia le foglie più larghe delle Anubias, mentre i maschi, con piccoli tremiti, toccavano con il muso i loro fianchi.

Qui, a differenza di quanto riportato su diverse pubblicazioni, invece di innalzare la temperatura di qualche grado, ho staccato il riscaldatore e inserito in vasca circa 1 kg di cubetti di ghiaccio, facendo così abbassare la temperatura dell’acqua di circa 5°C, in modo da riprodurre la stagione delle piogge tipica del Brasile e dell’Uruguay, luogo d’origine del Corydoras. Facendo passare un lasso di tempo di 6/7 ore dalla completa fusione del ghiaccio, ho poi alzato la temperatura di un grado ogni due ore, raggiungendo la temperatura di 25°C.

A questo punto le femmine hanno iniziato a cercare i maschi, toccandogli i barbigli col ventre; il maschio, dopo questo esplicito invito, bloccava il corpo della femmina e con un tremolio fecondava le uova della femmina che, dopo essersi staccata e aver cercato un luogo adatto, deponeva circa 7/8 uova per volta; questo rito si è ripetuto diverse volte. Al termine della deposizione completa, ho contato circa 140 uova del diametro di 1,5 mm. Ho notato, anche, che le femmine tendono a deporre contemporaneamente.

Per evitare la possibile formazione di muffe, ho aggiunto un litro d’acqua addizionata con Blu di metilene. Dopo circa dieci giorni dalla deposizione avviene la schiusa delle uova. Faccio notare che i riproduttori non sono stati allontanati dalla vasca. Dopo due giorni dalla schiusa, gli avannotti nuotano liberamente e vengono nutriti con Liquifry e mangime triturato finemente. Dopo una settimana ho cambiato 60 litri d’acqua e ho iniziato a somministrare naupli d’artemia appena schiusi. I cambi d’acqua successivi sono stati effettuati con una cadenza di due volte per settimana, cambiando circa 50 litri di acqua in ogni occasione.

La crescita degli avannotti è molto lenta e dopo un anno si avranno degli avannotti di circa un cm e in totale, su una deposizione di circa ottocentocinquanta uova, sono riuscito a salvare solo cinquanta piccoli.

 
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