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mercoledì 08 settembre 2010
 
 
Aequidens pulcher
Di Riccardo Ravicini - Estratto dal notiziario GAEM 1998

Il genere Aequidens appartiene alla grande famiglia dei Ciclidi e il nome "Aequidens" significa "denti della stessa lunghezza"; per molti anni questo è stato il secondo genere di ciclidi americani per numero di specie, oltre 25.

La specie di cui vi voglio parlare oggi si chiama Aequidens Pulcher ("Pulcher" è un termine latino e significa "bello"): questo per lo meno è il nome in cui lo si trova attualmente nei negozi, visto che con la revisione del genere in atto in questi anni appare chiaro che questa specie cambierà nome.

Il corpo si presenta abbastanza alto e compresso sui fianchi, con pinne piuttosto sviluppate; la bocca è in posizione centrale, lievemente rivolta verso l'alto. Il colore di fondo del corpo è di un grigio olivastro più chiaro verso il ventre; sono spesso visibili due macchia nere al centro dei fianchi e sull'opercolo branchiale, oltre un numero di fasce verticali nere compreso tra 5 e 8 a seconda dell'umore del pesce. Le pinne si presentano con una colorazione blu piuttosto scura, anche se in letteratura vengono descritti esemplari tendenti al rosso. È sempre presente una striscia colorata lungo tutta l'estremità superiore della pinna dorsale che varia dal bianco al giallo al rosso a seconda dell'esemplare.

Il dimorfismo sessuale è praticamente inesistente al di fuori del periodo riproduttivo durante il quale è possibile distinguere i sessi per la differente forma delle papille genitali, più larga nella femmina e più appuntita nel maschio.

La specie è molto pacifica e adatta a vivere bene in una acquario di comunità con pesci non troppo piccoli, ma solo al di fuori del periodo riproduttivo! Durante tale periodo infatti formano un loro territorio che difendono da qualunque intruso, incluse le mani dell'acquariofilo e i retini!

Non sono molto esigenti per quello che riguarda l'arredamento della vasca, anche se io consiglio alcuni nascondigli perché ho notato che di notte cercano una "tana" in cui rifugiarsi per dormire. Tempo fa mi è morta un giovane coppia di Aequidens Pulcher perché una notte si sono infilati tra le foglie di un cespuglio di Anubias Barteri Nana e non sono più riusciti poi ad uscirne!

Di giorno, invece, non solo non li ho mai visti nascondersi, ma, al contrario, ogni volta che vedono qualcuno che si avvicina dall'altra parte del vetro, vengono incontro sperando di ottenere qualcosa da mangiare e non hanno nessuna paura ad accettare il cibo dalle mie mani, ne si lasciano disturbare dai miei lavori periodici nella vasca (sifonatura del fondo, potatura delle numerose piante, ecc.).

Ho letto spesso sui libri e le riviste che occorre tenere questa specie in acquari con piante molto robuste perché le rovinano facilmente, ma nel mio caso non è stato assolutamente necessario, neanche durante la fase riproduttiva in cui scavano qualche buca per accudire meglio gli avannotti: le buche, molto piccole e poco profonde, infatti, le hanno scavate solo nei (pochi) spazi vuoti dalle piante e non hanno mai staccato o danneggiato foglie o radici.

Sempre in letteratura, ho trovato un'altra informazione interessante: si dice che gli escrementi di questa specie siano molto inquinanti; da ciò ne ho dedotto che probabilmente sono esemplari che in natura vivono di una dieta prevalentemente carnivora e quindi, anche se accettano molto volentieri qualunque tipo di cibo, inclusi gli ottimi incapsulati, non gli faccio mai mancare la loro razione di Artemie vive o Chironomus surgelati. Inoltre, sono pesci che accettano il cibo in qualunque posto venga somministrato, dalla superficie dell'acqua al fondo dell'acquario. Mangiano parecchio, pertanto consiglio a chi volesse allevarli di usare acquari con un filtro ben dimensionato per evitare possibili problemi di inquinamento dell'acqua; sembra infatti che siano molto sensibili ad un'acqua inquinata.

L'acquario in cui vivono da me ha una capacità di 250 litri netti e i seguenti valori chimici dell'acqua: pH 6.3, KH 2, GH 4, conduttività 240 S, temperatura 26 °C, nitrati circa 10 mg/l.

Come substrato per la riproduzione la mia coppia ha scelto un sasso liscio e piatto (simile ad una lastra di ardesia) grande una quindicina di cm, che era posizionato sdraiato sul fondo.

Hanno passato un paio di giorni, durante i quali le papille genitali erano sempre più visibili, a pulirlo accuratamente, insieme ad alcune foglie grandi di Hygrophila Corimbosa e ad una lastra di ardesia posta in verticale su un lato della vasca. Si sono decisi a deporre le uova verso mezzogiorno (con le lampade accese da circa un ora e mezza) e la deposizione è durata circa due ore: mentre la femmina deponeva le uova, il maschio faceva la guardia cacciando gli altri pesci se si avvicinavano troppo e ad intervalli regolari si davano il cambio, in modo tale che il maschio potesse fecondare le uova.

A questo punto ho alzato la temperatura dell'acqua a circa 28 °C, in modo da accelerare lo sviluppo degli embrioni e ho installato una "luce notturna" che creava un'area debolmente illuminata intorno al sasso con le uova; in questo modo il maschio e la femmina, che passano tutto il loro tempo a smuovere l'acqua circostante le uova con le pinne, sono aiutati durante le ore di buio.

Le uova si sono schiuse dopo esattamente 48 ore e i piccoli, non ancora in grado di nuotare, sono stati subito trasferiti in una piccola buca (circa 6-7 cm di diametro) creata in un'altra parte della vasca. Qui hanno continuato a "ventilare" con le pinne per altri tre giorni, finché i giovani avannotti non hanno assorbito il sacco vitellino e non hanno iniziato a nuotare in un branco molto compatto, controllati costantemente dai riproduttori.

A questo punto l'aggressività dei genitori è cresciuta in un modo incredibile: mentre prima tolleravano la presenza di altri pesci a patto che non si avvicinassero troppo alle uova o alle larve, adesso attaccano "a vista" e sono riusciti a ferire mortalmente uno Scalare molto più grande lo loro. Mi sono deciso a togliere gli altri inquilini della vasca anche perché ho assistito alla scena di un Epalzeorhynchus Siamensis adulto che scappava (ed è un nuotatore velocissimo), mentre papà Aequidens ne teneva in bocca la coda. Alla fine l'Epalzeorhynchus è riuscito a dileguarsi, ma la sua coda... un po' meno! (comunque gli è ricresciuta nel giro di un paio di settimane).

Quando i piccoli iniziano a nuotare, sono lunghi poco più di mezzo centimetro, semi-trasparenti ed estremamente affamati! Accettano solo naupli di artemia appena schiusi. Avendo avuto la fortuna di essere a casa durante i primi giorni di vita degli avannotti, mi sono potuto permettere di dar loro da mangiare 4-5 volte al giorno, assicurandomi così un numero molto elevato di esemplari in buona salute. Solo dopo 2-3 settimane hanno iniziato ad accettare Ciclops surgelati e scaglie secche triturate specifiche per avannotti (SERA Mikropan). Comunque, anche in questa fase ho continuato a dare un pasto al giorno a base di naupli di artemia vivi, perché lo ritengo l'alimento più completo, digeribile e ricco di vitamine di cui si possa disporre.

Attualmente (fine giugno) gli avannotti hanno circa un mese di vita, sono lunghi mediamente 12 mm e stanno assumendo le bande verticali nere dei genitori, anche se la colorazione di fondo del corpo (quella tra una banda e l'altra) rimane trasparente!

Nonostante sia passato un mese e mezzo dalla deposizione delle uova, i genitori continuano a difendere i piccoli cacciando tutti gli intrusi che capitano loro a tiro, incluse le mie mani quando mi capita di introdurle nella vasca: mordono in maniera molto energica e anche se non arrivano a procurarmi ferite, comunque mi impediscono di "lavorare" nell'acquario. Mi domando cosa succederà quando avranno raggiunto dimensioni maggiori: ora il maschio è lungo circa 8 cm e la femmina poco meno di 7, ma sembra che queste dimensioni possano anche raddoppiare!

L'unica differenza rispetto alle prime settimane è che ora i piccoli sono lasciati liberi di girare per tutto l'acquario, i genitori non cercano più di tenerli in un branco compatto. Gli avannotti stessi, comunque, tendono a seguire i genitori nei loro spostamenti.

Ho sentito dire che anche in questa specie si sono verificati casi di comportamenti riproduttivi "deviati": genitori che mangiano le uova o i piccoli o che smettono di curarli prima del tempo. A me non è capitato nulla di tutto ciò. L'unico consiglio che posso dare a chi volesse riprodurre in maniera naturale questa specie è di accertarsi prima dell'acquisto sulle capacità riproduttive degli esemplari in questione: o si osserva un'eventuale deposizione in negozio (per lo meno in quelli in cui i pesci sono tenuti in ottime condizioni e non vengono venduti subito, capita abbastanza facilmente) oppure ci si procura esemplari riprodotti in modo naturale, che spesso si riescono a trovare anche dai negozianti. Dove altrimenti potrebbero andare a finire i pesci riprodotti in casa, quando la lista di amici, parenti e soci GAEM disposti ad accettarli è esaurita?

Vorrei concludere questo articolo con una curiosità: ho tolto in tempo dall'acquario uno Scalare per evitare che fosse ucciso come il suo compagno e l'ho messo in un acquario più piccolo, in cui cambio spesso l'acqua mettendo acqua proveniente dall'acquario principale (quello dove sono gli Aequidens). Tutte le volte che faccio un cambio dell'acqua in questo modo, lo Scalare si agita molto, si nasconde, diventa irrequieto e rifiuta il cibo per un giorno, dopodiché tutto torna alla normalità. Ho voluto fare l'esperimento di cambiare l'acqua con altra nuova, anche se chimicamente uguale a quella dell'acquario grande e in tal modo rimane assolutamente tranquillo. È possibile che lo Scalare senta l'odore degli Aequidens e ne abbia tanta paura da non mangiare per un giorno intero? (gode di ottima salute e di un appetito insaziabile). O forse gli Aequidens Pulcher in riproduzione emettono nell'acqua qualcosa che "disturba" gli altri pesci?

Chi ha avuto esperienze simili, me lo faccia sapere, magari scrivendo un articolo al riguardo che poi potrà essere pubblicato sul presente bollettino GAEM.

 
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